Dicesi "illusione lunare" un evento che si ripete ogni 18 anni. Accade che la luna, sorgendo, si presenta insolitamente bassa all'orizzonte. In ragione di ciò, per una legge ottica che non sono sicuro di aver ben capito - ma non mi stempierò certo per questo - il suo faccione cianotico appare enorme, o comunque più grande del consueto. Vedi quante cose s'imparano dai giornali radio? Chissà che non torni buono come cappello alla recensione del concerto di Beck, visto che - uh - Mr. Hansen suonerà proprio in questa sera di luna ipertrofica sotto le magiche stelle di Ferrara. Tuttavia, da qui a costruirci un qualsivoglia parallelo (romantico o esistenziale) ce ne passa, perché fin dal suo avventarsi sul palco vedi bene che il mingherlino è appunto quel che si dice un mingherlino, con la gracilità spigolosa di chi ha appena tolto un piede dalla fossa, lo sguardo un po’ vacuo un po’ indiavolato e soprattutto quella fisicità assieme stentorea e minacciosa da far invidia al Benigni dei bei tempi.
Quanto alla musica, invece, non c'è rischio di confondersi, perché è fin da subito chiaro che il compito d’incendiare il piano padano, casomai, toccherà ad altri: qui stasera c'è un obiettivo preciso, ed è fare festa, imbastire un happening di quintessenziale beckianità. Come ben suggerisce del resto l'iniziale Clap hands, sul cui propedeutico scorazzare gli astanti iniziano a scaldare i palmi come si deve (alla fine saranno incandescenti, i palmi e gli astanti). La band: basso, chitarra, tastiere, batteria, più un cazzone di percussionista/ballerino che alla bisogna sbraita cori senza troppa arte né parte però ci mette impegno e ci fa la sua porca figura, insomma più che allo scellerato Fatur viene da pensare al ballerino dei Frankie Goes to Hollywood (uno slippino in latex a chi si ricorda il nome) o se preferite ad una versione speculare e bullesca di Beck stesso (ad esempio quando duellano l’un contro l’altro di banjo armati in Sexx laws).
Si balla e si canta dunque, ben felici che il funk e la bossa e il soul e l'hip hop si sgranino annodandosi, scivolandosi dentro, mutandosi l'uno nell'altro e a momenti pure in qualcos'altro che dir m’è duro. Nel bel mezzo di questa sfarfallante quadratura d'intenti, Beck si muove come una perturbazione, interviene agitando un profilo minimo di canto e strali sonici, qualche scratch e un assolo sgangherato, mosse parsimoniose ma cariche di senso, decise cioè a sottolineare ulteriormente il mood della cosa: che vuole essere, ripeto, un teso, deciso, febbrile "divertiamoci". E ci riesce, porco cane. Non concede tregua, snocciolando un titolo dietro l'altro (quelli più caldi ci sono più o meno tutti, Guero e Odelay gli album più saccheggiati). Impressiona più d’ogni altra cosa la disinvoltura anzi la noncuranza con cui il signorino Hansen spende gemme quali Devil's haircut o New pollution o Hot wax o - naturalmente - Loser, due minuti e via, senza enfasi né sbrodolamenti, solo l'esplosione del proiettile, l'eco dell’impatto, l'odore dello sparo.
Non si segnalano particolari eclatanti dal punto di vista strettamente sonico, ad eccezione di una Round the bend inopinatamente trasfigurata in chiave world (!) e di una Minus che brucia punk rock come non mai. Tutto va all’incirca come deve andare su questo convoglio ebbro, rapido e caracollante. Un party che tocca il primo paradossale apice nella parentesi unplugged, quando la band s'accomoda ad un desco improvvisato lasciando Beck solo con la sua acoustic guitar, salvo poi accompagnarlo tintinnando scodelle e bicchieri: spassoso e magico, è tutto così palesemente costruito eppure si fa accettare come fosse una schietta goliardata.
L'apice n° 2 arriva col bis, quando un manipolo di fans viene chiamato a popolare di frenesia il palco per una versione fluviale (venti minuti, a spanna) di Mixed businness, la band en travestì (una tuta antiradiazioni) e il Nostro impegnato in un call and response senza sosta col pubblico, lo spirito di Sly Stone nel taschino, il sempre invidiabile svacco e il cappello immancabilmente sulle ventitré.
Due ore scarse che mi hanno coinvolto più di quanto mi aspettassi, al punto che quando mi sono ricordato di far caso alla luna galleggiava ormai alta nel cielo. Pazienza, diciotto anni passano presto. Quanto al Beck, invece, ci ho fatto caso: nessuna illusione, nessuna delusione, è grande quanto sapevamo. Né di più, né di meno.
Scheda: Beck
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