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Pubblicazione 01 Gennaio 2004

Tortoise

Singoli ed Ep

una piccola guida agli inediti dei Tortoise
Tortoise
2004

Prima pubblicazione dei Tortoise, Mosquito (US 7" in vinile trasparente, Torsion Music, 1993) è caratterizzato dalle percussioni ovattate di Goosneck, le cui ritmiche rassicuranti si incastrano nei tre temi portanti del brano. Un processo musicale che agisce per sostituzione e che propone in embrione quanto di strabiliante le tartarughe riusciranno a creare nel lato B di Gamera. Mosquito è invece pervasa di un’elettricità che si mischia alle prime idee di sapore post rock, riservando la chiusura della facciata alla spettrale Onions Wrapped in Rubber. Lonesome Sound (US 7" Thrill Jockey, UK 7" City Slang, 1993) è il secondo EP, l'ultimo che precede la realizzazione dell’album di debutto. La sua particolarità consiste nel brano d’aperura omonimo: mesta cover dei Freakwater, che tuttavia anticipa gran parte degli umori Alt. Country (si ascolti il drumming di John Herndon). Reservoir, a seguire, è un brano ricco di reminiscenze slintiane: canto in sotto tono e refrain che non dispiaceranno ai June Of 44. Sheets, che chiude l’ep, vira su un mood più cupo, tra esercizi di stile orientali e piccole improvvisazioni su una base di basso. A parte la cover, che rappresenta un caso isolato nella discografia del gruppo, questo lavoro

fotografa i Tortoise a metà strada tra il sound della band madre di ogni Post-Rock e quello, definitivamente emancipato, che sarà raggiunto pochi mesi più tardi da McCombs e compagni grazie al long-playing omonimo.

Vinile 12” molto raro, Gamera (UK 12" Duophonic Super 45's, 1995) ha col tempo assunto lo status di vero oggetto del desiderio e – per alcuni – summa musicale delle capacità mostrate dal combo di Chicago. Stampato dalla Duophonic nella serie Super 45’s, di questo disco sono state stampate ben quattro edizioni: una rossa, una trasparente, una nera (1500 esemplari ciascuna) ed una gialla fluorescente (limitata a 1000 copie). L’apertura del lato A è agreste, calma e gentile prima della vera partenza kraut-rock, a ricordare le affascinanti ed avvolgenti trame dei Neu!. La libertà espressiva, la concitazione musicale, i preziosi intarsi strumentali, le ritmiche studiatissime, le parti elettroniche perfettamente calibrate, tutto funziona in maniera eccellente.

Gamera resta un momento irreplicabile della discografia dei Tortoise, accostabile solo alle memorabili elucubrazioni di Djed ed al caleidoscopio musicale di Cliff Dweller Society. Questo brano riempie per intero il lato B del 12” Duophonic e per oltre quindici minuti ci trasporta in un’avveniristica dimensione parallela. Impossibile descrivere concretamente quel che accade in questo brano, dove estratti musicali si alternano alla recitazione di preghiere, melodie per orchestre si sostituiscono ad incursioni nelle oscurità dub. L’avvicendarsi di queste "visioni acustiche" viene presentato senza soluzione di continuità e parrebbe non aver termine. Perfino la chiusura, con l’eco di percussioni in loop, dà l’idea di una bobina che si riavvolge, di un viaggio che non ha termine. Un vinile straordinario, mai ristampato ma le cui due tracce sono reperibili anche su cd: Gamera nell’edizione giapponese di Millions Now Living Will Never Die, Cliff Dweller Society sulla prima compilation dell’All Tomorrow’s Parties (curata per l’appunto dai Tortoise).

Fortemente influenzato dal jazz e dalle trasformazioni che questo genere sta fruttuosamente subendo a Chicago, Why We Fight (UK 7" Soul Static Sound, Soul 7 ,1995)accosta stridori provenienti da lontano assieme a chitarre elegantemente dissociate. Se la ritmica del lato A si fa incalzante, Whitewater assume un’aria più oscura e sgranata, scandita da un beat minimale e da drones sfarfallanti. Questo 7”, uscito originariamente nel 1995, è stato poi ristampato l’anno successivo con la cover di colore differente. Vaus (UK 7" Duophonic, 1996), vinile 7” – visivamente affascinante grazie ai suoi colori fluorescenti e stampato in circa 4000 copie (3000 per l’edizione blu, 1000 per quella arancione distribuita durante il tour giapponese) – presenta la title track, una traccia all’insegna del post-rock in cui le reiterazioni ed i loop si attorcigliano su di un semplice riff chitarristico.

