Tune in
Pubblicazione 01 Giugno 2009

DJ Vadim

Rhythm Highlander

Il ritorno in gran spolvero di uno dei padri del suono Ninja 90. La rinascita attualizzata col sapore giamaicano
DJ Vadim
2009

Tutto parte come al solito da un disco. E se in questi giorni di rinascita primaverile non sai bene cosa ascoltare, la scelta probabilmente cade su quelle sonorità che scaldano, tipo il reggae, il dub, il ragga. Scelta che - se la fai - cadi in un mondo in cui troppi pensano sia meglio affidarsi ai grandi, al passato. A prescindere dal presente. Ma se già il mese scorso ci siamo allietati della svolta che il maghetto del dubstep Disrupt ha fatto con il suo The Bass Has Left The Building, oggi non possiamo che riprendere il discorso su quelle orme che sono sì sporche di passato, ma guardano al futuro. Perché è uscita una chicca che pulsa giamaican soul. Sangue e anima come diceva l'Almamegretta. Il ciddì (meglio sarebbe avere in mano il disco nero di profumato vinile) è U Can't Lurn Imaginashun. Il nome che compare sulla cover è DJ Vadim. Uno che non ti saresti riaspettato di vedere di nuovo.

Dalla Russia con amore
All'anagrafe lui si chiama Vadim Peare. Nasce a San Pietroburgo, ma è la Londra dei Novanta il suo campo di crescita artistica e musicale. Nel 92 il ragazzo si compra un sampler e inizia a lavorare alla musica che poi sarebbe diventata realtà nei due EP di esordio Abstract Hallucinating Gases e Headz Ain't Ready per la sua neonata Jazz Fudge. Ben presto la Ninja Tune si accorge che nelle sue manine c'è qualcosa di più della tecnica. C'è la testa di chi viene dall'Est e che ha il mondo nel suo DNA. La Ninja di quei tempi puntava al mix di culture ritmiche da trasformare in suono sui solchi dei 33 giri. L'anno era il 1994 e il tutto era un'affare per maniaci del break.

Gente come DJ Food che sfornava album con tracce ad uso esclusivo degli assi del giradischi, cose che se le ascolti oggi non capisci come potessero vendere. Eppure a noi nerd piaceva quella scuola, quell'estetica che prendeva incondizionatamente qualsiasi fonte sonora come degna di essere (ab)usata. Il copia-incolla come status symbol estetico. Ma non solo. C'era anche il gusto dei Coldcut che col break facevano dei poemi epici e che riuscivano ad imbrigliare la tecnica in solchi memorabili che poi trasformavano pure in video. C'era quel mutante di Amon Tobin che, risorto dalle paludi del suo alter ego Cujo, ci andava di drill'n'bass peso e tirato, il punto di contatto con l'emergente Warp. Per finire poi Funky Porcini si spostava sulla cultura della visionarietà e dello sballo da sogno infarcito di drum'n'bass raccattando le influenze newyorchesi della scuola illbient. Insomma in quel mondo così multimediale la parola d'ordine era contaminazione. Meltin' pot ante-litteram che oggi se non lo fai non ci sei.

Vadimography
Nell'anno della caduta del muro il nostro inizia a lavorare a USSR Repertoire (Ninja Tune, 1996), il debutto che lo consegna al gotha del turntabismo di classe. Non colpisce per la tecnica (o per lo meno è così furbo che non la fa pesare), quanto per la sapiente arte di mescolare i suoni e di creare ambiente. Tutto inzuppato di estetica hip-hop strumentale, di quell'isolazionismo da cameretta che avrebbe spopolato poi nei tagli corrosivi del Wu Tang Clan. Il disco spopola e il successo è dovuto in gran parte alla capacità di spaziare attraverso il downtempo-hop, al meltin' degli inserti con i samples radiofonici (come andava di moda in quegli anni), all'affiliazione abstract soul ereditato dagli esperimenti minimal di Krush, che già nel '94 aveva proposto sonorità hop ridotte al midollo nel suo album di esordio. Qui si sposa l'estetica Ninja con un savoir faire che non risente del passare del tempo e che si degusta amabilmente anche oggi, tanto più che il break ritorna in pompa magna anche sul dancefloor. 

