Club Beatroot pt. 4 (f&j/13th note, maggio 1997) è un 7” split con PH Family (stampato in 500 copie) al quale i Mogwai ancor oggi guardano con disprezzo per la pessima registrazione. Ed il suono in effetti è davvero di scarsa qualità: a risentirne sono in particolare le chitarre, completamente distrutte nella parte noise del brano e svuotate di quella carica emotiva ben nota a chi aveva già ascoltato i primi 45 giri dei Nostri. Versione più breve di quella che appare su 4 Satin EP, Stereo Dee manca perfino del finale elettronico e non può vantarsi nemmeno dell'altro lato affidato a PH Family, i quali provano semplicemente a scaricare la loro furia nell'hardcore di I Bring You Important Information...
Altro split single è Do the Rock Boogaloo (Fierce Panda, 23 marzo 1998) - uscito su cd e 7" - omaggio ai Black Sabbath, una della band a cui i Mogwai devono buona parte dell'attitudine aggressiva della loro musica. Uscito per l'attentissima Fierce Panda (una vera fucina di nuovi talenti), il disco presenta sul lato A il tributo dei Magoo, come prevedibile riproposto con una voce trattata al vetriolo. I Mogwai invece si cimentano in una versione divertita, piena di chiacchiere, risate, colpi di tosse e rutti, tanto da sembrare quasi disimpegnata. Anche il cantato è un po' approssimativo e di conseguenza la musica non raggiunge mai il grado di coinvolgimento sperato. Non resta che prendere atto della parziale delusione e guardare a questo EP come a un semplice divertissement .
Prima uscita ufficiale dopo il clamore creatosi attorno a Young Team, l'EP No Education = No Future (Chemical Underground, 29 giugno 1998) - così denominato in opposizione alla decisione presa da un sindaco scozzese di mettere il coprifuoco serale per i minorenni della sua cittadina - si apre con un brano epico della discografia dei Mogwai: Xmas Steps possiede le caratteristiche riscontrate nell'esordio su lunga distanza quali impeto, spiazzamento dell'ascoltatore e vena contemplativa sostituita da aggressioni uditive; ma non solo. La parte iniziale del brano, certamente in debito con le atmosfere rilassate di alcuni episodi inclusi in Ten Rapid, apre una nuova via che verrà esplicitata di lì a poco in CODY, album nel quale verrà peraltro inclusa una versione leggermente differente di questa traccia. E proprio la parte più riflessiva viene d'un tratto abbandonata con la prepotente intromissione di una linea di basso dalla quale partirà la fase ritmicamente più coinvolgente. Le nuove scelta, in perfetta continuazione con il percorso aperto dai primi 7", viene ribadita dall'intimismo che pervade Rollerball, mentre la bellissima Small Children In The Background sembra essere stata ripescata fra le registrazioni dei primi lavori, con quel frastuono che ricopre le placide chitarre alla David Pajo. Inizialmente il cd venne realizzato in versione promozionale, ma problemi legali dovuti all’utilizzo della voce di John Madden (che commenta una partita di football) hanno obbligato i Mogwai ad apportare delle modifiche a Helps Both Ways e ad intitolarla Small Children In The Background. Anche qui si gioca con i nomi e Stuart Braithwaite diventa "pLasmatroN", Dominic Aitchison "DEMONIC", John Cummings "Cpt. Meat" e Martin Bulloch "bionic".
Mogwai EP (Chemikal Underground / Matador, agosto 99 / Toy Factory, 3 agosto 2000) è un altro capitolo fondamentale della discografia dei Mogwai. Questo EP senza titolo è comunemente denominato Stanley Kubrick in omaggio al celebre regista inglese, il cui nome dà anche il titolo alla prima traccia. Si tratta di un brano carezzato dal riverbero delle chitarre ed annebbiato da sfumature noise sullo sfondo, perfetto per accompagnare la visione di "2001: Odissea Nello Spazio". I Mogwai sembrano ormai aver trovato la loro vera identità grazie anche all'arrivo di Barry Burns, ed in Christmas Song si ritagliano un cammeo cristallino simile a May Nothing But Happiness Come Through The Door, mentre si sciolgono romanticamente fra le spire di Burn Girl Prom Queen accompagnati in maniera ineccepibile dalla Cowdenbeath Brass Band. Un discorso a parte va fatto per Rage: Man, brano decisamente memorabile nella carriera della band, oltre che perfetto compendio del Mogwai-sound; i tratti stilistici di questo pezzo risultano inscindibili dall'impatto emotivo che ne deriva, e lo rendono prezioso ed equilibrato. L’edizione americana realizzata dalla Matador comprende anche Rollerball e Small Children In The Background (entrambe su Fuck The Curfew), mentre nel 2000 la giapponese Toy Factory ne prepara un’altra che riunisce anche 4 Satin EP, Fuck The Curfew EP e due video. L’edizione inglese della Chemikal Undeground, infine, sostituisce al video Xmas Steps degli elementi interattivi. Curiosamente, nelle note interne al disco i ragazzi di Glasgow (già sponsorizzati da Adidas e Kappa) invitano Nike, Puma e Umbro a prendere contatti con la band.
