Drop Out
Pubblicazione 01 Giugno 2009

I Maisie, la Snowdonia, e noi

Cantare a squarciagola, contemplare l'infinito

Uno sguardo sul vero miracolo italiano.
Alberto & Carmen
Maisie
2009
Alberto & Carmen

Intervista ai Maisie

Quei geniali, sfigati, carissimi Maisie sono tornati con un doppio album di inediti che chiama in causa tutto il loro campionario di sciroccate baldanze, tenerezze derelitte, quotidiane perversioni e quant'altro. S'intitola Balera Metropolitana, quarantaquattro tracce col resto di ventidue, scartate perché un triplo album sarebbe stato troppo anche per loro. Una dimostrazione di fertilità assieme prodigiosa e disarmante, sorretta da un'intensità e una freschezza che non sempre ti aspetti da una band giunta oramai al sesto titolo. Di tutto ciò, tra le altre cose, abbiamo chiacchierato in questa intervista corale via mail, durante la quale non potevamo esimerci dal tirare in ballo la sporca dozzina d'anni passata (anche) in compagnia di Snowdonia.
 

C'è la tendenza ad identificare i Maisie con Cinzia e Alberto, invece i membri effettivi della band sono ben sette (senza contare quelli "ad honorem"). Facciamo chiarezza: mi indichereste telegraficamente il ruolo che ognuno ricopre nella band?

Alberto: Cinzia interpreta il ruolo di Annette Peacock, Carmen quello di Milva, Serena quello di Antonella Ruggiero. Alberto dà il meglio di sé come caricatura di Frank Zappa, Luigi è magistrale nei panni di Brian Eno e Michele in quelli di Arto Lindsay. Donato è un fragile e commovente Eric Dolphy.

Carmen: Viaggiatrice indefessa, cantante instancabile, pignolissima cesellatrice di armonizzazioni.

Cinzia: voce, registrazione, editing e premix delle voci, cavaliere errante lungo la penisola, armata di neumann tlm123 e digi001, come fonico della corale Maisie, e supervisore ai mixaggi.

Donato: Io sono l’anima “acustica” del gruppo ma mi infilo un po’ ovunque ce ne sia bisogno cambiando spesso ruolo: arrangio, registro, suono e prego per il futuro della band.

Luigi: Per me è il primo con i Maisie e, nel disco, ho lavorato agli arrangiamenti e alle orchestrazioni dei brani. Mi sono divertito un mondo a fare il sound designer, o producer (o altre parole anglofone atte a descrivere il ruolo). Dal vivo suono un gran numero di strumenti, che cerco di ridurre, senza riuscirci: sul palco sono l’unico che scappa da una parte all’altra ad ogni cambio di pezzo e alla fine mi ritrovo avvolto dai cavi!

Michele: Chitarrista, suonatore di ukulele, sostegno vocale, arrangiatore e motivatore per quanto riguarda la questione live, guidatore di renault 19. Specializzato in scrittura di brani in 48h.

Serena: Fino a ieri cantavo solo sotto la doccia, ma dopo aver conosciuto Cinzia e Alberto a un interessantissimo corso sulla storia della musica dalle origini a oggi, eccomi qui.
 

A volte ho l'impressione che i Maisie facciano al pop quello che Pazienza faceva ai personaggi Disney: una caricatura buffa e malata che svela un meccanismo perverso. Che ne dite?

Alberto: il gioco è anche troppo facile. Ogni anima pura riesce a intravedere l’abisso del male assoluto dietro la dentiera di Michele Cucuzza, l’alone mortifero che avvolge i nostri vicini di casa, la noia del matrimonio e la stronzaggine del figlio che reclama a gran voce le chiavi della macchina. Topolino è un pedante bastardo, Paperino un fallito e la sua tipa una sciacquetta.

Cinzia: Hai centrato in pieno l'obiettivo: ci piace alzare il tappeto del soggiorno ordinato e lindo e svelare cosa ci sta sotto. Nonostante l'apparente perfezione, spesso vi si nascondono mucchietti di polvere e chewing gum. Semplicemente, senza scandalizzarci o stupirci, spesso anzi  ridendone, lo raccontiamo.

Donato: Come i fumetti di Pazienza queste canzoni possono divertirti ma farti incavolare: le canti ma ti lasciano un sapore amaro in bocca, sono vere e parlano di verità. Lo fanno, a parer mio, con distacco ed eleganza. Alberto è un osservatore acutissimo, pochi testi mi colpiscono quanto i suoi… Racconta la società (e l’umanità) come chi da lontano la contempla disincantato, proprio come Pazienza dalla sua stanza di fuori sede in affitto raccontava la Bologna del Movimento Studentesco. Nello sfiorare poi i diversi linguaggi musicali, conservando sempre intatta una stessa anima di fondo, Balera Metropolitana ha sicuramente molto in comune con Le Straordinarie Avventure di Pentothal. È questo quello che succede quando hai in camera lo stereo con su i Pere Ubu ed in cucina la tv accesa sull’ultima edizione di San Remo.

Luigi: Sicuro. Se i Pooh erano Paperino, i Maisie sono Robin Hood Daffy.

Michele: Credo sia un'ottima visione delle intenzioni del gruppo. Parlando del rapporto Maisie-Pop mi viene in mente il termine “irriverenza”.

Serena: Se intendi dire che facciamo vedere cosa si nasconde dietro sorrisi e altruismo di facciata, la risposta è si... La gente indossa maschere per ingannare e le nostre caricature malate sono direttamente proporzionali alla loro ipocrisia.

Anche nei momenti più... sbarazzini non viene meno la coerenza tra forma, contenuto e interpretazione. Ad esempio, la title track: se la musica pesca nella paccottiglia e nei lustrini della disco-pop, i testi sono un sussidiario di appassionata sottocultura da aspiranti tronisti o veline istituzionali, cantati col languido turgore o il devoto abbandono di chi si affida totalmente ad un simulacro culturale, di cui in cuor suo sospetta - forse - l'insulsaggine. Quanto lavoro c'è dietro?

Alberto: il pop è desiderio di innocenza, ostinazione tenera e ottusa. Giochi, tutto contento, con una scatola colorata e poi scopri che dentro ci stanno le bollette da pagare. Ci si resta proprio male.

