Cat finalmente cantantessa classica, americana. Lei che sale gradino dopo gradino il monte della tradizione soul e blues stellestrisce e finalmente ce la fa. L’ubriaca del proprio folk da cameretta, quella gatta randagia che se lo portava in giro per il mondo con quel puzzo d’alcol e sigarette non c’è più, da Urbino (Frequenze Disturbate) perlomeno, una data preambolo per una nuova lei che bella com’è se si mette pure a cantare con quella voce che c’ha allora… Allora succede che si porta una superband in tournée. Jim White alla batteria, Judah Bauer (già con i Jon Spencer Blues Explosion) alla chitarra, Greg Foreman alle tastiere e Eric Papparozzi al basso. Un quartetto un pochino più ringhioso ma sostanzialmente bravi session man per il piano bar americano, ovvero - e il cinema ci insegna – da single bar.
Nessuno scerno: i ragazzi suonano egregiamente, perfetti nei tempi, tastierina appena un po’ puntellata, ma chissenefrega. Lei. Che voce. Splendida, calda, vibrante. Adorabile poi il modo con cui tiene il palco, sempre sulla destra, con quel braccio teso e le gambe piegate, questi vestiti anni Ottanta, il trucco e poi la coda, come quella della Canalis e manco sembra la Cat fotografata da Stefano Giovannini.
A Bologna, come a Roma e a Milano, c’è chi vuole un cameriere che porti un altro caffè e chi è rapito dalla songwriter finalmente performer tra una canzone sua e tante - ma tante - cover (degli Stones, di Gershwin, di Gnarls Barkley...). Viene spontanea quella famosa retorica pugilistica e ci s’annoia solo a pensarla. L’ex ragazza difficile ce l’ha fatta, ha sconfitto i propri demoni e finalmente l’America prima - e le grandi platee del pianeta dopo - le tendono la mano, la esaltano. Il suo è il classico riscatto, un matrimonio con la tradizione da cui ha sempre attinto, proprio come quel Bright Eyes che ora arriva a Springsteen egregio e compunto. Lei – chiaro – pensa in nero: Otis Redding, i grandi neri dei Sessanta. Strisce bianche e strisce nere e una riconciliazione, un abbraccio con se stessa e una posa che è naturale e studiata. Una voce - cacchio - che non si discute. Fanciullezza e esperienza, e attorno uno show di quelli tuttoapposto con le blue notes e le impennate d’ugola. In Italia sono in tanti a celebrare la regina alternativa. Pardon classica. E 18 euro di classicità per giunta. Autoindulgente per alcuni e bella bella per altri che son lì ad applaudirla anche quando di ballate ne inanella otto di fila contando soltanto sulla propria determinazione a essere… Cat Power, la stella che il mondo farà brillare e cadere.
Scheda: Cat Power
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