Travels in Constants (Temporary Residence, marzo 2001) è stato interamente concepito per il singles club della Temporary Residence e spedito solo a coloro che avessero acquistato in blocco i dodici cd editi fra il 1999 ed il 2001 dalla label di Baltimora. La prima traccia, senza titolo, sembra riportarci alle atmosfere di Ten Rapid, con chitarre dilatate ed un tamburo che batte in lontananza. Di lì a poco ci ritroviamo abbandonati in quel liquido sonoro denominato post rock, arricchito dalle tastiere e da una voce che per adesso si limita ad un semplice "la-la-la" ma che rappresenta quasi un assaggio di quel che avverrà con le liriche - stavolta ben più curate - di Rock Action. Quiet Stereo Dee richiama il brano già incluso in 4 Satin EP e nello split registrato dal vivo con PH Family; tanto la prima versione si rivela eccitante e adrenalinica, quanto la seconda potrebbe arrivare direttamente dalle session di CODY, riproponendo il suo mood autunnale ed emozionante: una grande reinterpretazione che ha il sapore della maturità. Arundel invece è una docile composizione scritta da Papa M (aka David Pajo) che chiude il cd all'insegna della dolce malinconia. Continua inoltre l'abitudine dei Mogwai di giocare con i nomi, dato che nelle note interne i Nostri si firmano come: St Francis of Assasin, Bearded Monsignor, Pious Bionicus, John of Arc e Holy Stuarto.
A ridosso dell'uscita di Rock Action, nel 2001 si susseguono diverse release collaterali. La versione giapponese dell'album (Crysalis 4 aprile 2001) contiene due inediti interamente strumentali e dal sapore fortemente folk (mentre quella brasiliana solo Close Encounters). Nel primo troviamo David Pajo come guest star alla chitarra, per una traccia perfettamente in linea con le sonorità del disco ed in particolare con Take Me Somewhere Nice e You Don't Know Jesus. Pajo si fa trascinare lentamente dalle ritmiche scandite dalla batteria, comunicando una partecipazione emotiva fortissima e riuscendo a far brillare la bonus track. La successiva Close Encounters non possiede la stessa potenza sonora di Secret Pint, ma rappresenta una conclusione ancor più azzeccata per l'album, grazie ai suoi brillanti intrecci di chitarre e batteria. Fra le curiosità che possono stuzzicare i collezionisti all'acquisto di questa edizione vanno annotate: la classica fascetta che accompagna tutti gli album d'importazione giapponese, la scritta "Mogwai" in rilievo sul cd, il foglio plastificato con tutti i testi e le note in lingua nipponica, il booklet leggermente differente (sia nelle note interne che nella qualità della carta).
Venduto durante il tour americano dei Mogwai nel 2001, il 10” US Tour EP (Matador, 24 maggio 2001) è uno split con i Bardo Pond, band che apriva i concerti degli scozzesi. Accanto alla splendida D to E (già nell'EP dal vivo) troviamo Drum Machine, due brani che opportunamente sono stati affiancati per l'evidente affinità musicale. Ancora una volta ritornano i richiami folk di sperimentato successo, sebbene la seconda traccia rappresenti un episodio minore della discografia dei Mogwai. Peraltro eccellenti anche i Bardo Pond, che sul secondo lato del vinile si lanciano in sortite psichedeliche di gran vigore e trasporto, perfino quando rallentano il ritmo in Highlands.