Carmen: Nove anni fa, quando ero ancora una “dark lady”, ascoltai per la prima volta la mia voce su un pezzo dance  - nato come una ballata folk e successivamente remixato da Cristiano Santini dei Disciplinatha - e inorridii. Per questa stessa ragione, quando Alberto e Cinzia mi hanno proposto di cantare Balera Metropolitana, ho fatto un po’ di capricci… Ma, una volta letto il testo, mi sono tolta la spocchia e ho iniziato a lavorare sull’interpretazione vocale del brano. Amo molto fondere Stanislavskij con Brecht e mi fa davvero piacere scoprire che tu abbia colto a pieno - nonostante quel “forse” - il mio atteggiamento.

Cinzia: Ci piace molto cantare sbarazzini, immaginare che ci sia davvero un mondo scintillante di vera vita dentro cui divertirsi e ballare, senza pensare ad altro, per cui ci caliamo come nel metodo Stanislavskij, nella parte: poi man mano escono gli zombi dalle bare e i cadaveri cominciano a camminare.

Cinzia & Donato
Maisie
2009
Cinzia & Donato

Donato: Notti insonni e  decine di bottiglie di tachipirina.

Luigi: Personalmente seguo il metodo Stanislavskij. Ho effettuato una full-immersion nel back-stage di Amici, frequentando le ragazze di Maria De Filippi, per sei mesi e undici giorni, prima di lavorare a questo disco.

Serena: Il nostro lavoro consiste nel riuscire ad ascoltare noi stessi, in mezzo a questa caciara e a queste vetrine di plastica che ottundono i sensi.

Canzoni come Ballata tristissima ipotizzano un mondo alternativo dove Loretta Goggi si fa produrre da Brian Eno. Questo impasto di alto e basso profilo - se mi consentite - è una chiave della poetica Maisie?

Luigi: L’hai detto, fratello.

Alberto: In un mondo ideale Loretta Goggi e Brian Eno sarebbero la stessa persona. In un mondo ideale ci sarebbe un tempo per cantare a squarciagola e uno per contemplare l’infinito. Nel nostro mondo se ascolti la Goggi sei un cretino e se ascolti Brian Eno sei un derelitto emarginato che i compagni di classe si divertono a ricoprire di pece e piume. Qualcosa davvero non funziona.

Carmen: Assolutamente sì. Credo che i Maisie rappresentino  - in ambito popular - ciò che Satie, negli anni Venti, rappresentò per la musica colta europea: la commistione tra “musica d’arte” e “musica triviale” dà sempre buoni frutti. Del resto, come diceva Picasso, “i migliori quadri sono fatti allo stesso modo di come i prìncipi  fanno i più belli dei loro figlioli: con le pastorelle”…

Cinzia: Se un artista ha dato forma musicale alla sua necessità di comunicare, questo messaggio arriva: i Maisie amano, con la stessa passione, ascoltare sia Pupo che Zappa, sia i Throbbing Gristle che i Ricchi e Poveri, in diversi momenti della giornata, in relazione ai diversi umori. Poi lo mescolano con ciò che succede loro intorno e, dopo averlo ruminato, lo riformulano... Ma si, lo confesso, siamo una specie di termovalorizzatore: tutta la materia ci dà energia.

Domanda da menagramo: dopo un album doppio, due cd pieni zeppi di canzoni che percorrono tutto il caleidoscopio estetico maisiano - praticamente il vostro Blonde On Blonde, il vostro Exile On Main Street, il vostro The River, il vostro Ummagumma - non temete di aver licenziato l'opera definitiva? Voglio dire, dopo i titoli che vi ho citato, quei mostri sacri dei loro autori non sono riusciti a ripetersi allo stesso livello, artisticamente parlando...

Alberto: a me piace scrivere canzoni. Su Balera Metropolitana ne abbiamo messe 44, sul prossimo ne metteremo 13 o 14. Finché ci saranno mariti frustrati con moglie tiranna e amante stronza, mogli infelici con mariti infedeli e giornalisti che scambiano il pop inglese per indie rock italiano alternativo, noi avremo materiale per infiniti dischi epocali. Chiaramente, più o meno chiunque troverà il nostro prossimo album peggiore di Balera Metropolitana, lo penseranno ancor prima di ascoltarlo, ma solo per pregustare la gioia di poter dire dell’ancora successivo: “I Maisie ritornano ai livelli di Balera Metropolitana”. Funziona così e noi ci stiamo dentro alla grande.

Cinzia: Per fortuna amiamo suonare: come dico sempre, per me la musica è il fine, non il mezzo per ottenere un qualunque risultato (denaro, successo, fama). Quindi, se avremo altre cose da raccontare, lo faremo.

Donato: Mi basta ascoltare il disco per fantasticare di avventurosi sviluppi.

Luigi: Difatti, il nostro prossimo passo sarà entrare in politica.

Serena: ...mmm..  speriamo d no.!  :(

E ancora: dopo la sbornia da riempi-il-cd, gli album tornano a durate... viniliche, tra i trenta e i quaranta minuti. E voi ci sbattete in faccia un programma di due ore e venti. Cos'è, lo fate apposta di andare controcorrente?

Alberto: i fanatici dei dischi non esistono più. Esiste una figura amorfa e trasversale di consumatore-coniglio. Il consumatore-coniglio è il giornalista medio, il ragazzino intellettuale così come il bullo da discoteca, l’onanista da forum di webzine così come il curiosone ottimista di sinistra. Da qualche parte però si nasconde una razza di mutanti sfigatissimi che prendono il nome di iper-ascoltatori. L’iper-ascoltatore è qualcosa che sta tra l’eremita, lo zombie e il topo da biblioteca. A vederli sono esseri ripugnanti ma tutto quello che vogliono è un po’ d’amore. Questo disco è per loro.

Cinzia: Ti posso dire la verità? I pezzi pubblicati sono 22 in un cd e 22 nell'altro. Gli inediti sono altri 22. Solo la penuria di mezzi, oltre all'innata modestia e la discrezione che ci  contraddistinguono, ci hanno impedito di fare un triplo cd. Insomma, vista da questa prospettiva, è una versione ridotta. (Cosa bizzarra: la cartella dei progetti dei 66 pezzi, del nostro 6° disco, in totale, pesava 66,6 gb, per 6606 file. Roba da far rabbrividire i gruppi metal).

