Drop Out
Pubblicazione 05 Maggio 2009

FONAL

Deep sounds from the tundra

Fonal Records rappresenta i nuovi assetti del rock nordico. Sami Sänpäkkilä è il depositario della sigla. Vive ai margini della foresta di Tampere, lontano dal trambusto del mondo occidentale.
Es
Liv Læssøe

Ricordi sbiaditi di un vecchio calcio ancora non assoggettato e piegato alle multinazionali, quando tutti gli stati del vecchio continente avevano almeno un rappresentante nelle rispettive categorie UEFA, si fosse trattato di Coppa Dei Campioni, Coppa Delle Coppe o Coppa Uefa. E spesso l'effetto esotico era proprio stimolato dalla presenza di squadre improponibili, non solo belligeranti 11 dall'estremo oriente europeo, ma anche formazioni con passaporto nordico. Ricordo proprio come in un fermo immagine secolare la presenza dell'Ilves Tampere, una delle realtà più gettonate del campionato finlandese, spesso vittima sacrificale al cospetto di ben più blasonati team del centro Europa o dell' italietta pre-calciopoli. Ferma restando la nota di colore, quel clima di docile e trasparente scoperta pervade l'incontro mediatico con Fonal Records, marchio che in maniera sintomatica rappresenta i nuovi assetti del rock nordico. Sami Sänpäkkilä  è il depositario della sigla, ragazzo minuto con barba curatissima che vive ai margini della foresta di Tampere, lontano dal trambusto del mondo occidentale. La sua una visione antica, fortemente legata al territorio, solo parzialmente intaccata dalle urgenze del più sperimenale e visionario rock anglofono. E' importante collocare la label in un territorio franco e nel corso della breve intervista con Sami, la finalità è proprio quella di far emergere un sentimento altro, distante dall'urgenza commerciale della musica indipendente contemporanea.

Tampere è la terza città della Repubblica di Finlandia (o anche Suomen tasavalta) e conta una popolazione che supera a malapena le 200.000 unità. In Suomi tradizone classica e rock sono sempre andate a braccetto, generando ibridi anche fortunati dal punto di vista commerciale, capaci di proiettare l'intero paese sotto i riflettori dei media internazionali. Del gothic metal locale e di gruppi poster tipo Nightwish od Him non abbiamo un'alta considerazione, del resto anche alla Fonal le chitarre distorte non sono esattamente il piatto della casa, con l'eccezione dei prolifici Circle - che per l'etichetta hanno licenziato un singolo - l'estetica hard-rock non è per nulla contemplata da queste parti. Vanno semmai recuperati altrove i punti cardine di una musicalità così eclettica, con oltre 60 numeri di catalogo ed una vitalità per nulla circoscitta nei 14 anni di fiera attività underground (l'etichetta nasce ufficialmente nel 1995, come estensione 'casalinga' dello stesso Sami). La musica classica di un gigante come Jean Sibelius si scorge solo all'orizzonte, come del resto le accattivanti geografie del jazz libero di due pesi massimi locali quali Juhani Aaltonen (fiatista classe '35, per sentirlo in azione consiglio all'occorenza le due belle ristampe su Porter del pianista elettrico Heikki Sarmanto) ed Edward Vesala (leggendario batterrista noto ai più per gli album su ECM e le collaborazioni con mostri sacri quali il polacco Thomasz Stanko ed il norvegese Jan Garbarek).

Ma i veri antesignani del 'collasso emotivo e strutturale' sono da rintracciarsi altrove, in casa Love Records sicuramente. Label nata nel 1966 per volere del giornalista Atte Blom, del batterista Christian Schwindt e del compositore Henrik Otto Donner ed anticipatrice oltre che dei correnti trend freakadelici anche di un diverso sentire etnico e di un approccio 'verticale' al jazz d'avanguardia. Scorazzando attraverso raccolte del calibro di Eri Esittaja (Psychedelic Phinland – Finnish Hippie & Underground Music 1969-1974) o Arktinen Hysteria (Suomi-Avantgarden Esipuutarhureita) si scorgono in nuce i germi della nuova proliferazione etno-psichedelica posta in essere da Fonal. Un eredità conseguenziale. Anche del compositore elettronico Erkki Kurenniemi - che per Love ha licenziato l'antologico Aanityksia – non solo i Pan Sonic sembrano aver seguito la rotta, lo stesso Sami con l'alter ego solista Es, sembra alludere parzialmente alle trovate analogiche dell'insuperato maestro.

