Tune in
Pubblicazione 24 Giugno 2009

Anthony (Tony) Buck

Drums Unlimited

Una volta trasferitosi in quel di Berlino - una delle capitali europee più attive dal punto di vista artistico/creativo - Tony Buck non ha certo smesso di indagare la sua più consona dimensione musicale. Continuando a lavorare in parallelo negli ambienti del jazz di ricerca e del sound design, il nostro decide di licenziare la sua prima opera propriamente 'rock'
Anthony (Tony) Buck
2009

Nascono nel 1987 a Sydney i The Necks, trio australiano tra i più originali del modern jazz, capace di incrociare gli stili in maniera del tutto originale, alternando frasi di jazz elettrico e spunti minimalisti, abbracciando un recondita idea di musica ambient e adoperandosi in soffuse interpretazioni di ciò che un tempo fu il kraut rock. Il quintetto storico di Davis (quello con il fenomenale Tony Williams alla batteria tanto per intenderci) a braccetto con Philip Glass, i Can che osservano estasiati le musiche discrete di Brian Eno. Ce ne sarebbero di quadri da incorniciare con le mosse mai scontate dei tre, possiamo peraltro dirvi che il bassista Lloyd Swanton, il pianista Chris Abrahms ed il batterista Tony Buck non amano particolarmente sedersi sugli allori, spingendosi spesso al di fuori dei patri confini per collezionare collaborazioni dal grande fascino. Il batterista Tony Buck in particolare ha scelto la fervida Berlino come luogo operativo, da diversi anni a questa parte, attraversando in lungo e in largo gli scenari musicali locali. Alla sua seconda prova in solo – per la solerte Staubgold – mette in piedi un qualcosa di inedito, dando fondo alla sua rinnovata passione per il rock chitarristico. [project] Transmit è al debutto omonimo – ne riferiamo in altra parte del giornale – e l'uomo che siede dietro ai tamburi fa praticamente tutto in solo, non fosse per il basso elettrico di Dave Symes. Per un uomo che ha collaborato praticamente con tutti i grandi dell'mprovvisazione (da Otomo Yoshihide a Ned Rothenberg passando per John Zorn e Phil Minton) concedendosi anche variazioni sul tema elettronico con Fennesz, si tratta di stabilire nuovamente le regole del gioco. Cerchiamo di capire perchè

In che misura il trasferimento in quel di Berlino ha influenzato le tue ultime pubblicazioni?

Penso che la prima volta che sono arrivato a Berlino, circa 10 anni fa, ero molto influenzato dai musicisti di estrazione impro e dalla natura e dal modo in cui essi lavoravano. Posso riscontrare l'influenza di diverse persone con cui ho suonato, soprattutto in dischi come Aether dei Necks o l' album di sola batteria e percussioni Self_Contained_Underwater_Breathing_Apparatus. Naturalmente uscite come quella in duo con Axel Dorner sono un prodotto tipico della scena locale. Un'altra recente pubblicazione- Gold, un progetto in duo con la pianista berlinese Magda Mayas, pubblicato da Creative Sources – è in qualche modo influenzato dalla stessa scena di Berlino, ma non credo si possa dire lo stesso di [Project] Transmit. Penso che queste registrazioni e questo concetto hanno più che altro a che fare col mio accresciuto interesse in alcuni aspetti del suonare la chitarra elettrica. Un lavoro che è in realtà piuttosto vicino allo spirito di altri musicisti con cui ho collaborato durante la mia carriera, Andy Moor degli Ex (e dei Kletka Red) e Lee Ranaldo, con cui ho suonato in un progetto di stanza a New York a nome Glacial. Buona parte delle incisioni sono state effettuate a Sydney, Australia e – davvero – non c'è modo di ascoltare un qualsivoglia suono berlinese all'interno di questi solchi.

Sei ancora un habituè dei circoli avant ed improvvisativi, da dove nasce la volontà di incidere un disco propriamente rock nell'orientamento?