Donato: Dovendo viaggiare molto per lavoro, avevo bisogno di un disco bello corposo che coprisse  le lunghe distanze.

Luigi: Vero. Personalmente sto già interessandomi ad una ristampa di Balera Metropolitana in otto vinili (di cui due trasparenti), presentati in un elegante cofanetto di marmo del peso di 5 kg.

Luigi & Serena
Maisie
2009
Luigi & Serena

Michele: La varietà di culture, sottoculture e personaggi narrati nel disco, ma anche la varianza di generi, richiedevano un po’ più di quaranta minuti per essere esplicati e illustrati appieno. Forse è per questo che il disco dura così tanto. O forse siamo solo mitomani.. boh.

Serena: ...io credo sia la mente di Alberto che è controcorrente.. perchè è trooooppooo creativa...  "vero Cinzia.."??   ahahahahah

Ovviamente la quantità di riferimenti, influenze, citazioni e ammiccamenti si sprecano tra una traccia e l'altra. Vi chiedo di aiutare il povero recensore: quali sono stati i veri "spiritual guidance" del lavoro?

Alberto: per me sicuramente Ivan Graziani. Credo che sia il cantautore, poeta, musicista che in Italia, più di ogni altro, abbia saputo raccontare quello che lo circondava con semplicità, arguzia e purezza. Se solo un minuto del disco fosse degno di Motocross potrei morire felice.

Cinzia: Volendo rozzamente semplificare, ci sono fondamentalmente due modi antitetici di raccontare la società: quello piuttosto diretto, rude, spesso populista e didascalico, che appartiene a molti cantautori cosidetti “impegnati” e quello allusivo, sottile, ma in fondo ben più velenoso, di Ivan Graziani e Piero Ciampi o, dei Gufi e del Quartetto Cetra, su un fronte più “leggero”.  Direi che è la stessa differenza che, parlando di cinema, passa tra Ken Loach e Luciano Salce. Credo si sia capito chiaramente da che parte stiamo e chi siano gli artisti ai quali guardiamo con rispetto e ammirazione: “Ma le voleva bene” di Virgilio Savona e soci, non è certo meno pungente della nostra “il giorno più bello della mia vita” e sicuramente il loser spaccone e ubriacone, cantato da Piero Ciampi nella sua “Te lo faccio vedere chi sono io”, potrebbe essere il padre o il nonno dei protagonisti di molte delle nostre canzoni.

Donato: Per quello che mi riguarda registro con davanti le foto di Battisti e Graziani. Ogni tanto mi giro a guardare il poster dei Gaznevada.

Luigi: Per quanto mi riguarda, nell’orchestrazione dei brani ho sempre perseguito un’idea di “quasi-pop”, che però facesse storia a sé su ogni brano. Per me è anche abbastanza faticoso tornare indietro con la memoria a due anni fa, quando lavoravo a queste canzoni (quante volte è stato detto che questo disco è stato una gestazione infinita?). In Blues finito male, ad esempio, credo di aver strizzato l’occhio agli Eels, che in quel periodo accompagnavano un momento importante della mia formazione.

Michele: Il Papa e la gente comune. Ma soprattutto il Papa.

A chi è venuto in mente di includere la cover de La Licantropia di Pippo Franco?

Alberto: A me. Fino all’ultimo sono stato indeciso tra questa e Io ho una moglie. Ho scelto La licantropia perché gli accordi sono più semplici, ma mi riservo di arrangiare l’altra per il prossimo disco.

Michele: Adoro quella canzone. Risuonarla è stato puro divertimento. Soprattutto i coretti e gli ululati. Un pezzo d'altri tempi: quando anche il divertissement era fatto con gusto.

La lista degli ospiti è impressionante per quantità e per i nomi coinvolti, già di per se somiglia ad una presa di posizione. Il progetto di Balera Metropolitana lo prevedeva fin da subito?

Alberto: per noi un disco è come un album delle figurine. Giurato? Ce l’ho. Pezzali? Mi manca. Non passa giorno che non pensiamo a qualcuno da invitare. Se avessimo rimandato ancora di qualche mese l’uscita del disco magari ci avreste trovato dentro Baglioni, Mimmo Cavallo, Bennato, Gerardo Carmine Gargiulo o chissà chi altro. Avevamo quasi concluso con Sandie Shaw, è rimasta fuori per un pelo.

Cinzia: Si, ci piace stare in buona compagnia. Il disco doveva fin dall'inizio essere un doppio album, pieno di collaborazioni: uno si doveva chiamare Balera metropolitana, tutto registrato nello stesso studio, in cui venivano i vari ospiti musicisti a suonare, l'altro Festa in casa, in cui invece ero io ad andare registrare a casa dei musicisti. Ho fatto davvero il giro della penisola e sono stata in viaggio, in totale, per 11 mesi e mezzo: in certi momenti mi è cambiato il clima intorno e quindi il guardaroba non andava più bene. Così, in un'atmosfera molto anni '70, un amico mi ha dato il piumino, un'amica mi ha dato le scarpe per l'inverno, un'altra maglione e pantalone invernali, un altro ancora una borsa per mettere tutto dentro e ho proseguito il viaggio, incontrando bellissime persone, suonando e registrando, e dando forma al progetto che avevamo in mente.

Michele
Maisie
2009
Michele

Luigi: Si. In balera non cominciano a suonare se non si è perlomeno in dieci a ballare.

Serena: .....non so..  ma io credo che sia stata tutta una strategia commerciale... perchè avere tanti ospiti e un libretto grosso fa più figo, ecco!

Amy Denio canta stupendamente in quel gioiello canterburyano che è Si Sveglia. Multistrumentista, sperimentatrice, jazzista sul versante dell'avanguardia: un personaggio incredibile. Come è nato il suo coinvolgimento nelle vicende maisiane?