Reinterpretazione di un tradizionale inno ebraico, il singolo My Father, My King (Rock Action / Matador, 22 ottobre 2001) invece non aggiunge nulla a quanto già mostrato dalla band, trascinandosi stancamente per venti lunghi minuti ed oscillando fra un giro di chitarra e qualche accordo metal. Il tutto si farebbe facilmente dimenticare se l'EP non fosse stato mixato da Steve Albini - al solito impeccabile dietro il banco di registrazione - ai mitici Abbey Road di Londra. Inutilmente prolissa e ridondante, My Father My King è ormai un prodotto di maniera che può essere tralasciato senza alcun rammarico; peccato, perché dal vivo anche questo brano ha ben altro impatto. La versione per Australia e Nuova Zelanda include due tracce live apparse nel Tour EP, mentre quella giapponese ci aggiunge anche il video di Dials:Revenge.
A chiudere il ciclo di uscite nel 2001, 5 Track Tour Single (no label, 2 novembre 2001) racchiude una collezione di brani registrati durante l’arco del 2001 e raccolti in questo EP ormai introvabile. Ad aprire la cinquina troviamo quella Close Encounters che invece chiudeva l'edizione giapponese di Rock Action (ed a cui vi rimandiamo). A seguire Drum Machine, un leggero soffio di vento in cui i fiati vengono posti in prima linea accanto ai lievi accordi di un banjo, mentre D to E abbraccia toni epici di particolare forza evocativa, assolutamente cinematografica. Il finale del brano si allaccia alle sonorità di Ten Rapid subito prima di lasciare spazio ai due live, entrambi registrati al Rothesay Pavilion nell’aprile del 2001: l'iniziale freddezza di You Don't Know Jesus e la sua attesa carica di tensione si sciolgono nel fragore e negli stridori delle chitarre, un classico stilema che i Mogwai hanno utilizzato in più di un'occasione e che hanno saputo sfruttare al meglio in Like Herod. Impossibile poi non cedere alla commozione ed alla carica emotiva di un pezzo come Helicon 1, in questa versione ancora più vibrante e solare. Un vero raggio di sole che riscalda fino a farci avvampare, un muro di chitarre che letteralmente avvolge l'ascoltatore prima di farlo tornare alla quiete.
Immancabile nella discografia di qualunque appassionato dei Mogwai, il bellissimo remix di Don't Die Just Yet di David Holmes esce nel gennaio 1998 per la Go!Beat, sottoetichetta della Polygram in quel periodo molto attenta al fertile territorio scozzese. Il brano, originariamente scritto da Serge Gainsbourg, è stato ripescato dal geniale David Holmes che ha poi deciso di farne una cover da singolo e di affidare ad alcuni gruppi la riedizione dello stesso pezzo. I Nostri trasformano magistralmente questo classico francese, personalizzandolo attraverso l'introduzione di fruscii, borbottii (di Lee Cohen), percussioni di varia natura e stordimento noise. Davvero splendide anche le altre tracce incluse in questo dischetto, partendo con la versione da summer song (mista al loop di piano) degli Arab Strap, passando per quella da spy-story di Delakota ed arrivando alle incredibili soluzioni electro-blues di Holmes. Esiste inoltre un’edizione 7” stampata in 700 copie.
La scelta di proporre Fear Satan come brano da remixare su singolo (Mogwai Fear Satan Remixes - eyeQ, 30 marzo 1998) è tanto azzeccata quanto impegnativa, una sfida a superare la compiutezza di una delle più belle tracce realizzate dai Mogwai fino a quel momento. Sono proprio loro ad aprire il mini cd con dieci minuti di sospiri e astrazioni sonore che vanno a cancellare la parte ritmicamente (e di conseguenza fisicamente) più coinvolgente, in favore di un’implicazione assolutamente cerebrale e sognante. Anche in questo caso, però, non mancano i disturbi stridenti che riempiono la parte finale del remix, d'improvviso sostituiti dalla techno assordante e anarcoide di ?-ziq. Il talentuoso dj (già alla Rephlex, Virgin, Planet Mu...) scardina la traccia iniziale e si riappropria della materia musicale satanica, lanciandola a velocità supersoniche attraverso una tempesta di scariche elettro-noise. Surgeon ritorna alla matrice onirica del brano, per poi invaderlo con cinque minuti di rumore bianco che assumono l'aspetto di musica ieratica, sacralmente intoccabile e proiettata verso lo spazio. L'ultima traccia non poteva essere affidata che a Kevin Shields, leader dei My Bloody Valentine e oggi unico intestatario di questa fondamentale band. Da sempre indicato dai Mogwai come loro mentore e prima fonte d'ispirazione, il creatore di Loveless ci trascina in un quarto d'ora di immersione in un liquido lisergico di fortissima suggestione, a tratti interrotto da inquietanti sferzate noise. Sorretta da un tappeto ritmico appena riconoscibile, Fear Satan svela il suo lato più allucinato ed incantato, sfiorando di poco le inebrianti emozioni proposte dall'originale.
