Prima una serie di uscite a nome Fab su CD-R e mp3 su netlabels - alcune delle quali ancora disponibili su sinewaves.it. Un’elettroacustica con tendenze all’isolazionismo e ai microsuoni, per stessa ammissione dell’autore molto distante da ciò che sarebbe venuto. Poi, una serie di microfoni,freddi come aghi, piazzati a registrare le pulsazioni di una comunità intenta a celebrare i fasti dell’amata-odiata musica tradizionale, e la decisione di firmarsi con il semplice nome e cognome. L’uscita di Osci, il disco che lo fa conoscere a critica e pubblico. E ancora, l’inevitabile incontro con la figura di Alan Lomax, ed un insolito tentativo di ridare voce a chi, a causa di quelle discronie che non sempre lo storico riesce a spiegare, l’ha perduta da un pezzo. L’elettronica umanistica di Fabio Orsi.
Sì, prima di Osci le mie uscite sono tutte in CD-R o mp3. C’è qualcosa di molto vecchio e tanto distante da me che ancora si può ascoltare su sinewaves.it, ma consiglio sempre di partire da Osci. La mia discografia è ancora limitata ad un lp (Osci) e all’ep in CD-R I’m Here. È appena uscito lo split con i My Cat Is An Alien, un tributo alla figura di Alan Lomax, che è il primo di una trilogia di lavori a lui dedicati. Il secondo vedrà la luce a breve sempre su A Silent Place in CD, mentre sul terzo sono ancora al lavoro. Ah, e dimenticavo il CD-R tre pollici uscito da poco su Foxglove dal titolo South Of Me!
Osci rimane tuttora il disco più carico di ricordi, dal momento che risulta un lavoro fisico, materico, composto con le registrazioni fatte nel Salento. Per ognuna di esse ricordo a volte anche il numero di bicchieri di vino bevuti (ottimo vino, nero...). Le ultime produzioni in effetti sono leggermente differenti. Credo di aver dato maggior importanza al suono e alla musicalità intellegibile. Tendono sempre di più alla melodia come quelle inedite o che vedranno la luce nei mesi a seguire. Oggi come oggi, la melodia prima di tutto: un forma di nudo interiore, come il darsi a qualcuno dal profondo della propria camera.
Decisamente. Non so se in futuro ritornerò sull'idea dei field recordings. In effetti, io nasco come field recorder, o meglio ancora come fonografo. Mi è sempre piaciuto catturare i suoni con tecnica e dovizia di particolari. Forse un giorno tirerò fuori un lavoro interamente concreto, chi può dirlo. Il fascino dell’accumulare dati negli anni risiede tutto nel riascolto a distanza di tempo. È un qualcosa di estremamente intimo e personale. Ricordare come un microfono freddo e piazzato in un punto riporta alla luce la memoria sfasata di un momento, di un luogo e di una sensazione. Esperienza terapeutica che raccomando a chiunque.
Il field recorder, se vogliamo, non è altro che un catturatore di immagini in suoni. Come un fotografo ferma il tempo con la sua macchina, così il fonografo cattura un istante in un determinato luogo e tempo. La sensibilità estrema di tale operazione consiste nel gusto e nella resa: far convivere da una parte l'aspetto romantico e romanzesco della registrazione, dall'altro la qualità tecnica di quest’ultima. Si tratta di un’impresa non facile, senza dubbio in genere è la prima caratteristica ad emergere maggiormente. A volte basta solo anche un registratore a cassetta, nulla di più.
Non credo che la malleabilità di un suono dipenda esclusivamente dalla sua idea fondante. A mio avviso ognuno di noi possiede gradi diversi di assimilazione e rielaborazione, sia a livello conscio che inconscio. Un suono può ricordare infinite cose ed essere associato ad innumerevoli emozioni e sensazioni in momenti e situazioni diverse. L’importanza del lavoro etnografico e scientifico di un Lomax, ad esempio, copre solo una parte dell’opera, il resto è nelle mani di chi ascolta e ne gode. Anche in questo caso io privilegio l’aspetto personale ed intimista: quello che è al di là del microfono.
Nasce senza alcuno scopo didattico o legato a studi. Si è trattato di un incontro-scontro. So che lui era un maniaco catalogatore con pretese scientifiche. Ma la cosa che mi colpisce maggiormente è l’atteggiamento del pioniere freddo e talvolta quasi distaccato, grazie al quale riusciva a realizzare paradossalmente registrazioni calde ed evocative. L’ascolto delle registrazioni italiane, o di alcune di quelle americane degli anni ’40, rivela affinità evidenti. Non vedo molta differenza tra le madri gonfie e nere del Mississippi che cantano il loro disagio e le donne sicule o calabresi che mettono in mostra il loro folklore come espressione di strazio e sete di ribellione. Il risultato è una comune forma di folk espresso attraverso manifestazioni differenti, dotata di un identico intento. Questo è ciò che fa rizzare le mie carni quando ascolto o penso ai suoi lavori.
