Label rubriche
Pubblicazione 01 Giugno 2005

Daniel Johnston

Giardini del Baraccano, Bologna (29 Maggio 2005)

Siamo in molti, ma probabilmente meno del previsto, nonostante il concerto sia rigorosamente gratuito ed all'aperto (che l'estate, tutti gli anni, rende Bologna orfana del Covo per questioni di gradi centigradi all'interno della celebre stanzetta nera).
Daniel segnato dagli anni e dalla malattia...
Daniel Johnston
2005
Daniel segnato dagli anni e dalla malattia...

Siamo in molti, ma probabilmente meno del previsto, nonostante il concerto sia rigorosamente gratuito ed all'aperto (che l'estate, tutti gli anni, rende Bologna orfana del Covo per questioni di gradi centigradi all'interno della celebre stanzetta nera).
Daniel Johnston è stato già colto a scrutare la folla accorsa ad un angolo del palco-pedana, intento a suggere una delle sue duemila sigarette giornaliere, con tanto di caratteristico fare assente. Non ha un bell'aspetto, come se ci si potesse effettivamente aspettare qualcos'altro da un uomo preceduto dalla leggenda (vera) di una malattia mentale lunga una vita: ha una maglietta grigia e logora che mette in risalto una pancia ingombrante, un paio di pantaloni sdruciti, i capelli biondo-brizzolati decisamente spettinati e gli occhi inquieti che si re-dirigono per terra ad intervalli regolari.
Salito sul palcoscenico comincia a sfogliare le pagine incapsulate in plastica dello spartito in bella vista sul leggìo, abbracciato a (o nascosto parzialemente da) nient’altro che una chitarra acustica. Certo, si mormora tra il pubblico, ha talmente tanti pezzi che sarebbe un pazzo a ricordarsi tutti gli accordi a memoria cui risponde una risata articolata in un beh tanto tutti i suoi pezzi hanno gli stessi due accordi, capirai che sforzo. E poi, pazzo ci è comunque.
L'aspetto più fastidioso del live è chiaramente una faccenda di posizionamento dei riflettori, sparati nelle facce degli ascoltatori più o meno devoti delle primissime file, accalcati contro la sua grande sagoma in controluce, tanto che qualcuno per comodità finisce addirittura per tirare fuori un buon paio di occhiali da sole. Il punto è che Daniel non riesce a leggere al buio ed al minimo accenno di smorzamento dei fari si ribella veementemente: ho bisogno di luce qui, datemi della luce, non leggo niente. E dunque pazienza. Ci si rassegna alla sua ombra disegnata per contrasto e ci si gode la bellezza scarna degli "stessi due accordi" mettendoci tanto di firma.
Il concerto, lungo a sufficienza - una quarantina di minuti - si snoda in due tranches: sei-sette pezzi alla chitarra e quattro-cinque pezzi davanti alla tastiera. Il primo pezzo è Speeding Motorcycle, pezzo reso più o meno celeberrimo da un live in radio con gli Yo La Tengo (lo si reperisce nel loro Genius + Love) a cui un Johnston particolarmente in vena di eighties privati fa seguire Joy Without Pleasure, Casper The Friendly Ghoste Living Life. Neanche i nineties privati vengono tralasciati: una bellissima Now ed una Love Enchantedstruggente ammutoliscono per qualche minuto anche i meno motivati, che non sanno come comportarsi o cosa pensare di fronte all'esibizione di un anziano dimesso con la voce da eunuco che continua a strimpellare mestamente una chitarra acustica senza la benché minima forma di accompagnamento che non venga dai suoi palmi sgraziati, sbatacchiati sulla cassa di risonanza.
Il sorry entertainer non proferisce parola con il pubblico per tutta la durata del concerto e non alza mai gli occhi dallo spartito o dai tasti. Le uniche parole che gli si sente pronunciare senza che pizzichi le sei corde sono tutte alla fine del concerto, quando appena prima di dare la buonanotte, alzarsi ed andare via a testa bassa, biascica di voler chiudere con un messaggio di speranza, True Love Will Find You In The End - un messaggio potente e commuovente nella misura in cui viene da un uomo che ci crede ancora abbastanza da avere il coraggio e il desiderio di darlo via. Nonostante tutto.

Scheda: Daniel Johnston

copertina pdf #91
Vuoi pubblicare un annuncio in questo spazio? Scrivici!