Alberto: Vale il discorso di prima. Quando stimiamo un musicista sentiamo l’irrefrenabile bisogno di averlo con noi. Cerchiamo il modo di contattarlo e il poveretto/a di turno è fregato. Amy nello specifico è una donna incredibile: gira il mondo con il suo sax e la sua fisarmonica e non sembra mai stanca. Suona perché si diverte, perché suonare la fa sentire felice.

Cinzia: Amy è una persona meravigliosa, piena di attenzioni per tutte le persone con cui si trova in contatto, un giro con lei a Napoli è stato come un viaggio nei suoi ricordi: ogni luogo, ogni angolo le ricordava qualcuno con cui era stata là, o qualcun’altro con cui aveva suonato lì e allora lei prendeva il telefono e lo chiamava per salutarlo. La stessa cosa ha fatto con noi: aveva partecipato a una nostra compilation nel 2000, Pakistani Space Album. Anni dopo, mentre si trovava in provincia di Messina per suonare, ci ha chiamato per salutarci. Io sono andata al concerto con una boccia di olive in salamoia e una ciotola di mostarda con noci e cioccolata, fatte da mia mamma, per farle assaggiare delle cose tipiche siciliane, e con un mucchietto di cd che contenevano le tracce dei nostri pezzi,  in cui la invitavamo a suonare e cantare. L'amore tra noi è nato a prima vista: lei ha subito accettato la collaborazione a distanza e ne ero felicissima. Figurati poi che gioia quando, dopo pochi mesi, ha accettato di venire appositamente dall'America per entrare 10 giorni con noi in studio a registrare. Per me, per la mia crescita artistica, è stato folgorante l'incontro con lei: dal punto di vista degli arrangiamenti vocali, io non avrei nemmeno osato accennare un'armonizzazione. Dopo l'incontro con Amy, dal punto di vista vocale il disco ha cambiato volto: prima forse c'era qualche contro canto, adesso siamo la corale Maisie!

Flavio Giurato non è certo una sorpresa, sorprende semmai la straordinaria interazione tra la sua e la vostra sensibilità...

Alberto: Flavio vive in un mondo tutto suo, è un autentico alieno. Gli ho proposto il testo di Ivana e Gabriella e lui dopo due ore lo aveva già musicato e arricchito con inserti poetici che si legavano perfettamente alla storia che volevo raccontare. Il giorno dopo probabilmente non ricordava neppure cosa aveva fatto. Un genio.

Carmen: Quello con Flavio è stato un incontro speciale. La sua voce - calda e profonda - e la sua figura – snella, ma imponente - mi mettevano piuttosto a disagio... Così, ho lasciato che il mio canto  si abbandonasse alle emozioni suscitate  dalla sua voce e dal testo.  Non mi si punti contro il dito se non sono stata abbastanza “brechtiana”…

Cinzia: Devo innanzitutto ringraziare Antonio Genna, per averci messo in contatto con Flavio, senza la sua collaborazione non avremmo avuto modo di conoscerlo. Conoscevo Flavio e lo amavo come musicista; adesso che lo conosco anche come persona, posso dirti che Flavio è magnifico: stralunato ma concreto al tempo stesso, affettuoso ed espansivo un attimo, chiuso e riservato l'attimo dopo. Registrare in studio ad Anagni insieme a lui è stata una bella esperienza che mi piacerebbe poter ripetere in futuro.

Donato: Flavio è una persona stupenda oltre che uno straordinario cantautore, forse l’ultimo grande cantautore italiano. Ho ascoltato i suoi dischi fino ad innamorarmene e suonare con lui è stata una delle più belle esperienze musicali della mia vita. Ascoltarlo registrare la voce su Ivana e Gabriella è stato emozionante; la sua pazienza, umiltà ed entusiasmo sono quelli che solo i veri artisti sanno regalarti.

Invece la presenza di Mario Castelnuovo mi stupisce non poco, e in positivo. Come avete pensato a lui?

Alberto: È piazza del campo sta da sempre nella mia top ten dei dischi italiani più belli di ogni tempo. L’idea che abbia interpretato una nostra canzone mi fa sentire più figo di Burt Bacharach.

Cinzia: Mario Castelnuovo è un grande cantautore, scrive delle bellissime canzoni ed è un fine poeta; Io e Alberto lo amiamo come musicista e ci è venuto semplice pensare a lui: lo abbiamo scoperto essere proprio come lo immaginavamo, un uomo elegante, cortese, generoso. Per me è stato un onore scrivere un testo e sentirlo cantato nella sua bellissima versione. Se non vivessimo in un mondo all'incontrario, sarebbe lui l'ammirato e amato vincitore del festival della canzone italiana e non un ragazzotto stonatello con la smania di rivalsa sul destino crudele.

Riguardo agli "emergenti" sono particolarmente contento di vedere tra i crediti gli El-Ghor (nella sconcertante La centrale nucleare). Come li avete conosciuti?

Alberto: tramite Paolo Messere. Ce li ha fatti ascoltare e dieci minuti dopo li avevamo già cooptati.

a la plage
Maisie
2008
a la plage

Cinzia: In studio a Napoli: avevamo un testo e un pezzo e li abbiamo inviati via mail a Luigi, che è amico del nostro ex chitarrista, chiedendogli di trovare la linea vocale della canzone e di cantarla. Quel pezzo è defunto, ma è stata l'occasione per incontrare con Luigi e Ilaria. Da là è nata la nostra amicizia; dopo un paio di anni, li abbiamo invitati a suonare La centrale nucleare, cosa che hanno fatto con gioia.

Anche se Miaostelle mi fa sospettare che non apprezziate particolarmente la band di Bianconi, trovo che abbiate in comune perlomeno la capacità di sublimare messaggi politici anche complessi all'interno di narrazioni stranianti, dribblando la retorica sul nascere. Potremmo prendere come esempio Il liberismo ha i giorni contati per Baustelle e le vostre Io non protesto io amo oppure Elena. Non vi pare?