Poche settimane dopo l'uscita dei Fear Satan Remixes viene pubblicato Kicking A Dead Pig (eyeQ / Jet Set, 18 maggio 1998), album di remix con tracce scelte da Young Team e Ten Rapid. Anche stavolta si rimane a bocca aperta per i nomi presenti e per l'eccelsa qualità musicale: sono gli Hood ad aprire la compilazione, acquietando i tumulti contenuti in Like Herod senza che nulla venga disperso della sue tensione. Anche Alec Empire si cimenta sulla stessa composizione, arrivando ad un risultato tanto simile nella sostanza quanto distane nella forma: l'ex Atari Teenage Riot destruttura con accanimento e soddisfazione, strapazzando le ritmiche, accavallandole e riempiendole di drill. Pure Max Tundra si muove tra gli eccessi rumoristici con Helicon 2, alzando appositamente i volumi di registrazione, modificando l'organizzazione e forzando i suoni sui quali si regge la sfuriata finale. Quasi irriconoscibile Summer, affidata al rifacimento di Klute e tramutata in un drum'n'bass instabile e frammentato, cui segue il geniale collage sonoro preparato dagli Arab Strap. Ancora una volta il duo scozzese dimostra un'inventiva che sbalordisce, remixando ed incollando alcuni brani dei Mogwai e riuscendo a creare un coinvolgente mix sapientemente equilibrato. Accanto all'oscurità proiettata da Third Eye Foundation con la sua versione di A Cheery Wave From Stranded Youngsters, troviamo le versioni di Fear Satan curate da Surgeon e dal giovane team e già incluse nel precedente singolo, ma rimangono ancora una coppia di brani all'appello: dj Q alle prese con R U Still In To It (incredibilmente trasformata in un pezzo house di altissima qualità) e soprattutto la magia di Tracy nelle mani di Kid Loco. Il dolcissimo brano incluso nell'albo d'esordio dei Mogwai viene impreziosito della raffinatezza del dj francese, proponendosi come miglior pezzo della collezione. L’edizione americana del disco è uscita su triplo vinile e doppio cd, includendo l’Ep Mogwai Fear Satan; quella britannica per Chemikal Underground uscì solo con le versioni di ?-ziq e My Bloody Valentine aggiunte alla normale track list.
A completare il quadro dei remix per la Eye Q, abbiamo un 12" pubblicato esclusivamente in edizione promozionale e contenete due brani: R U Still In To It a cura di dj Q in versione identica a quella su cd e Like Herod remixata da Alec Empire. Quest'ultima, sostanzialmente simile alla traccia di Kicking A Dead Pig, se ne discosta per una maggiore pulizia del suono ed una minore destrutturazione. Piacerà probabilmente a coloro che abbiano poche affinità con l'hardcore digitale ed apprezzino le atmosfere soffocanti e scomode in stile Tricky (periodo Pre Millennium Tension).
Apparso come b-side nella versione 7” dell’omonimo singolo dei Paradise Motel (Infectious, marzo 1999, stampato in sole 500 copie), questo remix di Drive, classico dei The Cars, viene reso evanescente, ancor più etereo e spiazzante, grazie anche a Merida Sussex che scandisce le parole "You can't go on / Thinking nothing's wrong" affiancata da una seconda voce metallica. Se paragonata alla versione per violini dei PM, l'impressione psichedelica che i Mogwai comunicano è straniante, e riesce a tramutare in smarrimento ed alterazione il senso di rassegnazione e romanticismo della versione originale. Quasi vi foste presi una sbronza dopo esservi fatti spezzare il cuore.
