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Pubblicazione 05 Luglio 2009

Naomi Shelton

Amazing Grace

Siamo alle solite: se non possiedi un'anima, non te la puoi inventare e non puoi fingere di cantare soul music. Naomi Shelton è qui per ricordarcelo con un disco di debutto meraviglioso, ma non è stato facile arrivarci.
Naomi Shelton
Dulce Pinzón 2009

Hai un bel dire che se ne hanno già piene le scatole del supposto “ritorno del soul”, delle mediocrità e nullità che non lasceranno traccia. Cioè, indentiamoci: lo puoi anche fare e ne avresti tutto il diritto, ma prima tieni ben presente che lo scorso anno una certa Mavis Staples ha pubblicato un live da leccarsi i baffi e che oggi - AD 2009 - Naomi Shelton può finalmente esordire su disco col sensazionale What Have You Done, My Brother? a quasi settanta primavere. Roba da non credersi e invocare davvero l’altissimo, che di lei s’è infine ricordato. Deve averlo supplicato con più forza del solito, questa signora cresciuta in Alabama cantando in chiesa e trasferitasi in seguito a New York sfacchinando di giorno e cantando la sera nei club di rhythm & blues. Poi ti dicono che fai le cose come una volta: grazie tante, tu “una volta” c’eri e hai rischiato di restare una delle mille talentuose che non hanno mai sfondato.

Te la immagini quasi, la Shelton, che a sei anni già delizia gli astanti della Mt. Coney Baptist Church di Midway e si forma sul Sam Cooke da acquasantiera accompagnato dai Soul Stirrers e insegue la Grandezza dei Five Blind Boys Of Alabama: “Quelli erano i miei mentori. Sono stata ispirata dalla loro musica, dal tono spirituale che avevano nelle loro voci. Non c’era hollering, cantavano e basta e a quell’epoca non lo faceva praticamente nessuno.” Conseguito il diploma, Naomi lascia il sud e si trasferisce con la sorella a fare la cameriera in quel di Long Island. Dura poco e sono momenti tristi, cui seguono un ritorno a casa e la svolta a Miami, dove sbarca il lunario facendo la tata e affinando le corde vocali sulla scorta di Wilson Pickett e Sam & Dave, di Otis Redding e Lou Rawls. Manna che casca dal cielo e le dona nuova ispirazione, quella mistura di sacro e profano che è quintessenza di soul e la spinge a esibirsi in alcuni “talent show” dove, pian piano, inizia a vincere bei soldini mascherandosi col trucco per nascondere la giovane età. E’ così che, fattosi il 1963, torna a New York a menare la vita da brava ragazza di giorno e sciantosa la sera. Com’è e come non è, entra nel giro dei locali underground, tre set a sera per sette giorni e sulle spalle un lavoro normale come ogni buon cristo. E’ appunto in uno di questi locali che incontra per la prima volta Cliff Driver, organista provetto con un curriculum che poterebbe via pagine e pagine che resta colpito da Naomi (“Mi piacque quel sua voce diversa dal solito, capace di raspare come Mavis Staples.”) ma nulla si concretizza. Le strade dei due si dividono per alcuni anni ed entrambi tirano avanti tra un gruppo e l’altro, lontani dai riflettori e con nelle narici la segatura dei locali di second'ordine o l’incenso della chiesa.

A raccontarla sembra un film, ma è tutto vero: a farla breve, nell’80 Cliff meditava di ritirarsi e piantare la scena dei club approdando al gospel. Compie insomma il percorso inverso rispetto alla Shelton e servirà: fino a fine Novanta sarà solo musica sacra, ed è dopo aver supportato per un certo periodo il carneade Akim che prendono forma le Queens, il trio vocale che fa bella mostra di sé in What Have You Done, My Brother? Edna Johnson, Lisa Poindexter e Judy Bennet vogliono trovare un nuovo cantante da accompagnare e spetta a Edna suggerire Naomi. La quale nel frattempo aveva sempre frequentato chiesa e club e non se lo fa chiedere due volte. Accetta al volo e s’è fatto il 1999 allorché lei e Cliff entrano negli studi della Desco Records di Gabriel Roth con la “house band” Soul Providers per porre su nastro 41st Street Breakdown. Esce su 45 come Naomi Davis & The Knights Of 41st Street, diventa una piccola ma solida leggenda alle feste funk e oggi passa di mano a prezzi da leasing. Quando sembra che un po’ di successo stia arrivando, la Desco fallisce e la Nostra torna sull’altare. Roth - sia benedetto! - torna poco dopo alla carica con la nuova etichetta Daptone, ma deve arrivare il 2005 perché si decida di metter mano a un LP.

Occorreranno altre tre stagioni e diverse session di registrazione, ma alla fine ne varrà la pena: il debutto di Naomi Shelton & The Gospel Queens viene registrato in diretta - cosa buona e giusta - su un otto tracce in un terzetto di occasioni separate tra loro di dodici e sei mesi. Impossibile accorgersene, tanto What Have You Done, My Brother? scintilla di una bellezza della quale rendiamo conto nello spazio recensioni e che attraversa in orizzontale la tradizione soul, mescolandosi al country e guardando al blues, ricordando le radici sacre e porgendosi carnale tra una cadenza shuffle e le sonorità vintage, una vena Stax e un eco Motown. L’umanità e la capacità di raccontarsi spazzano via ogni accusa di revival, implausibile perché questa è musica fatta da chi ne respira il senso ultimo e ancestrale in ogni momento della propria vita da che è al mondo, non vi s’accosta come a un modello ammirato da lontano e non posseduto oppure raccolto a posteriori. E’ nell’autenticità la sua forza, ecco. Grazie della benedizione, Mrs. Naomi: ci vediamo domenica prossima.

copertina pdf #91