Alberto: I Baustelle mi sconcertano. Trovo geniale l’idea di far interpretare delle canzoni pop, di scuola anglosassone, a un cantante italiano assolutamente stonato. È qualcosa di straniante, autenticamente d’avanguardia. Riguardo ai testi è vero, possono esserci dei punti di contatto, una poetica comune che, a partire dall’osservazione di fatti “minori”, arriva al dramma esistenziale. Resta però il fatto che Bianconi è un ragazzo emo, un giovane uomo che indossa occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero. Da un po’ l’impressione di quegli esistenzialisti dandy che, con la loro aria da menagrami, rimorchiano alle feste. I Maisie, al contrario, vanno puntualmente in bianco. In sintesi: se i Baustelle sono i Cure, noi siamo i Velvet Underground.

Cinzia: Sinceramente, ho ascoltato per la prima volta una canzone dei Baustelle l'altro ieri, sul lettore i-river di un mio amico, che mi chiedeva un parere. Che posso dire? Si, l'i-river è un buon lettore, paragonabile all'i-pod, ma un poco meno caro.

Luigi: Boh. A me piacciono i Baustelle!

Serena: No :P

Quanto di serio e di faceto c'è nella "Nostalgia Canaglia" dei tempi del PCI così deliberatamente ostentata? A proposito, so che siete amici di altri "nostalgici" come gli Offlaga Disco Pax...

Alberto: ho scritto quel testo per sfottere bonariamente Max Collini, però, a quanto pare, qualcuno mi ha preso sul serio. Sono figlio di un comunista e anche io sono abbastanza comunista, anche se mi sembra primario l’abbattimento della Balivo rispetto all’innalzamento del salario medio e questo, oggi, nessun comunista lo dice. Da ragazzino pensavo che il socialismo reale fosse fighissimo. Oggi gioco con il pop. Non c’è alcuna differenza, per cui non posso provare nostalgia.

Carmen: ...bella questa! Nei Maisie impegno e leggerezza vanno a braccetto. La pensiamo in un certo modo - forse anacronistico - e non ne facciamo un mistero, ma non ci prendiamo mai troppo sul serio. In Nostalghia Canaglia – la “h” è di fondamentale importanza, perché svela la doppia citazione – sono Tarkovskij e Romina&Albano ad andare a braccetto…

Altro che Influenza A, non credete che in Italia sia in corso una "sindrome M"? Maisie, Mariposa, Marta Sui Tubi, X-Mary (tolta la X, vabbè), il Maniscalco Maldestro... Per certi versi messi assieme fate una specie di scena bizzarra e vitale, fatta di recuperi e tradizioni dissacrate, di beffa senza riguardo e sciroccata intensità. Che ne dite?

Alberto: Circa 3 mesi fa, ho scritto ai Mariposa che tutti i gruppi italiani più fighi iniziano per M, con una sola eccezione. Lascio a te il compito di scoprire quale band faccia eccezione e poi ti chiedo: come ti senti ad avere il mio stesso senso dell’umorismo?

Luigi: Questa domanda non la dimenticherò mai.

Serena: W la M anche come M..da..  che porta fortuna..!!  Anche questa è una strategia commerciale, si capisce!

Inevitabile a questo punto chiedervi un consulto sullo stato del pop-rock italico. L'operazione Il Paese è reale capitanato dagli Afterhours potrebbe essere il segnale di uno sdoganamento - almeno commerciale - alle porte?

Alberto: Non è una novità. Questo fenomeno di sdoganamento commerciale avviene ciclicamente. Ieri è toccato ai Litfiba, domani forse agli Afterhours, sempre che non facciano la fine di Recoba. Non credo che toccherà mai ai Maisie, siamo troppo ambigui.

Donato: Può darsi… Resta il fatto che ancora poche cose riescono davvero ad interessarmi ed appassionarmi.  Due nomi su tutti: Mariposa e Aidoru.

Luigi:  Magari fosse così facile…

Michele: Potrebbe. Ma credo sempre più fermamente in un legame inversamente proporzionale tra sdoganamento e qualità. Eccezioni a parte.

Snowdonia ha compiuto i dodici anni di attività. Chi se la sente di fare un bilancio?

Alberto: siamo contenti, non abbiamo fatto il boom (e questo era ampiamente previsto) ma abbiamo un piccolo manipolo di disadattati che ci segue e ci vuol bene. Pubblicare dischi è divertente, una buona recensione e qualche complimento ci gratificano, siamo persone estremamente semplici.

Cinzia: Quando i miei cugini, che sono persone serie, posate e sposate, mi chiedono, "Ma perché butti così i soldi, per fare dischi, potresti fare cose importanti, tipo prendere la macchina nuova, farti delle vacanze, mettere soldi in banca. E perché lo fai? Poi che ti resta in mano? Niente." Io rispondo loro che, se  spendessi 5000 euro ogni anno per fare un viaggio di un mese in Cina, in India, in Messico, ragionando in questa logica, alla fine del viaggio, cosa mi resterebbe in mano? Null'altro che ciò che ho io dalla musica: odori, ricordi, sensazioni, immagini, incontri. E chi si sognerebbe di dire che sia niente? Di solito funziona: il cugino in questione boccheggia come un pesce e non più ribatte nulla. La Snowdonia e i Maisie sono la mia vita: mi sono sentita creativa, viva e felice. Direi che il bilancio è grandemente in attivo.

Il vanto e il rimpianto principali?

Cinzia: Essere riusciti a fare trasparire dalle nostre scelte editoriali la logica ferrea che permea la personalità multiforme e solo apparentemente schizofrenica della Snowdonia, ad aver comunicato con il nostro linguaggio senza aver cercato di compiacere i gusti dell'ipotetico pubblico, o adeguandoci alle varie mode. Se siamo cambiati nel tempo è stata solo la nostra naturale evoluzione o maturazione. Rimpianto: purtroppo so che, a causa dei nostri limitatissimi mezzi economici, non posso mai fare tutto ciò che vorremmo per promuovere i gruppi della Snowdonia, che davvero non hanno nulla da invidiare a tanti gruppi di successo. Le leggi che regolano il mercato della musica non sono diverse da quelle del mercato delle merendine o dei detersivi: non necessariamente vende di più il prodotto di qualità migliore, ma quello più reclamizzato.

Qual è la caratteristica genetica che rende inconfondibile un disco snowdoniano?

Alberto: l’urgenza. Pubblichiamo un disco solo se avvertiamo, da parte dell’autore, quel particolare sentimento tipo: “o lo faccio o mi ammazzo”.