Detto questo è importante stabilire la posizione quasi privilegiata di Fonal, distante da qualsiasi sudditanza intellettuale, fuori dalle contingenze mercantili e fiera nell'inseguire una propria poetica. Quanto proposto negli anni da gruppi quali Kiila, Kemialliset Istavat, Islaja, Lau Nau o Paavoharju è di dominio pubblico. Le stesse eminenze grigie del rock americano ed europeo (Ecstatic! Peace, Locust e Fat Cat) hanno fatto carte false per aggiudicarsi le performance part-time di questi ispirati cantori bucolici e lisergici, segno di un'evidente fascinazione per il profilo inedito di questi artisti. Del resto nell'ora della globalizzazione un ritorno in flagrante sui luoghi della world music può assumere connotati davvero stravaganti, perchè a voler essere pignoli l'opera confezionata da Fonal è in forte odore etno-rock. Ciò non vuol dire impacchettare bellamente un disco dopo aver distrattamente assorbito le istanze di un Graceland o di un Remain In Light.

Qui il discorso è più ampio, ogni artista in catalogo risponde ad un preciso DNA, quasi a voler seguire un tradizione orale (vedremo come l'idioma inglese è contemplato in rarissimi casi), che dice di un'immersione totale nella wilderness e di una pop music che diventa oggetto non identificabile. Un respiro ancestrale potrebbe essere quello dei Paavoharju di Laulu Laakson Kukista, disco che insegue un'idea di musica periferica, tra interferenze elettroniche, beats da dancefloor evanescente, canzone folk strappalacrime e turkish delight (paradosso dei paradossi queste musiche potrebbero mandare fuori di testa l'Hendrix turco Erkin Koray).

Addirittura una manifestazione à la page come il Sonar ha dedicato uno showcase all'etichetta di Sami, segnali di una distensione politica o politica dell'investimento estroso? Non è questo il punto, sono i riconoscimenti puntuali di tutti i media internazionali a sancire l'interesse nel progetto, che ancora una volta - preme sottolinearlo – non è il resoconto su una scena che scimmiotta i più appariscenti cugini inglesi od americani alla deriva dell'isola di Wight, bensì un manifesto coerente di come produrre rock lontano anni luce dagli stereotipi. Partendo magari anche dalla cura maniacale con cui vengono impacchettati i singoli prodotti, che rispondono ad una chiara esigenza estetica, puntuale come forse solo quella della canadese Constellation. Eliminato il jewel case i dischi Fonal sono sempre racchiusi in stilose confezioni cartonate, che anche distrattamente vanno a sollevare un universo di riferimenti ancestrali. Dischi che appunto non hanno l'outlook 'rock indipendentista', semmai piccole scatole cinesi pronte a narrare di antichi rituali, ogetti che colgono la nostra fugace immaginazione, di soppiatto. Anche di questo abbiamo in breve ragionato con lo stesso Sami.   

Quali erano gli obiettivi che ti eri posto con l'etichetta agli esordi?

Non c'era altro obiettivi se non quello di pubblicare la mia personale musica. L'orientamento era molto casalingo agli inizi (un sintomatico grassroots operations viene utilizzato come termine di paragone, ndi) e l'idea alla base di puro divertimento. Abbiamo registrato della musica ed ho voluto fare tutto da me, in completa autonomia. Non ho mai pensato ad ottenere un contratto discografico, l'idea non mi hai mai sfiorato. Sono stato sempre cosciente del fatto che la musica da noi prodotta avrebbe comunque avuto un importanza davvero marginale.

Kemialliset Ystävät
Irwin Badman

Era intenzionale l'idea di pubblicare unicamente formazioni finlandesi? Ti apriresti mai ad artisti di altra nazionalità?

Non è stata intenzionale la scelta. Ma mi sento molto vicino agli artisti finnici quindi è questo il mio ruolo al momento.

Hai una sorta si contratto in esclusiva con i tuoi artisti o permetti loro di pubblicare anche per altre etichette (mi sembra lapalissiano il caso di Islaja che ha anche inciso per la Ecstatic Peace!di Thurston Moore)?