Un cambio improvviso sposta la traccia verso un finale più elettronico, ma sono semplici idee, note a margine in una discografia di ben altra caratura. Più interessante Speedy Car, il lato degli Stereolab: anch’esso incentrato su un loop in andamento circolare ma dai toni più squillanti, il brano risulta quasi giocoso e sempre pervaso da quello spirito sixties tipico della band di Tim Gane. Vinile 7” di un bianco candido, Tour 1998 (US 7" Thrill Jockey, 1998) è stato venduto esclusivamente durante il tour che la band ha intrapreso nel 1998. L’andamento è più febbrile e divertito del solito, tanto da prestare l’orecchio alla tradizione sudamericana ed a svelarci un’inaspettata vena goliardica della band. Il lato B riserva invece una versione ancor più elettronica del brano, con rapidi inserimenti di beat ed una conclusione a singhiozzo che si interrompe di netto.

Disponibile soltanto ai concerti della band tenuti nel 2001 (ma ora anche tramite il sito della Thrill Jockey), Gently cupping the chin of the ape (US CD, Thrill Jockey, 2001) si compone di due brani outtake di Standards e tre tracce video. La traccia d’apertura, Waihopai, gioca su caldi smalti latini e un senso di impalpabile malinconia ma, verso la fine, cede il passo all’improvvisazione per sole percussioni; mentre Peering è un velleitario esercizio di synth pop alla maniera dei Tortoise, un brano assolutamente trascurabile per drum machine e un motivetto banale sulla falsariga di quelli della Warp degli anni novanta. Per quanto riguarda i video spicca Seneca (traccia d’apertura di Standards), clip in stile MTV dove sono ripresi scienziati in camice bianco nel tipico laboratorio pieno di bottoni e leve. Le restanti consistono in montaggi di riprese effettuate ai concerti. Solo per collezionisti.

Altro disco tanto imprescindibile quanto di difficile reperibilità, Rhythms, Resolutions & Clusters (US LP/CD Thrill Jockey, UK CD City Slang, 1995)è stato venduto durante il tour del 1995 sia in CD che in vinile. L’album presenta delle rielaborazioni di brani pubblicati sul primo album omonimo dei Tortoise e parte con lo stravolgimento di batteria ed electronics perpetrato dal geniale John McEntire alle prese con Alcohall. Your New Road viene remixata da Rick Brown, che ne rivendica il lato allucinato e mesmerico prima di cedere il terreno al proto-glitch di Casey Rice in Cobwebbed.
Steve Albini preferisce invece dilungarsi su registrazione di ambiente casalingo in The Match Incident, che aggiunge alla parte prettamente musicale una collezione di porte che vengono chiuse, bottiglie stappate, programmi televisivi e sospiri. Il lato B si apre invece con una versione dub di Tin Cans (The Puerto Rican Mix) a cura di Brad Wood, che fa risuonare insistentemente il basso attraverso bleep e chitarre prima di incanalarsi nelle atmosfere oscure di Not Quiet East Of The Ryan; la traccia si rivela carica di un black-sound acceso da vibrafono e tromba, e vede all’opera Bundy K. Brown con il sussidio tecnico di John Herndon e quello musicale di McEntire, Wood e Bitney. Il disco finisce per sciogliersi nei minimalismi di Jim O’Rourke e nelle sue modulazioni di frequenza che si incrociano all’insegna delle pura destrutturazione. Un album sorprendente, ben poco vincolato dalle versioni originali dei brani ma che segna la strada che porterà i Tortoise alla registrazione di Millions Now Living Will Never Die.