Cinzia: A prescindere dal genere, per me la cosa importante è che si senta che dentro c'è passione, sangue, vita.

Serena: L'appetito, il colore, la cazzonaggine, la sincerità, l'introspezione, la perdizione, lo stordimento, il raziocinio.

Ho una vecchia curiosità da togliermi riguardo ai succitati - nonché corregionali - Marta sui Tubi. Ascoltando il loro esordio mi dicevo: com'è possibile che non siano targati Snowdonia? Non c'è mai stato alcun contatto?

Alberto: Si, ci avevano mandato il demo e a noi era piaciuto moltissimo, solo che lo abbiamo ascoltato tardi e quando li abbiamo contattati già avevano preso accordi con un’altra etichetta. La stessa cosa, più o meno, è successa con Dente. Non c’è che dire: siamo proprio imprenditori nati.

Maisie
2008

Tornando al presente, ascoltando il disco dei Masoko mi chiedevo un paio di cose. La prima: che ci fa un disco di pop-rock accattivante ma piuttosto innocuo nel catalogo Snowdonia?

Alberto: siamo fierissimi di avere i Masoko in scuderia e penso che, in fondo, non siano molto diversi dai Maisie. La loro musica è più lineare ma, come noi, si guardano intorno, descrivono personaggi, li amano e li detestano nello stesso tempo, si sentono coinvolti in una certa realtà, pur volendosi distinguere da essa.

Cinzia: Secondo me i Masoko sono pungenti e arguti e a Snowdonia stanno bene come il cacio sui maccheroni.

La seconda: con un po' di airplay questi diventano il tormentone dell'estate. Ma cosa si deve fare per guadagnarselo, questo benedetto airplay?

Alberto: Sposarsi con una soubrette televisiva, mostrarsi felici e innamorati. Sul più bello però bisogna ammalarsi gravemente, arrivare al coma per poi miracolosamente uscirne. Fatto questo occorre rilasciare un’intervista in cui si dichiara di aver ritrovato la fede, in seguito a quella tremenda esperienza. Dopo qualche mese tocca divorziare, entrare in depressione, farsi dimenticare dal pubblico e poi studiare qualcosa di altrettanto buffo per tornare in voga. È una vitaccia, caro Stefano, credimi.

Donato: presentarsi ai prossimi provini di X-factor nella categoria gruppi vocali.

Serena: Sabotare una stazione radio per trasmettere la tua canzone per un giorno intero secondo me è un idea… Oppure inserire all'interno di una canzone spezzoni di film in cui recita Scamarcio..   :)

Luigi: Cos’è l’airplay?

Dal vostro punto di osservazione, dall'alto (?) della vostra esperienza, avete una proposta per svecchiare e movimentare lo scenario musicale italiano?

Cinzia: Molto semplicemente ogni musicista dovrebbe essere capace di raccontare la sua realtà, mettere in musica le sue esperienze e non cercare sterilmente di scimmiottare uno stile, che sia rock, indie, soul, jazz. Eduardo de Filippo soleva dire: “Chi cerca la vita trova lo stile. Chi cerca lo stile trova la morte.”

Michele: A mio avviso il problema del così detto scenario musicale italiano sta nel fatto che si rischi davvero poco. E svecchiare e movimentare sono due situazioni che prevedono almeno in parte una qualche forma di rischio, di temerarietà. Sicura, confortevole e a quattro corsie, è la strada già percorsa da altri.

Serena: Dal basso della mia esperienza, posso dire che non si tratta tanto di svecchiare e movimentare, quanto di educare i ragazzi, fin da bambini, all'introspezione e alla sensibilità verso ogni forma artistica, intesa come espressione del proprio mondo interiore e non come uno scopiazzamento ridicolo di 4 ragazzini presuntuosi posizionati davanti a una telecamera a fare cattivo spettacolo.

Luigi: Sì. A seguire i punti.

1. Uno smascheramento subitaneo di una serie, pressoché infinita, di personaggi boriosi, che travestono da velleità autoriali i loro subdoli bisogni sessuali da rockstar.

2. La presa di coscienza che, chi guida realmente una fetta del panorama della musica giovanile, sono le case produttrici di strumenti e apparecchiature musicali, che creano mode cicliche, che poi diventano “cultura” e qualcuno ci scrive dei libri, eccetera.

3. Distinguere nettamente tra due categorie di autori: quelli che vogliono fare musica e quelli che vogliono fare i musicisti. Smascherare i secondi ed esporli al pubblico ludibrio.

4. Una catastrofe psicocosmica.

Alberto: bisognerebbe che i giovani ascoltassero meno Coldplay e più Casadei.

 

Saprigliando lo sparigliabile - Un decennio maisiano

I Maisie, ovvero Alberto e Cinzia, si danno alla musica perché non potevano non farlo, si sono fatti la roulotte e devono portarla in giro, ci sarà da sganasciarsi vedrai, porta pure degli amici, altro che i villaggi valtùr. Maisie And The Incredible Strange Choir Of Paracuwaii - 2 idioti alle prese con la musica (1999, 7.0/10) è un esordio stordente, febbrile, un gran buglione di tutto accuratamente avariato, improbabile, instabile & volatile. Goliardia da casa del popolo post-moderna, rumorismo e freevolezze jazz, punk-wave stretto nella morsa Zappa-Residents, prima ammazzato e poi strattonato quindi celebrato da un corteo funebre sgangherato come una brass band di terza mano.

Nel successivo Do You Remember When You Found Your Lud in My Nostril? (2000, 7.2/10) correggono il cocktail con un bel po' di Beefheart, Lou Reed, Throbbing Gristle, senza preoccuparsi minimamente di sintetizzare anzi sparigliando le carte con sempre più sbrigliata avventatezza. Ai già sperimentati contributi di Jacopo Andreini e Stefano Giust si aggiungono i francesi Klimperei, ed è subito un cortocircuito etno-psych a percuotere una scaletta torrenziale col noise, il kraut, la pop-wave e l'impro sul canotto a precipizio. E loro sopra, incontenibile due con, indocili e screanzati eppure amabili, una scelleratezza fanciulla senza riguardo né limiti, dove la volgarita è un riflesso tanto più crudo quanto più innocente, dove il languore segue la furia e la follia insegue come un carosello naturale e sia pure necessario. I Maisie ovvero la scompisciante impossibilità del file under.

