La dimensione live sembra diventare un problema irrisolvibile nel panorama della musica elettronica. All’affinarsi delle tecnologie spesso corrisponde la difficoltà della riproduzione dal vivo, con performance che si limitano sempre di più a “lanci” di basi pre-registrate o, nella migliore delle ipotesi, a semplici manipolazioni di sample. Queste difficoltà hanno spinto alcuni gruppi a riscoprire il suono live come qualcosa d’altro rispetto alle registrazioni in studio: i recenti tentativi di Mouse On Mars, Solex e Two Lone Swordsmen di mescolare suono elettronico e suono acustico ci sono sembrati la strada più ragionevole per permettere all’elettronica di affascinare anche sul palco.
Il doppio concerto di Niobe e Beans, due personaggi cardine della recente scena electro (seppure da punti di vista sostanzialmente diversi) poteva rappresentare una conferma importante di questa tendenza. Delusione totale.
Nel piccolo spazio del Circolo della Grada, un ambiente ristretto e familiare, Beans era atteso con grande curiosità, visto l’interesse che ha destato negli ambienti indie estranei all’hip hop. Interesse assolutamente giustificato per una musica che, sulla falsariga dell’ormai dissolto Anti-pop Consortium, continua l’importante tentativo di commistione tra la sperimentazione elettronica e l’hip hop. Commistione che ha generato alcuni tra i fenomeni più interessanti degli ultimi anni: dai cLOUDDEAD a Sole, da Sage Francis a Prefuse 73. I più curiosi si aspetterebbero di vedere qualche musicista alle prese con macchine del suono e laptop, campionatori e improvvisazioni sui synth. E invece niente.
Beans si presenta sul palco accompagnato soltanto da un lettore cd da cui partono tutte le basi musicali e duetta con i suoi dischi come nella peggiore tradizione sanremese, senza nessuno che possa interagire con lui se non i cori pre-registrati. Eppure l’ex Anti-pop Consortium ha un grande stile, un rapping che incanta per le infinite possibilità timbriche che mette in gioco. Con la voce fa quello che vuole: accelera, fino a sparare parole come proiettili, poi cambia ritmo, arrivando a scansioni temporali complessissime. Ma che senso hanno questi (bei) virtuosismi se sono presentati in maniera così grossolana? Come un grande pianista che suona un concerto accompagnato da un nastro con la registrazione delle parti dell’orchestra, Beans priva il pubblico della sostanza della sua musica, che con quell’approccio innovativo rispetto agli standard dell’ hip hop, quegli ammiccamenti all’electro, lo ha reso una delle figure più rappresentative della cosiddetta scena electro hip hop (o glitch hop, che dir si voglia).
Brani dell’ ultimo Shock city maverick come City Hawk o Papercut vengono letteralmente mortificati in questa versione fai-da-te che non lascia spazio a nessun tipo di sorpresa. Non per niente i momenti più belli della sua performance sono quelli in cui rimane da solo con la sua voce.
Un po’ meglio aveva fatto Niobe in apertura, comparsa sul palco con un dj che a tratti suonava perfino la chitarra acustica! Anche nel suo caso, però, le sperimentazioni sulla materia elettronica fanno soltanto da sfondo alla performance vocale, senza la seppur minima variazione. La cantante di origine tedesca, che ha visto crescere molto la sua popolarità dopo essere diventata la “voce” dei Mouse On Mars nell’ultimo album del duo tedesco, sembra più una conferenziera che una musicista, nella sua rigida postura. Sforna canzoni con fretta e con noncuranza le canta. Tanto sono uguali al disco. Tra romanticherie pop, accompagnata alla chitarra dal fedele dj e passaggi ipnotici alla Residents, Niobe chiude la sua esibizione con una versione a dir poco eclettica di un famosissimo brano di musica brasiliana. Poi dopo un sorso di birra, in tutta calma va via, tanto non c’è fretta: non serve nessun cambio palco, nessuno che si sforzi a portare pesantissimi stumenti. Basta cambiare il cd con le basi.
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