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Pubblicazione 01 Settembre 2005

Experimenta Festival

Experimenta Festival, Bari (02 Agosto 2005)

Scaletta discutibile ma qualità inossidabile per i Calexico dell'Experimenta Festival
Calexico

Difficile pensare ad una location più adatta di Alberobello per il concerto dei Calexico, band e cerchia di talenti fuori-classe che a partire dal nome (quello dell'ex-confine tra Stati Uniti e Messico) suona come la voce di fantasmi nati dalla pietra e dalla calura di un Sud con la lettera maiuscola. In un certo senso, si potrebbe dire che le sonorità della band fanno da testimonianza immanente di un altrove portato dentro e fuori, nell'anima quanto nell'arredo di palco e negli strumenti dei sei componenti della band: per dirne una, si fa fatica a non lasciarsi ipnotizzare dalla corda (meravigliosamente kitsch ed adeguata) di peperoncini luminosi arrotolata attorno al microfono centrale, intercapedine neppure troppo fuori luogo tra l'immaginario evocato e la melodia percepita.

Sullo stage si distribuiscono anzitutto i due elementi di spicco: un John Convertino solo formalmente in quinta, dietro la batteria, molle nella pelle bronzea che ne rivela le origini italiane cui Joey Burns - voce e chitarra - fa esplicitamente riferimento durante un intermezzo tra i pezzi; per il resto, sotto gli occhi compaiono una nutrita schiera di chitarre hawaiane, acustiche, jazz ed elettriche, due trombe, un accordion, maracas a profusione e uno xilofono strimpellati, soffiati, accarezzati o agitati a turno dagli altri quattro membri del gruppo. Il suono è pieno, penetrante, tondo: decisamente coinvolgente nei momenti migliori di un live che, idealmente, tenderebbe ad alzare oltremodo le aspettative (vista la straordinaria qualità delle registrazioni di studio) ma, praticamente, finisce per essere appesantito dalle scelte di scaletta.

I Calexico, in effetti, pescano nelle zone più rock e meno avantpop del loro repertorio (fatta eccezione per El Picador e Minas Cobre), dedicandosi estesamente alla promozione del non fortunatissimo Feast of Wire, di cui vengono eseguiti quasi tutti i pezzi: da Sunken Waltz a Quattro ad Across The Wire. Le atmosfere preferite sembrano essere generalmente quelle più festose della vasta produzione del sestetto ed in questo senso non sorprende, ma in certa parte delude, l’esclusione di riuscitissime suites noir come Black Heart o The Ballad of the Cable Hogue, o di serenate desertiche come The Ride Pt II e Service and Repair. Una delle ventate più forti di malinconia viene dall’esecuzione di Alone Again Or, dinamica quanto rassegnata cover dei Love restituita in maniera oltremodo pedissequa rispetto all’originale già nell’ultimo EP della band, Convict Pool.

Arrotondando forse per difetto - senza rischiare di fare torto ad una delle formazioni più interessanti e prolifiche dell’ultimo decennio – a concerto finito si resta in qualche modo neutrali e forse appena insoddisfatti dalla piattezza di una proposta che tralascia una grossa fetta di “storia” personale della band, ovvero tutti o quasi i vecchi (migliori?) lavori della band. In ogni caso, alla luce dell’indubbia qualità della composizione e del songwriting dei Calexico, il dubbio legittimo, nonché consolante, è che la scarsa intensità della data di Alberobello possa e debba definirsi una semplice contingenza.

Scheda: Calexico

copertina pdf #91
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