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Pubblicazione 01 Giugno 2009

Peter Broderick

Fiabe di apparente esilità.

Dall'esperienza con i danesi Efterklang ai ritorni e ricordi in nastro magnetico di Ten Duets; i segnali, le forme e la sostanza di un esordio.
Peter Broderick

A veicolare quello che le parole a fatica riescono a narrare ci pensano i linguaggi del giovane compositore e polistrumentista Peter Broderick; origini statunitensi dell’Oregon per essere precisi ed europeo d’adozione.

Che siano le affinità stilistiche, il trasferimento danese e l’atmosfera nordica, qualsiasi sia la spiegazione, a fare la differenza saranno proprio questi trascorsi, incontri e periodi a segnare tra 2007-2008 i risultati migliori.

Ma facciamo un passo indietro dopo un paio di collaborazioni, Norfolk&Western, Loch Lomond, Laura Gibson, Horse Feathers e non per ultimo Machinefabriek, siamo nel 2007- in fondo  non andiamo così lontano- Broderick consacra gli esordi con la Type Records con un primo 7” dal titolo Retreat/Release (Type-2007), in cui far dialogare ampliamente stesure per orchestrazione e pianoforte.

Grafie affini per raffinata ed esile struttura all’arte di Erik Satie, ordinate in suggestioni e ridotte ai minimi termini se si parla di scelte in strumentazione - di uno rivisitato Arvo Pärt - ma, non per questo prive di cromia.La questione qui si fa sottile acquistando quei vertici in soavità e decadente romanticismo armonizzati alle maniere dei connazionali Rachel’s ma, di una sensibilità nordica per fragilità e suggestione tormentata, nello stesso tempo ingenua, limpida e per solo piano - dieci tracce per un'unica sessione di registrazione - parliamo della squisita fluidità di Docile e della parentesi a chiudere l’anno con la svedese Kning Disk, un augurio dei migliori, vedendo frutti del 2008!

A continuare con la Type Records - anima complice, per trame di confine e matrici sperimentali più o meno elettroniche alle scritture del ventunenne Peter Broderick- e a riaprire la questione al metodo in tasti senza per questo cadere in trappola di reminiscenze in modern-classical ma, sperimentandosi in forme di contorno sarà Float (Type-2008).Dagli interessi o vocazioni orchestrali adottate in armoniche melodie di chitarre, violoncello, batteria, banjo, tromba, theremin o vocalizzi private d’imposte durate o entrate di scena trasportate in un continuo mutare di eventi di straordinaria polivalenza.

Quella flessibilità composita che gli permetterà lo stesso anno di firmare i maggiori consensi di pubblico e critica con gli orientamenti acustici di Home (Bella Union-2008) demandati al folk, e alle prime in cantautoriale, dotandole come sempre d’istanze intime e minimali.

Non conoscono forzatura i duetti in acustica e voce, ma condividono storie, che fin da principio  l’artista tratta con magia e diletto a cui appoggiare strumentazioni con abilità e leggerezza, concedendovi spazio e note nel tentativo di fissare oniriche atmosfere in ambient.

La padronanza con la strumentazione è invidiabile, se ne assaporano gli aromi nelle intese in Ten Duets il più recente lavoro per la Dgitalis Records, esemplare raro in cassetta, di brillante elettroacustica, nuovi fronti in drones, preparazioni ai temi in fondali, o presenze in field recording quelli che sanno riportare i sodalizi migliori con le conosciute scritture acustiche di un piano giocattolo, organo, violino o chitarra.

Nessun entusiasmo giovanile o percorsi da ritrovare o ripescare ma, per Peter Broderick una  personalità dal consapevole stile a metà strada tra l'elettroacustica, l'ambient e le più eleganti cognizioni care ai cosiddetti contemporanei.

Un piccolo grande songwriter a cui non negare musica da camera o melanconiche solitarie acustiche; preziose arti con pochi suoni ma poesie e battiti d’ali da inseguire.

copertina pdf #91