La senti cantare e stenti a crederci. Esile, pelle di un niveo anticato. Occorre un’istantanea in primo piano, con i lineamenti del viso a parlare da soli, a legittimarne le primavere, che sono diciotto.
Un disco, Lovetune For Vacuum, austero, docile, denso. La voce grave e il pianoforte. Puntelli cameristici (archi, fisarmoniche, elettronica mai invasiva) e liriche da gotico europeo. A memoria d’uomo, un solo esordio al femminile, di una femmina poco più che adolescente, ha reso quanto quello di Soap&Skin, e questi risponde a The Kick Inside di Kate Bush.
Lei, che all’anagrafe si firma Anja Planshg, è prossima all’autrice di Wuthering Heights per l’approccio espressionista alla forma canzone, ma altri spauracchi cingono (e/o rapiscono) la giovane austriaca: Tori Amos ad esempio, oppure Sinead O'Connor, o meglio ancora un improbabile crocevia tra Diamanda Galas e Enya (si ascolti Marche Funèbre). L’attualità, inoltre, ci costringe a tirare in ballo nientemeno Nico, visto che John Cale ha voluto Anja nel tributo itinerante (con tappa pure nella nostra Ferrara) A Life Along the Borderline in onore di Christa Paffgenn.
Soap&Skin è un po’ di tutto questo ma va anche oltre: il suo è un mondo a sé stante, la sua una musica senza spazio né tempo. Irreale.
Nata da una famiglia votata all’allevamento di maiali, Anja Planshg nella desolazione di Gnas (piccolo villaggio della Stiria) divora, come reazione all’immobilismo circostante, libri e musica. Supportata dal fratello, scopre le possibilità del computer, e il trasloco in quel di Vienna per frequentare la scuola d’arte è un gesto logico. Lì non smette di suonare, e compone.
Un pezzo in particolare, l’incantevole ballata Mr. Gaunt Pt 1000 poi inclusa nel debutto di cui sopra, postato sul My Space attirerà il produttore elettronico T. Raumschmere che ne pubblicherà un singolo per la Shitkatapult. Ai tempi, Anja ha sedici anni, nove dei quali passati a studiare pianoforte e violino. Il cantato esangue mozza il fiato come se salmodiasse l'ultimo giorno terreno. Strano - ma vero - ritrovarsela nella soundtrack dell’horror movie austriaco Dead in 3 Days.
Sul palco suona un piano a coda, e su di esso poggia il laptop contenente i campioni di archi, nonché il mezzo per raddoppiare la voce.
Sguardo ossesso e gestualità ai minimi termini. Si dispera, urla e s'ottenebra. Ci incuriosisce, affascina e rapisce. Sul perché di un moniker come Soap&Skin lascia ai curiosi l’interpretazione. Di certo, il sapone pulisce, purifica una pelle che vuole farsi linda ancora una volta. E poi protegge e profuma di buono, come l’innocenza. Come lei.
Scheda: Soap&Skin
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