Pensare che nel successivo Music Is A Fish Defrosted With A Hair Dryer (2002, 7.1/10) disperdono persino il proprio ruolo di titolari, dal momento che affidano l'esecuzione dei pezzi al buon Falter Bramnk, alias Frank Lambert, cantautore e polistrumentista francese del roster Snowdonia, coadiuvato dai tedeschi Daisy Cooper e dal "solito" Jacopo Andreini. Disco più pop dei predecessori, galleggia in una lounge vagamente psicotica perturbata da apparizioni cinematiche e scorribande swing, perché la musica la puoi mortificare finché vuoi - e raramente un titolo è stato più mortificante - ma nel suo avvitarsi tra senso, nonsenso e controsenso trova pur sempre il modo di farti un incantesimo.

Proseguendo nel solco, i nostri eroi piazzano il colpo Bacharach For President, Bruno Maderna Superstar! (2003, 7.5/10), in sfacciato derapage verso il pop ammaliante e vagamente ultramondano delle icone omaggiate nel titolo, incluse le nostalgie kitsch e sghemba blasfema assurda ironia che diresti distillate da un Bowie in fregola Penguin Cafè Orchestra. Le orchestrazioni si fanno più ricercate, tirando la giacchetta alla meraviglia e al disincanto, tra subbugli stilistici che ci fanno o ci sono, ci fanno e ci sono. Country robotici, fiabesco gotico, dub madreperla, assalti cyberpunk, synth e twee pop: una grigliata mista annaffiata con classe che non è acqua ma uno stordimento struggente e pernicioso che t'insidia la normalità. Ospiti tra gli altri Roy Paci e Paolo Messere.

Non c'è quattro senza cinque ed ecco Morte a 33 giri (2005, 7.6/10), un ritorno nei ranghi dell'avventatezza passando ogni volta dal via del pop più arguto anzi deviato. Rimpolpato l'organico con l'ingresso in pianta stabile della vocalist Carmen D'Onofrio e del versatile Paolo Messere, si aggrappano ad un file rouge comic-horror con regole d'ingaggio per nulla ferree anzi libere di beccheggiare tra l'indie più astruso e il nazionalpopolarismo più supino, che pari sono se al timone ci sono neuroni fertili e garruli, magari con un piccolo aiuto da parte degli amici Bugo, Stefania Pedretti e Scarapocchio. Seguiranno quattro anni di operosa assenza, prima del capolavoro Balera Metropolitana, che è storia d'oggi.

 

Voglio una vita strampalata

Considerazioni arse e sparse sul fenomeno Snowdonia

Chiedendo quale fosse la caratteristica che rende inconfondibile un disco snowdoniano, Alberto Scotti - fondatore dell'etichetta messinese assieme a Cinzia La Fauci - mi ha risposto: "l’urgenza. Pubblichiamo un disco solo se avvertiamo, da parte dell’autore, quel particolare sentimento tipo: o lo faccio o mi ammazzo.”

a spasso
Maisie
2008
a spasso

Urgenza, quindi, è la prima parola chiave. Ma anche disperazione. O, se volete, l'inesorabile consapevolezza di vivere in un sistema che ti esclude ricorrendo ad un'arma infallibile: l'indifferenza. Ma anche allestendo un roboante teatrino di coloratissima sottocultura oltre il quale non c'è spazio per nient'altro, e se c'è non restano tempo ed energia per prenderlo in considerazione. C'è però un'altra parola altrettanto importante: vitalità. In un disco Snowdonia non t'imbatti mai nell'arrendevolezza uggiosa dell'alternativo più o meno dark, marginalizzato o cocciutamente ai margini, tutto proteso ad indicarti il vicolo cieco delle prospettive. Snowdonia non si piange addosso. Non si lamenta e neppure "pigghia lu bastone e tira fori i denti", semmai oppone un carosello di guizzi, spasmi, danze, cafonate e pizzicotti sulle meningi. E colori. Una patafisica pioggia di colori. La cui urgenza non è data dal bisogno, perché in effetti non sono utili, non servono a nulla. Al limite disturbano i ritmi, le convenzioni, i profili dei calcestruzzi. Eppure ti scuotono con la loro possibilità aliena. Sono giullari, anomalie, increspature nel flusso dei dati, bolle sulla celluloide, smagliature sulla cellulite cancellata dal photoshop. Ti cambiano la giornata, il pomeriggio, la mezz'ora. La vita.

Il rooster Snowdonia è un bestiario indecifrabile: manipolatori di ossessioni, solipsisti compulsivi, esistenzialisti cazzoni, terroristi ridanciani. Dietro a ragioni sociali astruse come Faccions, St-ride e Larsen Lombriki, negli enigmatici progetti di outsider totali come Falter Bramnk o Fausto Balbo, cova una brama di assoluto, la lucida consapevolezza d'essere unici, irripetibili, fulgidamente espressivi in un mondo e in un'epoca di blanda imitazione e turgidi standard. Allo stesso modo, il package segue logiche desuete, ribelle ai format tanto nelle dimensioni (le famigerate buste rettangolari inaugurate nel '99 con le compilation The Last Famous International Gluttons e Atomic Milk Throwers, dedicata all'arte culinaria la prima e al sesso - anzi al Sesso - la seconda) quanto nell'artwork, con quei collage strampalati in differita dal futurismo fotoromanzesco dei settanta, con l'iconografia da fumettaccio o da settimanale scandalistico, con gli scarabocchi ipercromatici da networked art e il lirismo acrilico post-impressionista, osando la carta dello shock senza mai dissipare un senso di goliardia o grottesco (vedi la killer incappucciata su Contrappunti di Progetto M.B., anno 2005). La copertina è qualcosa di altro dal disco, non ne rispecchia necessariamente i contenuti. Il suo scopo primario è tracciare un solco attorno a sé sullo scaffale del negozio prima e di casa poi, ritagliarsi un coté dove sei costretto a sintonizzare la frequenza e adeguare i codici. Anche a costo di contrariare la band, come nel caso dello Stalin crocifisso su Sens Soj Trumàs dei Transgender (2003).

