Bassa Romagna poco generosa con chi non si riconosce nel tradizionale divertimento asfittico e massificato della riviera? All' Hana-bi rispondono con un tutto esaurito per il concerto degli Zu. Un happening inaspettato quanto esaltante. Perché mostra il dito a chi da queste parti ha sempre considerato il rock roba da “sfigatelli”. E perché ci fa credere, almeno per una sera, di vivere in un paese culturalmente ricettivo. Dai sedici ai trent'anni passati il target di riferimento del live. Come dire, il campione perfetto per una ricerca sociologica sul cambiamento dei gusti giovanili. Nello specifico, fuori dalle discoteche e dentro all'indie-rock nostrano più illustre: quello della band di Luca Mai, Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia in tour con l'ultimo – splendido – Carboniferous. Viene naturale, allora, chiedersi i motivi alla base di una tale risposta di pubblico per un concerto “di nicchia” in una serata infrasettimanale. Ne troviamo tre. Il gesto tecnico: vedere gli Zu dal vivo è sempre uno spettacolo di prim'ordine, con un batterista perso in una ragnatela di piatti e rullanti dispari, un sassofonista perennemente a rischio embolia, un bassista che scava fraseggi impossibili su automatismi cerebrali. La musica: ricercata, tellurica, sperimentale, riconoscibile, adatta a palati free/progressive/jazz-core come a nostalgici del metallo. La coolness che la band si porta appresso: contratto discografico con l'Ipecac, collaborazioni con Mike Patton e King Buzzo, buone vendite oltreoceano, recensioni positive pressoché unanimi. In più, la riscoperta di certe cadenze. Crossover di nuova generazione, molto spesso strumentale, fissato coi suoni energici e i tecnicismi esasperati. Roba in cui si cimentano anche, con le dovute differenze di stile, gli stessi Zeus! - basso e batteria schizofrenici con velleità hardcore – chiamati ad aprire il set.
Appuntamento importante, insomma, e attesa spasmodica tra il pubblico. Tanto che quando la band romana si presenta sul palco scatta quasi un'ovazione. Applausi che i tre si meriteranno ampiamente con un'esibizione impeccabile e sudatissima, tutta impostata, come d'abitudine, sul pattern ritmico. Quest'ultimo suddiviso, ripetuto, accelerato, portato alle estreme conseguenze da scambi paranoici, grazie a un'attitudine progressiva che è free-jazz post industriale, math, metal e a musicisti bravi nel trasfigurare il suono degli strumenti in un magma triangolare e tiratissimo. Il pubblico, quasi intimidito da una tale potenza di fuoco, ritroverà la parola soltanto in chiusura. In tempo utile per “assaltare” un povero Giulio Ragno Favero de Il teatro degli orrori temporaneamente “retrocesso” da uomo-mixer a commesso del banchetto cd.
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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