Nel 1996 viene stampata una serie di quattro vinili comprendente vari remix di impronta elettronica e di altissimo livello Remixed (JP CD Tokuma, US CD Thrill Jockey, 1996); data la non facilissima reperibilità di questi 12”, i brani vengono successivamente racchiusi in un pratico cd uscito su Thrill Jockey per il mercato americano e su Tokuma per quello giapponese. Si parte con U.N.K.L.E., alle prese con il capolavoro dei Tortoise originariamente apparso su Millions Now Living Will Never Die: Djed – Bruise Blood Mix sfrutta il loop ipnotico concepito dalla band di Chicago per dispiegare un tappeto ritmico insistente ed a tratti sincopato. Esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare dalla creatura di James Lavelle nel 1996, per un remix senza infamia e senza lode ma certamente insufficiente se paragonato al talento di John McEntire. Il produttore infatti si misura sulla stessa traccia (in questo caso rinominata Tjed) tirando fuori dal cilindro uno dei migliori esempi di post rock di quegli anni, capace di mischiare alla perfezione elementi elettronici, riferimenti progressive, accenti jazz ed un’urgenza assolutamente rock.

Un brano straordinario, cui seguono gli stravolgimenti di Bubble Economy e Learing Curve a cura di Markus Popp: la prima traccia, destrutturata e ridotta all’osso, sembra richiamare gli esperimenti di Fennesz, trasferendoci in un mondo stralunato e iridescente, mentre il mood si fa molto più oscuro nelle micro dissonanze del secondo pezzo. Spring Heel Jack si tuffa in un drum’n’bass elegante e a basso voltaggio, che non rivela particolari sorprese e che non sembra sfruttare a dovere le possibilità di un brano come Galapagos, mentre Jim O’Rourke si mostra sinuoso e particolarmente versatile col remix di Reference Resistance Gate.
La traccia è inoltre ottimamente strutturata e bilanciata, un corpo unico che si svela con l’andare dei minuti e che si arricchisce di suoni cristallini. Luke Vibert rifà il trucco a Taut & Tame e a suo merito va la capacità di carpire e rimaneggiare gli aspetti più intriganti del brano. Ciononostante il suo lavoro non è fra i più brillanti e rimane in secondo piano anche se paragonato con Find The Time. Al remix di Bundy K. Brown partecipano anche Bob Mazurek (perfettamente riconoscibile alla tromba) e Jeff Parker, dilungandosi (forse eccessivamente) in una lunga suite minimale, sempre sul punto di esplodere ma perennemente in movimento. Una giusta chiusura per un disco a tratti imperdibile, giustamente da posizionare al fianco della discografia ufficiale della band.

Ancora un remix realizzato dagli stessi Tortoise, questo Jetty 99 appare sull’ormai storica compilation Chicago 2018… It’s Gonna Change (Clearspot, 2000). Un doppio cd essenziale per comprendere l’evoluzione della città e l’interazione fra le diverse band che vi hanno operato nello scorso decennio, tanto importante da poter essere identificato come il testamento spirituale del post rock.
Anche stavolta le affinità con l’originale incluso in TNT si fanno evanescenti, puntando prevalentemente su un ritmo sincopato ed una trama musicale frantumata. Risulta essenziale l’uso di electronics, mentre una liquidità sotterranea scorre attraverso i suoni ambient ed i tremori cristallini del remix. Un doppio cd in ogni caso eccezionale, grazie anche alla presenza (fra i tanti) di Bobby Conn, Sam Prekop, Jim O’Rourke, Chicago Underground Duo, Ken Vandermark 5 e Isotope 217.

Compilation del 1995 pubblicata per il mercato inglese e statunitense, Macro Dub Infection (UK CD Virgin, US CD Caroline, 1995)affianca prevalentemente artisti di matrice anglofona musicalmente affini a reggae e derivati. I Tortoise partecipano con Goriri, più tardi diventato un brano di culto e ripresentato esclusivamente sull’edizione giapponese di Millions Now Living….
In quasi sette minuti McEntire e soci si sbilanciano in sonorità alquanto vicine a quelle del secondo album, arrivando quasi ad interrompere la traccia con un sommesso bisbiglio e ovviamente concentrandosi sulle interazioni fra basso e batteria. Puntando su una produzione accurata e ragionata, i Tortoise preparano uno dei brani più interessanti di questa doppia compilazione, sbaragliando la concorrenza di Laika, Coil, 4 Hero e Tricky. Macro Dub Infection rimane comunque un esperimento riuscito, soprattutto perché non si è rinchiuso negli stilemi di genere ma ha affrontato il genere dub da una molteplicità di angolature. Il successo dell’operazione ha portato la Virgin a pubblicare il secondo volume nel 1997.

Scheda: Tortoise

copertina pdf #91