Label rubriche
Pubblicazione 07 Maggio 2009

Black Dice

Init, Roma (29 Aprile 2009)

Sabba infernale a base di tonnellate di rumore, il live di Black Dice. Spingono il piede sull'acceleratore noise e non si fermano davanti a nulla e nessuno.
Black Dice
2008

Si rinuncia ad una poesia – quella della semifinale tutta british di Champions League tra lo United e i gunners – per un’altra poesia, aspra e contorta: quella di tre nerd americani che hanno e stanno riscrivendo il primitivismo digitale negli anni 00. Poesia fisicamente dolorosa, urticante come i livelli del suono di un live che è un flusso unico di macerie post-urbane, accumulo apparentemente free-form di detriti musicali post-industriali.

Salgono sul palco senza troppe cerimonie Aaron Warren e i fratelli Copeland; e senza altrettanti convenevoli attaccano con loop vertiginosi di synth a manetta. L’apparato è scarno: una chitarra giusto per ricordare le origini; due percussioni maltrattate in modalità tribale ogni tanto; qualche video collage a far da contorno. Su tutto però ampli al massimo del potenziale e ondate di suono che va e viene.

Dal muro di suono che fuoriesce dalle casse del locale è chiaro da subito che i tre sono decisi a non fare prigionieri e se ne fottono assai se tra i presenti si riproporrà, al solito, la più netta delle divisioni: tra quelli che saranno rapiti dal flusso montante di scorie radioattive e quelli cui il concentrato di noise psicotropo scivolerà addosso senza lasciare apparenti segni. Ormai è risaputo: è una questione di loop, l’assistere ad un live di Black Dice. Anzi, di entrarci nel loop. Se scatta – e per chi scrive, è scattato – allora si parteciperà ad un sabba psych instancabile e sfiancante che porterà al limite dell’alterazione di coscienza. Altrimenti non resterà che assistere inebetiti alla prova di forza dei tre per una quantità variabile di tempo, prima di allontanarsi se non indifferenti (non si può essere indifferenti ai BD) per lo meno poco partecipi.

Che dire se non che questi tre drop out bianchi hanno il groove – seppur sepolto sotto strati e strati di rumore – e la capacità, intransigente, di andare dritti per la loro strada?

Scheda: Black Dice

copertina pdf #91
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