Nonostante le difficoltà economiche e il ruolo ancora fortemente marginale, nelle realtà cittadine, della musica contemporanea di ricerca (la “musica di oggi e di domani” come la definisce Massimo Simonini), l’esperienza di Angelica continua con grande determinazione. Come dire: si piega, ma non si spezza. E continua a trasformarsi. Quello che prima era un Festival oggi è sempre più una realtà in movimento, che prova ogni anno a cambiare forma.. per essere sempre la stessa.
Nel mese del suo diciannovesimo compleanno (quel Maggio che, da sempre, ha rappresentato un appuntamento fisso con il suo pubblico), Angelica cambia volto, abbandonando l’idea dei grandi eventi e optando per una maggiore promiscuità di generi e stili. Un programma esteso a tutto il mese, con ben diciassette concerti in cartellone (se si eccettua il ciclo di performance di Lawrence “Butch” Morris, di fatto un evento a se stante, e la serata dedicata al Festival Iceberg Musica), distribuiti nell’arco di undici serate, durante le quali si sono alternati mondi apparentemente così distanti tra loro (come la “classica” contemporanea, la musica elettro-acustica, l’improvvisazione radicale e l’elettronica) ma tutti accomunati dal desiderio di sperimentare nuovi linguaggi e abbattere le convenzioni musicali.
Di “un programma aperto” ha parlato il direttore artistico Simonini “che prende la forma di una programmazione, e che accoglie al suo interno (quasi) tutte le forme musicali che contengono ricerca”. Un’offerta musicale da cui poter attingere a piacimento e secondo la disponibilità di tempo e voglia: quasi impossibile seguire tutti i momenti di questa edizione (che oltre ai concerti prevedeva anche i classici incontri con alcuni artisti), a meno di dedicare, con grande devozione, un mese intero ai soli eventi di Angelica.
Non ci siamo, ovviamente, persi d’animo, riuscendo a collezionare un buon 60% di presenze (molto meglio di Iva Zanicchi al Parlamento Europeo), a volte selezionandole, altre dovendovi rinunciare per gli imprevisti che la vita riserva. La scelta di svolgere tutti i concerti al Teatro San Leonardo, che è da sempre la “casa” di Angelica, ha conferito al ciclo di concerti un’atmosfera di grande familiarità. L’ambiente ristretto del piccolo teatro di via San Vitale, ha senz’altro giovato all’intimità che la maggior parte delle performance richiedevano.
A partire dall’apertura di questo Momento Maggio 2009, dedicata ad un’installazione sonora concepita da Maryanne Amacher appositamente per il San Leonardo, Animation Of Sound Characters In San Leonardo. La Amacher, in due diversi momenti della giornata, ha eseguito altrettanti esperimenti sulla spazialità sonora, diffondendo i suoni in maniera non convenzionale, di modo che la direzionalità potesse interagire con gli ascoltatori, ai quali era suggerito di muoversi nello spazio (organizzato a mo’ di bar, con tanto di tavolini e sedie disposte in forma circolare attorno ad essi, preparando il pubblico, sin dal principio, ad un atteggiamento diverso rispetto all’ascolto frontale).
Tra il pubblico, John Duncan ascoltava concentrato i gesti sonori della Amacher. Studia lo spazio che, qualche giorno dopo avrebbe occupato la sua musica. Il tentativo di tradurre il minimalismo elettronico della sua opera Phantom Broadcast in una partitura strumentale è sembrato riuscire in pieno: un’ora di lunghissimi drone puntellati dalle percussioni, che Duncan si è limitato ad organizzare e dirigere dal podio. Un ruolo inedito, quello di direttore, per uno come lui, abituato a creare suoni piegato su una macchina o un laptop. Ad accompagnarlo, gli svizzeri dell’Ensemble Phoenix Basel, che nella prima parte della stessa serata, avevano eseguito Okanagon di Giacinto Scelsi e due composizioni di Alex Buess.
Nonostante la varietà di generi musicali, che ha caratterizzato questa edizione appena trascorsa, l’elettronica ha senz’altro rappresentato un elemento predominante nella scelta degli artisti di quest’anno. L’elettronica in tutte le sue forme, dalle elaborazioni schaeffneriane della francese Bérangere Maximin, di cui abbiamo potuto apprezzare la grande teatralità, all’interesse per la ripetizione e la stratificazione che contraddistingue lo stile del nostrano Giuseppe Ielasi, il quale ha confermato la fondatezza dell’interesse che gli riserviamo da qualche anno su queste pagine.
Non solo, però, l’elettronica “pura”, ma anche le esperienze ibride hanno avuto il loro spazio d’espressione: i giocattoli dello statunitense Id M Theft Able, i flauti di Manuel Zurria, l’ensemble di Duncan, hanno incrociato da punti di vista diversi i suoni elettronici, dando vita a paesaggi sonori inediti ed intriganti.
Anche la violinista italo-canadese Silvia Mandolini (che abbiamo intervistato nella rubrica I “Cosiddetti” Contemporanei), presentatasi sul palco del San Leonardo con un programma per violino solo tutto dedicato ai “contemporanei” italiani (Maderna, Donatoni, Francesconi, Teatini) ha voluto dare il proprio omaggio alla musica elettronica eseguendo per la prima volta in assoluto Sil di Giorgio Magnanensi (presente in sala) per violino e live electronics. Una performance che ha rivelato tutta la sensibilità della violinista, raccogliendo tantissimi applausi, a dispetto delle “difficili” scelte dei brani.
Non altrettanto coinvolgente è apparsa la “giovane” Bologna Improvisers Orchestra , che insieme a Tristan Honsinger ha rappresentato il lato più radicale dell’improvvisazione, esibendosi per quasi due ore (!). L’immagine dei dieci spettatori rimasti fino alla fine, la dice lunga su quanto le idee libertarie degli otto musicisti siano riuscite a calamitare l’interesse del pubblico.
Poco interessante e, soprattutto, prolissa, si è dimostrata anche l’attesa performance di Pamelia Kurstin che, dopo aver incantato i presenti con le sue tecniche di stratificazione estemporanea mediante l’utilizzo del theremin in combinazione con dei delay , non ha fatto altro per tutto il concerto, diluendo smisuratamente le ottime idee di partenza. Il caldo ha fatto la sua parte, rendendo difficoltosa all’ascolto anche una performance divertente come quella di Vincenzo Vasi, virtuoso “attore” della voce, che ha rivisitato in maniera del tutto particolare, una serie di canzoni italiane (dagli Stormy Six a Battiato, da Mina a Bruno Lauzi) accompagnato dall’eclettico tastierista Giorgio Pacoring.
Nessun rimpianto per esserci persi Andrea Rebaudengo (che abbiamo avuto modo di apprezzare in varie occasioni) Ab Baars (una vecchia conoscenza di Angelica) Alfonso Alberti e Sven Johansson. Ma che pena aver dovuto rinunciare al ventesimo anniversario degli Ex, arrivati a Bologna insieme all’etiope Getatchew Mekuria! Quando ci si mette il destino, c’è poco da fare..