“Good evening and welcome to the show”.
Così Matthew Herbert, campionandosi in diretta, accoglie il pubblico romano che affolla la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica. A vederlo sul palco, assieme ai suoi sette comprimari, pare si sia appena alzato dal letto: lui in vestaglia sfarzosa da camera, gli altri in pigiama, con tanto di asciugamano al collo, ennesima provocazione nel luogo istituzionale per eccellenza della musica, che non a caso ospita contemporaneamente un omaggio a Cajkovskij nella sala Santa Cecilia e la cantantessa sicula Carmen Consoli in Cavea.
Mr. Herbert proprio non ci sta a prendersi troppo sul serio e mette in scena un live che, se per acustica non poteva chiedere di meglio, forse avrebbe meritato una platea in piedi e scossa dal movimento, piuttosto che comodamente seduta sulle poltrone rosso porpora. Particolare che non ha impedito al Nostro di far muovere teste e battere piedi con l’ultimo Scale, proposto quasi per intero, dall’iniziale Something Isn’t Right ad Harmonise, il cui sapore retrò viene mitigato in versione live dalla presenza disturbante di sampling e loop continui. Grande assenza quella dell’algida compagna Dani Siciliano, impegnata nel lavoro dell’imminente secondo disco solista, degnamente sostituita dalla voce soul di Neil Thomas e dagli acuti black della splendida Valerie Etienne (preziosa spalla di Rob Gallagher nei Galliano e nei Two Banks Of Four), che in Movie Star e in Those Feelings sfoderano tutta la loro sensualità. Al contrario, forte e invasiva la presenza di Herbert alle macchine, attorniato da microfoni, campionatori, tastiere, pronto a campionare anche i presenti, convulso nei movimenti come a voler sottolineare con i gesti la sorpresa ad ogni nuovo “accidentale”, bizzarro suono prodotto: dalla pesante techno di Hidden Sugars (unico brano di repertorio, tratto da Plat Du Jour, che ha letteralmente fatto esplodere la platea) alla disco di Moving Like A Train (irresistibile con il suo basso funky sinuoso e il contrappunto sfavillante dei fiati), dall’arrangiamento vivace della ballata We’re In Love ai due inediti jazzati e quasi sottovoce del finale. Nessun brano per Bodily Functions, una scelta, strategica o meno (a causa della defezione della Siciliano), che lascia un certo rammarico per quanti hanno già visto la coppia al lavoro dal vivo, ma che non toglie smalto alla performance, incorniciandola di applausi fragorosi a luci spente.
Scheda: Matthew Herbert