All'Orto Klub di Lubiana i Bassholes sono stati artefici di una fenomenale gig di garage-blues: roba marcia, stridula e tonitruante come mai udito prima. In apertura un busker barba-fino-all'inguine-munito propone un hillibilly nasale e polveroso, accompagnadosi solamente con la sua Fender e ripetendo continuamente "I've lived a rich life", chi è? chi non è? è Jeffrey Evans, ex compagno di Don Howland nei Gibson Brothers e poi nei '68 Comeback e nei CC Riders , ora ubriacone solista (più volte si è fatto fotografare orgogliosamente con in mano una bottiglia di birra Lasko, che solo un alcolista all'ultimo stadio può esaltare); lo ritroveremo a fine concerto nel ruolo di venditore di dischi, costernato, mentre mi dice "sorry, I haven't When My Blue Moon Turns Red Again".
I Bassholes salgono sul palco senza salutare, il Go! Team gracchia in sottofondo (???), Don Howland indossa una giacca di raso grigia su un camicione da Mariachi (!), minuscoli occhialini tondi scuri, pizzetto senza baffi e ciocche di neri ricci elettrostatici che si dipartono orizzontalmente dalla fronte stempiata, pare uscito da un film di Ramirez o Besson. Immaginatevi poi un Bill Cosby delinquente e avrete Lamont "Bim" Thomas, il batterista "epilettico" che sale poco dopo; provano gli strumenti 10-secondi-10, giusto per pagar tributo alla prassi (e che ti frega dell'accordatura se un attimo dopo devi scordare lo strumento?) e "Bim" inizia a pestare la batteria, ridotta all'osso ma fracassona come non mai nelle sue mani; Howland lo segue con un riff di rockabilly deviato: è la cover di Blind Willie McTell che apre il nuovo Lp, la Broke Down Engine travolgente 'si che tutti (e quattro i gatti venuti a vederli) si ritrovano a fine pezzo a ripetere "Lordy-Lordy-Lordy-Lord, Lordy-Lordy-Lordy-Loooord". Bim si alza e fa ciao-ciao con la mano ipercineticamente , si risiede, si mette a ridere da solo con tutti i suoi 75 denti mentre ci dà giù di rullante, innalza e cala la bacchetta a perpendicolo, strabuzza gli occhi come un tarantolato: è un pazzo, ma Dio o chi ne fa le veci è con lui, Howland è invece glaciale, preciso come un'autopsia, cool. Bluebird, Daughter, Out On The Treetops, le nowhere hits del recente disco s'inframmezzano soprattutto ai pezzi gloriosi dal primo album Blue Roots del '92, oltre che al rimanente back-catalogue. La catarsi definitiva arriva con Interzone, si, il pezzo dei Joy Division che qui sembra un pezzo di Son House (!!!), ancora due canzoni e lo show si chiude senza repliche, un fulmine: secco, elettrico, carbonizzante.
Scheda: Bassholes, Jeffrey Evans
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