L'appuntamento con i Liars è ormai un classico irrinunciabile. Che il trio newyorkese dia poi una connotazione particolare ad ogni nuovo album non fa che caricare di ulteriori aspettative uno dei migliori live act cui si possa assistere in questi anni un po' avari. E Angus Andrew è uno dei pochi animali da palco rimasti: una specie da proteggere, in via d'estinzione, che sa stimolare e catalizzare il flusso empatico della folla in virtù del suo carisma. Come un santone o uno sciamano. Uno spilungone dinoccolato che si presenta sul palco opportunamente vestito di bianco da capo a piedi, come fosse appena scappato dall'ospedale psichiatrico. Per dovere di cronaca dobbiamo pur ammettere che stasera pare meno fuori del solito, più controllato e professionale e tuttavia ben calato nella parte.
Se la partenza è folgorante - e mette immediatamente in chiaro che il calibro della band non si discute - il seguito è riservato alla curiosa e divertita esplorazione dell'ultimo lavoro. E all'uopo i Liars portano in tour un quarto membro, Jarrett Silberman degli Young People. Qui arrivano le sorprese, anche se non ci colgono a freddo: Houseclouds è un pezzo decisamente alla Beck (!) mentre Freak Out e Pure Unevil sono psicocaramelle alla Jesus & Mary Chain, spacedelia post-punk che talvolta assume camaleonticamente striature alla Joy Division, alla Sonic Youth o alla Spacemen 3, se non addirittura tinte shoegaze. Accertato che il singolo Plaster Caster of Everything - guardate il relativo video dal sapore lynchiano - è una bomba anche dal vivo, non ci resta che considerare che nell'economia di un live all'altezza delle aspettative la parte del leone la fanno ancora i capolavori del secondo album: We Fenced Other Houses With Bones of Our Own, con la sua litania maledetta ("Fly, fly, the devil's in your eyes... Shoot! Shoot !"), e gli spasmi di Broken Witch (“I, I Am the Boy. She, She Is the Girl...”).A qualche anno di distanza sono ancora questi, insieme ad alcuni sprazzi di Drum's Not Dead, i momenti più visceralmente catartici e magnetici del loro show, probabilmente a causa di un inossidabile mix di primitivismo neopagano e avant rock di cui sono essenzialmente permeati: gli Stooges di We Will Fall che copulano con i Teenage Jesus & the Jerks con la benedizione dei Virgin Prunes... (“Blood. Blood. Blood. Blood. Blood...”)
I Liars sono semplicemente la band che al giorno d'oggi meglio reinterpreta e rivitalizza gli azzardi e gli ardimenti post-punk. Già lo sapevamo. Ne abbiamo avuto ulteriore conferma. E questa lieve svolta “pop” e “rock” non stona affatto né ci spaventa. Ci fa semplicemente sogghignare sornioni, nell'attesa della loro prossima imprevedibile zampata.
Scheda: Liars
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