E allora se le tracce sono il 'sign of the times' ti ritrovi davanti a dei muri uberminimal (Relax with Pep) con quei break secchi e quelle marimbe/vibrafoni che da lì in poi sarebbero state affare acid jazz, delle cose in slow da viaggio onirico (Headz Still Ain't Ready, Lord Forgive Me) che solo l'UK poteva accettare, quando gli USA erano ancora troppo concentrati sulle parole e i testi smargiassi, delle visioni lounge che mescolano mescolano mescolano e che fondano in pochi minuti un chill-hop di qualità poi raramente bissata (Lounge Shiznitz, This Goes Out), un soul che ritornerà poi mutato nella intelligent jungle dei 4 Hero (i breaks perfetti di Knowledge Vs. Wisdom Pt. 2 da pelle d'oca) e in generale una capacità di 'fare atmosfera' che sarà marchio di fabbrica di Burial. Quel gusto gloomy che poi avremmo definito grime/dubstep, prende da qui l'eredità hop trasfigurata attraverso i samples e gli effetti dei synth sui vocals. In questo piccolo breviario di bbreakz 90 si sposa l'estetica Ninja con un savoir faire che non risente del passare del tempo e che si degusta amabilmente anche oggi, tanto più che il break ritorna in pompa magna anche sul dancefloor.

Potremmo descrivere il debutto di Vadim quindi come 'intelligent hip-hop music', mutando la D della dance in H di hip-hop. Perché proprio in quegli anni nel mondo electro (e principalmente in casa Warp) ci si andava di riflessione post-disincanto '92. Anche qui si ripensa all'hip-hop uscendo dalle proteste dei Public Enemy e rinchiudendosi in stanze nerdy, aggiustando alla perfezione la produzione e quindi ripulendo il tutto dalla sporcizia street, perseguendo una strada che dopo poco avrebbe mutato le sorti della lounge (vedi tutto il discorso Kruder & Dorfmeister e Vienna sound). Se Krush è il padre di quell'estetica di recupero minimal, Vadim e Shadow (...Endtroducing è anch'esso datato '96) sono i saggi che costruiscono selectas perfette e che ci ricordano come la sperimentazione possa essere ricondotta al puro piacere dell'ascolto.   

Dopo due anni esce un sequel di remix (USSR Reconstruction, Ninja Tune 1998). Nel roaster sono presenti tra gli altri DJ Krush, Kid Koala, Oval, The Herbaliser e altri maestri del piatto che sottolineano la multi(in)discpilinarietà del personaggio. Il disco risulta essere un caleidoscopio di variazioni sulla base hop che si accosta a mondi paralleli quali l'ambient (vedi il remix di Koala), l'elettronica glitch (Oval da panico), il minimalismo onirico di classe (ascoltate che cosa ha fatto Krush in Variations in USSR) e pure il d'n'b (Animals On Wheels).

DJ Vadim
2009

Passa un anno e il ragazzo si accorge che ostinarsi sul suono è già demodé. Nel '99 se ne esce allora con USSR: Life From The Othe Side (sempre su Ninja). Per proseguire e non restare impantanato nel math-hop crea la crew The Russian Percussion e punta alle vocals. Il terzo disco si stacca quindi dall'ambient e rientra di brutto nell'hip-hop classico. Samples presi da dischi per bambini mescolati a rapping selvaggio che scarica la tensione sul basso, fa muovere il culo e lo proietta ancora una volta verso il successo planetario. Assieme a Mr Thing (turntables), Killer Kela (beat box), Blu Rum 13 (mc) e John Ellis (keyboards) parte per un'avventura sonica che lo farà girare tutto il mondo per un tour di oltre 200 date.

Da lì la carriera è tutta in discesa e saranno innumerevoli i progetti paralleli. Tanto per dirne uno prendete The Isolationist, in collaborazione con DJ Primecuts (campione del mondo di turntabismo nel 99) e la crew dell'Antipop Consortium, che dopo poco avrebbe messo in crisi l'establishment hop (sempre su Warp). O se non siete del tutto convinti che il nostro sappia mettersi in gioco, tenete conto che ha pure prodotto i 7 Notas 7 Colores, gruppo spagnolo  che ha sfiorato il Latin Grammy. Il suo è un percorso che spazia verso territori alieni all'hop: le roots rimangono nelle vene, ma l'evoluzione è costante e inevitabile. 

