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Pubblicazione 01 Giugno 2004

The Thrills

Dublino/California sola andata

Dall'ingenuo folk pop in odor di Byrds, Beach Boys e Neil Young di So Much For The City al sensuale e limato pop-rock d’annata del nuovo Let's Bottle Bohemia: i Thrills mettono tra parentesi il sole della California di Brian Wilson e zompano sinuosi nei Settanta con l’aiuto del suo vecchio compare Van Dyke Parks.

Sarà forse merito di Morrissey, che li ha voluti come supporter di un suo concerto alla Royal Albert Hall; o forse del mercato stesso, che ha loro consentito di occupare tempestivamente una cella nel mosaico rétro che ha contaminato - e tutt'ora contamina – le charts di quest’inizio di millennio; o - non da ultimo - sarà anche merito della Virgin e dei passaggi a sua emittenza MTV, se questi giovanissimi dublinesi si sono piazzati direttamente all'attenzione dei media nel 2003.

Eppure i Thrills di Conor Deasy, già forti di un indiscusso successo di pubblico, si sono anche fatti amicizie importanti e insospettabili, in barba alle perplessità della critica specializzata e ai detrattori. Peter Buck dei R.E.M. e Van Dyke Parks, l'arrangiatore di Brian Wilson, prendono da sempre le difese del gruppo noncuranti dei giudizi, anche pesanti, che vengono rivolti alla band da entrambe le parti dell'Atlantico.

E non c'è da meravigliarsi: i ragazzi di Dublino, come appaiono nel loro debutto discografico So Much For The City, suonano un pop smaltato di caramella folk California d'annata, con la benedizione dei più ovvi padrini: Beach Boys nelle armonizzazioni vocali, Byrds per le atmosfere, CSN per le svirgolate country, il Dylan delle Highway per l'uso dell'hammond. Insomma i soliti noti, confezionati in una formula sempreverde e, proprio per questo, non esente da una certa stucchevolezza.
Le cose non si fanno più facili con le liriche: tutta estasi ed esaltazione dello Stato più mitizzato (e sputtanato) del globo, quello di Mr. Olimpia, Schwarzy l'austriaco. E se comunque l'oggetto del desiderio non sono le spiagge di Baywatch ma località quali il Big Sur e Santa Cruz, descritte nel più bucolico dei modi ed opportunamente utilizzate per titolare anche i singoli di maggior successo, esse non sono di certo da meno in quanto a stereotipi.

Eppure queste due laccate e trasognate canzoni country pop convincono e, indubbiamente, il bubblegum melodico è prodotto nel più raffinato e ricercato dei modi, unendo semplicità e un'estetica rétro meticolosamente riesumata. Tuttavia, come direbbe il nostro Bugo, il cosmo ha un suo ciclo, e i singoli e quel sound così riconoscibile che li contraddistingue saturano ben presto il mercato. Così è sempre stato e così sempre sarà: l'exploit degli irlandesi rischia di durare il tempo di un soffio nel vento per poi fare, magari tra dieci o vent'anni, la gioia dei collezionisti e dei critici più spelucchini. Passato di continuo per ogni media, da NME a Top of the Pops in giù, il brivido Thrills rischia già a pochi mesi dall’uscita dell’albo di cadere nel dimenticatoio, tanto che in un mercato ipercinetico e incerto come quello attuale il piccolo mito sembra ormai tramontato da tempo immemore.

E invece non è trascorso neppure un anno dal debutto e, per non rischiare l'autoparodia e/o una probabile stroncatura incrociata da parte della stampa internazionale, i Nostri (e il loro esperto staff) meditano di cambiare rotta e naturalmente di battere il ferro di una popolarità sfuggente, prima che si raffreddi del tutto.

Per Let's Bottle Bohemia, in uscita il 20 settembre, non cambia niente se non per un (a Noi) consueto teletrasporto. Fuori il country e tantomeno i sapori californiani, dentro un pop pianistico e ottimista, appena venato di nostalgia e arrangiato in modo più leggiadro. Lo sguardo è verso i Settanta, decennio che i Nostri, grazie al patrocinio di Parks, reinterpretano in modo (sembra) più naturale, evitando così di scomodare i soliti sospetti. Sarà anche in questo caso una bolla di sapone?

Scheda: The Thrills

copertina pdf #91