A beneficiare del remix dei Mogwai troviamo anche i Manic Street Preachers, campioni d'incasso in Gran Bretagna ed autori di un singolo pop per nulla scontato o fiacco. You Stole The Sun From My Heart (Sony, marzo 1999) è tutto basato su un riuscito giro di chitarra, batteria esplosiva e ritornello da gridare a squarciagola, ma in mano ai Nostri si trasforma in un brano da arricchire con intromissioni elettroniche e poi da sommergere con saturazioni noise: ne rimane solo il ritmo scandito da una drum-machine e l'eco ella voce di Nicky Wire. Molto interessante anche la versione curata da David Holmes, che aggiunge una parte di chitarra e sbilancia il ritmo rendendolo leggermente più ballabile.
Seconda uscita per la serie che la Plastic Cowboy ha dedicato a quattro famose città della Gran Bretagna, il 7” Glasgow (Plastic Cowboy, novembre 1998) include I Can’t Remember, originariamente esclusa dalle session di Young Team. Completato nel '97, il brano è il classico "strumentale post rock", dove le chitarre vengono opportunamente affiancate da un pianoforte, e la drum-machine scandisce un ritmo quasi marziale. La registrazione appena sufficiente ed piglio drammatico non migliorano la situazione, facendo preferire il secondo lato occupato dagli El Hombe Trojeado. Anche loro propongono una versione differente di Neoprene, originariamente inclusa nel sottovalutato Skipaphone, muovendosi in territori alquanto simili a quelli dei Mogwai ma leggermente più accelerati. Gli Yummy Fur si cimentano in un pop-rock divertito ed assolutamente brit (con influenze dei Clash), mentre i The Karelia si divincolano con destrezza fra le maglie new-wave di New Year In New York.
Everything Is Nice (Matador, settembre 1999) è un triplo cd commemorativo per i 10 anni di attività della Matador, l'etichetta che distribuisce i Mogwai sul mercato americano e che ha portato alla ribalta alcune delle più significative realtà musicali degli ultimi anni. I primi due dischi di questa bellissima confezione digipack contengono brani rappresentativi di band come Pavement, The Jon Spencer Blues Explosion, Cat Power, Yo La Tengo, Matmos, Arab Strap e Unwound. Fra questi spicca Xmas Steps (nella versione apparsa su Come On Die Young, sebbene denominata come in Fuck The Curfew), ma il motivo di vero interesse è il terzo cd, dedicato esclusivamente agli inediti ed alle rarità. I ragazzi di Glasgow propongono Hugh Dallas, qui presentata per la prima volta, con la quale ripercorrono le sonorità del succitato CODY in una progressiva esplosione di chitarre. Un brano non memorabile, che si rigira (per la verità con grande padronanza) negli stilemi tipici della band, senza evidenziare elementi di reale interesse od originalità se si eccettua l’uso della voce. Una compilation comunque di caratura elevata per merito delle alternative takes e degli inediti realizzati (fra gli altri) da Pizzicato Five, Solex, Bardo Pond e Guided By Voices.
Inaspettato, e perciò ancor più gradito, nell'aprile 2002 arriva Whole Again, il primo Ep dei Sick Anchors, che apre anche le pubblicazioni di una nuova label di base a Glasgow, denominata Lost Dog Recordings. Dietro il curioso moniker si celano i nomi di Aidan Moffat degli Arab Strap, Stuart Braithwaite dei Mogwai e Sheepy (collaboratore di Delgados, Reindeer Section, Mull Historical Society) che qui presentano tre cover alquanto improbabili con una partenza da brivido: Whole Again delle Atomic Kitten (trio femminile devoto al girl power delle Spice Girls) che viene reinterpretata in stile Philophobia grazie alla scarna strumentazione e soprattutto alla flebile voce di Moffat. Quest’ultimo si dimostra particolarmente ispirato anche con il classico del quartetto vocale The Mills Brothers intitolato You Always Hurt The One You Love, appositamente registrato in lo-fi e con il semplice accompagnamento del piano e di una base che pare provenire direttamente da un grammofono anni ’30. Ma il dischetto si rivela imperdibile grazie all’emozionante cover di Bill Is Dead, dal leggendario marchio The Fall, che sembra davvero appartenere al repertorio degli Arab Strap ed in cui risaltano le qualità chitarristiche di Braithwaite, qui impegnato anche come seconda voce. Un prezioso 7” per un side-project che potrebbe rivelarsi ben più che un passatempo e che impone Aidan Moffat, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come cardine della scena indie scozzese.
Scheda: Mogwai
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