Allo scattare dell'ora x, dopo uno show di un'ora scarsa dei buoni The Rakes (in pratica Ian Curtis in salsa punk-wave con un gruppo di collegiali al seguito), Alex Kapranos e soci si sistemano su un palco dominato dal colore rosso e dalle luci giallognole di lampadoni in acciaio. Pochi secondi per imbracciare gli strumenti e da lì via, non si fermeranno che per una piccola pausa -ai tre quarti-, per cento minuti cento di spettacolo al fulmicotone.
L'estetica del palco pare un misto tra uno studio televisivo e un comizio nazista (!), e difatti ci si diverte duro sotto i riflettori: la musica è da pogare più che da ballare, da vivere in un tripudio di ovazione più che consumare con il classico contegno inglese. Del resto la velocità è supersonica e la location, non proprio il massimo in quanto ad acustica, è un rimbombo che per i timpani è pari soltanto a uno sconquasso subacqueo.
In un tal bulirone l'attenzione ai dettagli è dunque agli ultimi posti. Bob Hardy e Paul Thomson tengono lo scheletro ben eretto, mentre Nick McCarthy e Alex Kapranos, primedonne indiscusse, macinano note su note, ballano al passo della new wave, saltano come gli Who. C'è addirittura un quinto membro che dà un mano a tenere il passo frenetico, segnale definitivo che ogni proiettile deve arrivare immediato al bersaglio, un qui e ora di febbrile protesi all'apoteosi Franz Ferdinand, un marchio che è anche istantanea per quattro ritratti dei Nostri appesi in rossi stendardi, che calano dall'alto per ben otto metri (l'omaggio è a Man Machine dei Kraftwerk, ovviamente, proprio come per la copertina dell'ultimo album).
Più zapping di riff che scaletta, dopo un principio caratterizzato da problemi con il soundcheck, il concerto s'assesta su molti dei momenti di You Could Have It So Much Better, la cui tracklist viene favorita a quella del debutto. Il pubblico, perlopiù di giovanissimi (e qualche trentenne), esplode con Do You Want To, l'asso pigliatutto della serata e, tra i tanti colpi in canna, per prendere fiato c'è soltanto la beatlesiana Eleanor Put Your Boots On, unica ballata del lotto. Penalizzate, chiaramente, le hit del primo disco - The Dark Of The Matinée, Michael su tutte -, troppo glamour per assogettarsi alla sparatoria e, comunque, sia come sia, è chiaro che lo spettacolo non è per i dandy in cravatta ma per un magma umano vorace e impetuoso.
Come si è detto, è lo show della consacrazione, un attimo fuggente che i Nostri non si lasciano scappare, rievocando l'emozione anche in questa data bolognese.
Se la performance dei The Rakes aveva come implicito la frase "I Wanna Be Franz Ferdinand" (e i numeri ci sono, chissà…), quella del quartetto di Glasgow ne rappresenta una risposta che non può che essere: “We Are Franz Ferdinand!”.
Scheda: Franz Ferdinand, Rakes (The)
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