2009: The Real Shit
L'uomo con gli occhiali che mescola il ritmo fai presto a capire chi è. Uno che ha collaborato con The Bug, Dilated Peoples, Stevie Wonder, Prince, Public Enemy, Krafwerk e infiniti altri non sai proprio dove metterlo. Men che meno te lo aspetti pronto a chattare su myspace. Invece è lì. Altro che vecchio. Lui ha una carica da vendere, una vibrazione positiva che trasuda dalle mail quasi in real time. Parlandoci, scopri poi che il personaggio non è solo grande dal punto di vista musicale.
Il gossip dei blog e delle newsletter ci dice che Vadim l'anno scorso è stato male. Allora tra le prime cose gli chiedo come stia. Mi risponde così: “l'anno scorso mi è stato diagnosticato un cancro, mi sono separato da mia moglie e ho quasi perso un occhio. Tutti problemi familiari in un brevissimo lasco temporale. Ma è la vita. Quello che non ti uccide ti rende più forte. Ora mi sento così. Devo essere positivo e andare avanti...” insomma. L'avete capito che non stiamo parlando con la next big thing modaiola. Qui è la realness che conta. Lui è uno che non si ferma mai.

E non si ferma nemmeno la sua visione fatta di Giamaica. Chiedo all'uomo cosa ascolta in questo periodo: “ascolto chiunque, qualsiasi cosa. Cerco di stare con i piedi per terra e con l'orecchio alla radio! Mi piacciono Julien Dyne, Fly Low, J Dilla, MadLib, Erykah Badu, Jill Scott, Slum Village, De La Soul, Common, The Roots, parecchio reggae e ragga”. Allora capisci che ascoltando l'ultimo disco non ci eravamo andati tanto distanti. Vadim ha in mente il soul rimpinzato di ritmo. Ci aggiungi qualche tastierina e il gioco è fatto.  

Non puoi imparare l'immaginazione
Il titolo dell'ultimo disco potrebbe essere tradotto così. Per uno del suo calibro è poi sempre più vero. Ritrasformarsi dopo quasi 15 anni di vita artistica presuppone che l'immaginazione sia ormai innestata nell'anima. E quindi visto che da sempre l'uomo segue le vibrazioni che arrivano da Kingston, l'uso del ragga è quasi d'obbligo. Basta chiamare dei vocalist che stiano sul pezzo, che abbiano il ritmo in testa e il disco è già pronto.

Lo spettro della selecta va dal ragga acustico di Soldier frullato con il french-hop di Big Red e 5nizza, al classic soul-hop di Juice Lee e Rjay (That Life), dalla ballad blues al sapore sudamericano (Beijos) al vocoderismo sempre tarato sull'hop di Saturday con Pugz Atomz, dall'electrodub classico di Under Your Hat (da brivido Kathrin Deboer) allo ska di Hidden Treasure con Sabira Jade in estasi. Ma fin qui non ci sarebbe che la mano del produttore. Invece poi ti vai ad ascoltare le tracce in solitaria e lo senti tutto il Vadim.

Lo senti al passo con i tempi di Pritchard  e compagnia bella. Perché anche se non si butta nella fusione con lo step, il break è sempre la scarica elettrica che anima i suoi neuroni. E allora R3 Imaginashun è un brivido che chiama in causa il lazer bass di londinese memoria (vedi Hudson Mohawke  e la rinascita di Squarepusher ), Strictly Rockers 215 è quell'electro in slow motion che la Thievery Corporation sapeva fare qualche anno fa e che oggi si è scordata, Game Tight è la ballad glitch-hop con il pianoforte uberpop che è sempre e solo Krush e scuola Mo' Wax, Thrill 103 e Rock Dem Hot i funkettini poco acidi ma molto italo che fanno cool à la Raiders of the Lost Arp.

Insomma, Vadim è uno che parte da quella gabbia che nei 90 era l'instrumental-hop e che se ne viene fuori a testa alta, saltando i generi, credendo alle vibrazioni giuste e alla gente che gli porta positività. Il suo è un inno alla vita, piena di urban soul e ritmo rilassato, qualcosa che senti solo nei grandi, da cui è difficile staccarsi. Se lo metti ancora una volta, il disco suona come la prima. Un highlander.  Uno da riscoprire e seguire.

Scheda: DJ Vadim

copertina pdf #91