Appuntamento americano numero tre per Ferrara sotto le stelle, sul palco la tornata è quella dei paladini del synth-wave gotico The Faint e in ariete da sfondamento Mr. Conor Orbest in versione elettrica; in altre parole la ciurma Saddle Creek che conta al gran completo, gli amici del breakfast club di Omaha, Nebraska, in trasferta in Europa.
Salgono sul palco i Faint, quintetto base con l’ aggiunta di due archi, e la macchina sonico-visiva si mette in moto giustificando pienamente la fama live del gruppo. Fin dalle prime note gli chiccosi membri della band (rigorosamente in banana nero corvino e maglia a righe) colpiscono duro grazie a una miscela efficacissima: un hic et nunc di canzoni angolate, folgoranti, torrenziali; verrebbe da dire degli Human League catapultati a un rave party per vampiri. A corredo ritmico, i due maxischermi rigurgitano sul pubblico una cascata radioattiva di immagini altrettanto prepotenti curate dal team grafico del chitarrista della band Dapose: uno streaming video di parate militari e scene di guerra, telegiornali della CNN e della BBC, numeri erotici, qualche silver movie all'insegna di un kitsch grafico in perfetta linea con l'artwork dei dischi. Il pubblico ascolta, guarda e balla rapito una scaletta quasi identica a quella della data milanese al Transilvania di Milano lo scorso 11 Dicembre 2004. Conclusa la danza macabra di 50 minuti contati, è il turno di Oberst ed è senz'altro lui l'ospite più atteso della serata.
La doppia uscita I'm Wide Awake It's Morning / Digital Ash in a Digital Urn ha portato i Bright Eyes ad una sorta di necessario doppio tour: per la seconda volta nell'arco di un anno Conor Oberst calca i palchi italiani e per la seconda volta, dopo l'esecuzione del progetto acustico in occasione del live di Milano, una folla straordinariamente ben nutrita si stipa sotto il palco di Piazza Castello per ascoltare dal vivo il, pur minore, progetto elettronico del giovane talento di Omaha.
Piomba in scena una band incredibilmente strutturata: due batterie, una viola elettrica, due violini, tre chitarre, basso e due tastiere (mini-moog e wurlitzer); presenti, almeno tre membri dei The Faint (tra cui Joel Petersen) a testimoniare l'unità di corpo e di spirito della Saddle Creek, creatura del medesimo Oberst che, dopo l'incipit sintetico di Time Code, entra minuto e aggressivo al centro dello stage. È vestito, come quasi sempre compare dal vivo, in maniera piuttosto trascurata: una felpaccia nera che si sfila al momento giusto, una camicia grigia, un paio di pantaloni raffazzonati e - forse - un paio di converse nere. È truccato. Finge di nascondersi dietro un ciuffo nero fintamente casuale, scimmiotta da poseur quale è - come un giovane Robert Smith - e salta da una parte all'altra come il capobranco selvaggio di un autentico piccolo esercito sonoro. Non cela, o malcela, il narcisismo e l’autoindulgenza che pure fanno assolutamente parte del suo fascino di cantautore e bambino prodigio: i riflettori sono puntati esclusivamente su di lui mentre intona Ship in a Bottle, Arc of Time e Light Pollution ed una selva di ragazzine in visibilio gli gridano richieste che non esaudisce.
La band lentamente snocciola, come già nella prassi del tour di Wide Awake, il lavoro elettro-acustico di Oberst quasi per intero. Forse inevitabilmente, la qualità lasca e laconica del disco si riflette su di un'esibizione a cui, nonostante la carica emotiva dirompente che è ormai marchio di fabbrica di casa Bright Eyes, manca la caratura del tour precedente. Alfiere di sè stesso, durante il bis conclusivo la voce dirotta di Conor Oberst si allarga nella forma di Lover I Don't Have to Love (da The Story is in The Soil) e denuncia il paradosso di un pathos adolescenziale messo in scena nei gesti meccanici di un attore prematuramente consumato.
Take it Easy (Love Nothing) e Hit the Switch - idealmente e concretamente ispirate dalla cifra stilistica Postal Service (Jimmy Tamborello aka DNtel vi ha collaborato) - restano due ottimi momenti per un concerto non interamente indimenticabile che si giova e soffre, a un tempo, dell'istrionismo nervoso e della foga espressiva sregolata di un leader imperfetto.
Scheda: Faint (The), Bright Eyes
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