Dal 1997, anno in cui Alberto e Cinzia ebbero la malsana idea di fondarla, Snowdonia ha cospirato, si è gonfiata come un'onda, è implosa, è tornata. 23 dischi da allora. Coi quali è divenuta una realtà assieme solida e imprendibile, una presenza borderline malgrado titoli dal peso specifico con pochi uguali nel Paese, e in ragione di ciò un riferimento irrinunciabile. Non ti aspetti che da essa s'inneschi una scena o un trend perché quelli che sforna sono prototipi che non prevedono seguaci. Ma il suo modello - che iddio ci perdoni - imprenditoriale è imitabile. Sissignori: imitabile. Almeno nello sprezzo fiero, garrulo e squinternato con cui in buona sostanza se ne sbatte di categorie quali "mainstream" e "alternativo", spacciando un caloroso candore pop per ogni divagazione engagée, sbracciandosi catchy per ogni stravaganza avant. Anche perché le prospettive - ahem - imprenditoriali di un'etichetta oggi non possono che esseere improntate ad un osare che ben poco ha da perdere.

La comparsa sulla scena di etichette quali Valvolare e Lepers Produtcion - peculiari per orientamento stilistico ma affini per disinvoltura e garrula avventatezza promozionale - è in questo senso confortante. Significa che c'è ancora vita sulla Terra. E non è quella che i più si aspettano.

 

Snowdonia oltre i Maisie - dieci facili titoli

St.ride - Self Titled (2000)

Insidie analogiche ordite da un trio di terroristi del turntable che amano ripercorrere i circuiti come fossero le vene di un mostro nero. Tra incubo, delirio e trance, riciclando memorie elettriche e preveggenze elettroniche, una danza senza dancefloor per corpi dissociati e cervelli in apprensione, col cuore che sussurra strane imponderabili nostalgie.

Bugo - La prima gratta  (2001)

Spleen dopolavorista, bighellonate sperse che c'è da riempire il mattino, sogni di rock'n'roll di seconda mano e neanche tenuti bene. E quel folk sgranato d'iperblues che va bene al primo take, così ci senti il senso. Minimi termini, massimo scazzo. Gli ineffabili dolori del giovane Bugo.

Transgender - Sen Soj Trumàs (2003)

69 minuti per 69 tracce. Ok, è uno scherzo. Il trucco c'è, scopritelo da soli. Così come l'impasto psych, prog, folk-jazz e post-rock, mantecato di delirio e apocalisse, di lirismo furibondo e armoniose palpitazioni, ché un idioma solo non basta e allora ce ne vogliono almeno tre, e il quarto casomai ce lo inventiamo.

AA.VV. - What would this record have sounded like if John Cale had had some setback and Cinzia La Fauci and Alberto Scotti had taken his place? (2003)

Un disco tributo agli Stooges? Un disco tributo agli Stooges. Cioè la band con più controcazzi della storia e via discorrendo. Lercio, scintillante, facinoroso. Postmoderno. Paratattico. Implacabile. Giostra omeopatica che fa riemergere l'impronta di riff tosti come cubi di granito, febbrili come bestie ferite. Straordinarie le prove di God Is My Co-Pilot e Culo Negro.

Dontcareful - Linings (2004)

Follia electroclash-funk-techno-jungle, ovvero come potrebbe suonare il futuro marcio, cinico e sprezzante che certamente ci attende. Però un futuro stretto nella gogna tecnologica degli ottanta e novanta, rock stritolato techno, dance illiquidita & infestata, sdrucciolevoli ambiguità e superfici patinate vaselina-neon. Disco divertente e feroce, divertente e lubrico, divertente e sarcastico, divertente e amaro.

Plozzer - Full Speed In The Wrong Direction (2004)

Un magma freak bislacco e allarmante, lieve e spaventoso. I Plozzer e la loro insopprimibile propensione al patchwork, folle gioco di ossessioni sovrapposte tra samples di funky sporco e digrignante, squadernamenti electro, rumorini da videogame, psichedelia, boogie, jungle e drum'n'bass, tutti insieme a darsi fuoco, a reinventarsi, a significare di nuovo e di più.

Falter Bramnk - Soundtracks Stories (2005)

Prendi quindici frammenti audiocinematici dal pozzo della memoria. Mettili nel catino ribollente d'intrugli chimici, ficcali in un grembo di suoni freddi, organizzali come se te ne dovessi separare e difendere. Dài loro vita, mostriciattoli letali che non sono altro. Osservali camminare: come tremano di violenza rappresa, di tenera tenacia di esistere.

Larsen lombriki - Free From Deceit Or Cunnings (2005)

Veleni e detriti. Stridore melmoso. Brodo primordiale a cielo aperto. La colonna sonora di tutto il mondo come la scriverebbe un rockettaro esaurito alle prese con visioni sature di disgusto & disprezzo. Lame rugginose a tagliuzzare il ventre i polsi e gli occhi, sordiezza agghiacciante, assalto animalesco, una rasoiata in obliquo attraverso una poltiglia di fantasmi rock'n'roll.

AA.VV. - Lo zecchino d'oro dell'underground (2005)

I bambini in prima persona. Rimessi in gioco. Nel gioco intrattabile, ispido, astruso che è - a volte - il rock “indie”. Quindici artisti per quindici tracce cantate assieme a bambini rigorosamente dilettanti (?), spesso nipoti o cugini o figli del vicino. L’obiettivo, naturalmente, condiziona la scrittura, che spesso bazzica il terreno del fiabesco, dell’onirico, del meraviglioso.

Aidoru - 13 piccoli singoli radiofonici (2005)

La quantità e qualità delle sensazioni (non necessariamente “d'ascolto”) può dare i brividi. La distanza tra parola recitata e cantata, indagata e sputata, inscenata ed esalata, si sfalda continuamente per ricomporsi un attimo dopo. E poi scomporsi di nuovo. Come un volto che incroci e non scordi, lo sguardo che schianta i presupposti, strappando un velo alla verità.

Scheda: Maisie

copertina pdf #91