Come dicevo prima, nasce tutto dal mio interesse rinnovato per la sei corde, l'ho sempre suonata ad intervalli regolari, ma credo che solo 5 anni fa ho realizzato quanto volessi approfondire in maniera specifica le tecniche di esecuzione. Penso che l'approccio di suonare e scrivere musica rock - almeno alla maniera di gruppi come Shellac, Sonic Youth o Swans – mi ha sempre interessato ed anche se è difficile scorgerlo in superficie, è un aspetto che ha influenzato alcuni elementi che sistematicamente trasporto all'interno dei Necks. Per molti versi [project] Transmit non è distante anni luce da quanto proposto dai Necks, ovviamente questa mia nuova avventura arriva da un concetto di forma-canzone, non da una angolazione improvvisativa.

Pensi che questo disco abbia qualche tipo di analogia con passate esperienze quali i Peril ad esempio? Credi che sia la chiusura di un cerchio?

Penso che gli aspetti più heavy del disco possano riportarmi indietro al tipo di energia e di intensità che avevo esplorato all'interno del progetto Peril. In una certa maniera credo che [project] Transmit abbia in qualche modo riconciliato le differenze che ho avvertito tra i Necks ed i Peril. Credo sia riscontrabile la potenza e l'energia nell'intensità tipicamente rock dei Peril, pur lavorando con figure ripetitive ed aree di trance music che i Necks hanno sempre esplorato.

Sei un così grande performer, capace di muoverti in aree multiple e di unirti a musicisti di diversa estrazione. Aldilà dell'esperienza storica coi Necks, ho apprezzato anche il tuo recente progetto Regen Orchester ed ovviamente la coppia di album pubblicati a nome Kletka Red. Qual'è il segreto nel cambiare destinazione così di frequente?

In realtà trovo estremamente facile cimentarmi in diversi progetti, seguendo approcci differenti e focalizzandomi su estetiche spesso agli antipodi, proprio perchè amo i più disparati modi di comporre musica. Ho sempre avuto l'impressione che l'essenza di molti stili sia rintracciabile nelle intenzioni e nel focus utilizzati in ogni specifico approccio. Non l'ho mai visto come un problema, nel mio ruolo di batterista. C'è così tanta meraviglia nel suonare in una maniera piuttosto forte e semplice come è fantastico trovare ricche tessiture e complessi contrappunti in una dinamica dai tratti più quieti. I differenti stili musicali esplorano proprio queste specifiche caratteristiche e trovo che la vita di un musicista sia di gran lunga più gratificante sotto questo aspetto.

C'è ancora qualche obiettivo che ti sei prefisso di raggiungere come musicista?

Ci sono molti obiettivi da raggiungere. Vorrei che la mia musica raggiungesse il maggior numero di persone e divenisse un mezzo di gran lunga più chiaro ed espressivo. Mi auguro di poter esplorare maggiormente questo approccio chitarristico, renderlo in qualche misura più articolato. Nella veste di batterista e compositore c'è sempre molto da fare per incrementare le proprie conoscenze.

Ci sono piani per portare [project] Transmit ad esibirsi dal vivo o il tutto è inteso come un esperimento rigorosamente da studio?

Vorrei che questo progetto avesse anche uno sviluppo in termini di esperienza live. Abbiamo fatto il lancio del cd nell'occasione di un concerto berlinese del quale mi posso ritenere assolutamente soddisfatto. Ho suonato la chitarra con due batteristi, un bassista elettrico ed un tastierista/organista. La musica era leggermente diversa da ciò che puoi ascoltare su disco, specialmente nelle parti di organo, suonate originariamente dalla chitarra, ma il tutto ha funzionato davvero bene, raggiungendo un alto tasso di energia ed intensità...Sarebbe eccezionale poter portare in tour questa formazione. Ho iniziato tra l'altro a lavorare ad una seconda pubblicazione ed il fatto di avere una buona band alle spalle mi ha permesso di concepire la musi ca seguendo un approccio molto più espansivo.

Anthony (Tony) Buck
2009
copertina pdf #91