Ancora oggi le manifestazioni folcloristiche o dedicate alla musica popolare sembrano riproposizioni fedelissime di vicende sociali passate: è il cosiddetto recupero delle tradizioni, o se vuoi la riscoperta delle proprie radici. Le nuove generazioni scoprono e le vecchie ricordano, tramandano, con un senso di purismo che rende per sempre vitree tali rappresentazioni. Credo che i field recordings servano a volte a dar forza alla musica, un po’ come le parole in una canzone. La rappresentazione di quei momenti da me registrati diventa pura astrazione, i suoni dilatati cancellano il tempo e lo spazio reali in cui i balli, le feste, si sono consumati. Tutto diventa personalizzabile. Certo, riconducibile ad un area geografica ben precisa, ma ognuno diventa libero di trattenere ciò che ritiene più suggestivo. La musica per me non ha mai significato unicamente narrazione, ma anche suggestione, e come ben si sa anche questa ha origine dal profondo del nostro cuore.
No, non ho utilizzato nessun criterio rigoroso o scientifico. Si tratta di una scelta umorale, viscerale. Per lo split, ad esempio, ho utilizzato prevalentemente campioni provenienti dalle registrazioni italiane, sicule per la precisione.
Sì, sono a conoscenza dell'idea lomaxiana di equità musicale e di diffusione totalitaria di reperti di umanità sotto forma di suono. Anche se alcuni lavori a quanto pare sono stati acquistati da privati che ne rivendicano i diritti. Per quanto mi riguarda, non ho avuto problemi con il copyright anche perché i materiali appaiono nei miei dischi completamente decontestualizzati, e a volte anche modificati. Ad esempio, sia in South Of Me che nello split, alcune parti sono state campionate e risuonate interamente da me.
Quanto Sud ancora oggi rientra nella descrizione del Lomax? Penso ancora tanto. La mia è una realtà da un lato emancipata e se vogliamo capitalistica occidentale beota, dall'altro risulta ancora oggi piena e vuota allo stesso tempo.Piena perchè sa convivere ancora con le proprie radici che però, slabbrate dal tempo, spesso sfociano nel folcloristico.Vuota di quella crescita culturale che consiste nel rielaborarle con coscienza e lungimiranza. Scavando – nemmeno troppo in profondità – nei comportamenti della gente del Sud si scopre ancora quell’indole lomaxiana alla violenza e all’amore come forma unica di coscienza. Quando lavoro pensando alla mia terra penso appunto ad un sentimento comune, non ad una pluralità, ad un senso comune che le cose assumono: una sorta di narrazione feconda di quello che è il Sud dentro, nel profondo delle anime. Con mille contraddizioni. Un’anima impastata, crudele, affascinante, amorevole come un seno materno ed al tempo stesso odiata, scalciata, putrida e sterile. Ho sempre visto la mia terra come qualcosa di simile. Non faccio critiche, ma la amo e la odio, come qualunque meridionale cosciente.
No, i miei trascorsi da musico non sono classici. Suonavo in gruppi indie e lo-fi negli anni ’90, tutto qui.
L’approccio alla cosiddetta elettronica nasce più che altro come esigenza. Ti confesso che la prima versione di Osci è stata tutta lavorata e montata su di un vecchio computer lento e macchinoso, che spesso mi ha reso difficile la vita. Nulla di spaziale, appunto, solo la necessità di dare forma a suoni ed emozioni che conservavo dentro di me. L’utilizzo del mezzo - nello specifico un computer - mi è sembrato quello più semplice ed immediato. E come tutte le passioni per uno strumento, è cresciuta poco per volta.
E’ prevista un’uscita sulla Digitalis Industries di Brad Rose ad inizio dell’anno a venire. In questo periodo sto inoltre chiudendo un nuovo lavoro con Gianluca Becuzzi (Kinetix), un lavoro molto melodico suonato con chitarre e casiotone. Per il resto, ho altre mille idee, alcune in fase di realizzazione, come la nuova collaborazione con Roberto Opalio di My Cat Is An Alien e dei remix di lavori Foxglove, in particolare il progetto The North Sea di Brad Rose.
Oltre a far musica? Beh, sono un fonico!
Scheda: Fabio Orsi
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