È un modesto mercoledì infrasettimanale, di quelli che in un posto come l’Estragon fanno il deserto dei Tartari, anche con la star di turno. E invece, di Mark Lanegan se ne sono ricordati tutti. Stasera era la sua sera. E sono tutti lì per lui, ad ammirarlo e - come accadrà durante lo show - pure a toccarlo, manco fosse già una reliquia. Del resto come biasimarli, per chi l’aveva visto l’ultima volta nella vecchia location, è giunto il momento del pellegrinaggio e non dello show. S’aspettano l’occhiale scuro, le sigarette a coprirgli la faccia e quella pitonata profusione di blues eroinomane da mandarti letteralmente al Sant’Orsola. Chi glielo spiega che l’evento è di lei, di Isobel Campbell, e che Mark è giusto lì per servirla? All’inizio nessuno se ne accorge, un paio di cartucce in combinata, tra slide guitar e valzer da speroni da Ballad of the Broken Seas, fanno bella mostra di sé – uno spettacolo country per due outsider -, poi giunge il turno dei sussurri della violoncellista, che a quella platea e a quel volume passano inosservati come la birra annacquata.
È professionale la Campbell, è colpa dell’audio se l’ugola non brilla, eppure la location per lei è un’altra, non il grande club che vuole l’uomo, quell’uomo che stanotte è soltanto un corpo (e fortunatamente ancora una voce), un rispettabile cowboy zombizzato dallo sguardo torvo e vitreo, dalla postura autorevole e dimessa, dal total black trasandato ma assente. A quell’assenza non compensa Isobel, gonfia di fianchi ma non di nerbo. Nè valsa la pena? A Mark basta poco per tarpare le penne, giusto una terna di cover classiche: I’ll Take Care Of You, Come Home e Ramblin’ Man, un vocabolario musicale incarnato e rappresentato alla perfezione. Basta questo, anche se lo show oramai puzza di marchetta. E pazienza, ci si deve accontentare del bel blues elettrico che suona la campanella dove la coppia finalmente gira l’elica. Quattro minuti e le luci s’accendono. 18 euro. Goodbye.
Scheda: Isobel Campbell, Mark Lanegan
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