Sì, questo non è affatto un problema. Solitamente abbiamo l'esclusiva per la pubblicazione di un album completo su Fonal, quindi se gli artisti hanno la possibilità di pubblicare in altri formati più piccoli per altre etichette non c'è alcun tipo di problema. Lo stesso dicasi per i dischi dal vivo. Non ho un atteggiamento protezionista nei confronti degli artisti. Se decido di pubblicare un album, mi auguro che porti esclusivamente il marchio Fonal, anche se abbiamo licenziato alcuni dischi per altre labels. Ma ora che sono concentrato sul formato 'esteso' non c'è più bisogno di questi espedienti.

Anche se può suonare obsoleto, sono portato a catalogare la Fonal come un'etichetta di world  music, piuttosto che come l'ennesima compagnia indie-rock. Se avessi un negozio di dischi non farei alcuna fatica ad inserire i vostri dischi nel settore ritmi globali...

Per me va bene, non credo sia errato. Ogni disco potrebbe essere segnalato in una categoria diversa. Penso a questa musica generalmente come ad un pop dal taglio sperimentale.

Il progetto Es è ancora la tua principale attività o stai lavorando ad altro al momento?

Sì, gli Es sono la mia principale attività musicale. Mentre Fonal è il mio lavoro a tempo pieno. Aldilà di questo cerco di produrre dei video musicali – è accaduto per Paavoharju – e dei piccoli cortometraggi nei ritagli di tempo. Questo è il modo in cui occupo il mio tempo al momento.

Qual'è la tua idea di musica popolare e quali sono state le etichette e gli artisti che hanno avuto un grande impatto su di te?

Ho ammirato etichette che sono parse coerenti negli anni con le loro pubblicazioni. Una sorta di visione in cui poter credere. Ascolto una montagna di indie pop ed al contempo musica sperimentale e minimalista

Pensi che un audience più ampia si stia approcciando alla Fonal Records? Almeno ora che importanti media come The Wire, Dusted magazine o Pitchfork hanno riservato numerose attenzioni ai tuoi dischi...

E' quello che è accaduto 2 anni fa. Ora lo della Fonal è piuttosto stabile. Se qualcosa riceve un'attenzione minore, ciò è dovuto al fatto di non essere più trendy. Mi auguro ci siano altrettante buone pubblicazioni che possano consentire all'etichetta di crescere ulteriormente, vorrei essere capace di creare maggiori opportunità per gli artisti di cui pubblico materiale. E' stata sempre una grossa difficoltà poter parlare di questioni di 'successo', dato che non ho proprio i minimi termini di paragone. Ho sempre dovuto cercare la soluzione più difficile per portare a termine il lavoro.

Esiste una carta d'identià dell'ascoltatore medio di Fonal?

E' un pò difficle immaginarlo, ma direi che non c'è una grossa distinzione tar I sessi e l'età è idealmente compresa tra i  20 ed i 35 anni

Ogni aspetto delle tue pubblicazioni è così preciso, le copertine ed i packaging così curati nel dettaglio. Rispetto a questo sforzo non comune mi chiedeo anche quale fosse la tua posizione rispetto al downloading ed ai conflitti quotidiani rispetto alla musica disponibile gratuitamente.

Cerco di non pensarci troppo onestamente. Mi piacciono I vinili e le confezioni in cd cartonate, il mio desiderio è che questi formati non scompaiano.

Dove vedi la tua etichetta da qui a 5 anni? Sei certo di aver raggiunto tutti I tuoi obiettivi ad oggi?

Non sono mai stato abituato ad avere dei grossi obiettivi. Mi auguro di essere ancora qui, su queste posizioni da qui ai prossimi anni.

Hai mai avuto qualche sogno proibito? Voglio dire nessun artista o progetto che avresti voluto sponsorizzare con la tua etichetta?

No, davvero. Sono felice con le mie pubblicazioni ad oggi, completamente soddisfatto di come siano state lavorate le cose.  Questo l'ho detto dagli inizi, mi fermerò nel momento esatto in cui sarò costretto a pubblicare cose che non mi piacciono.

Quali saranno le tue prossime uscite?

Il nuovo disco degli Es: Kesämaan lapset è un mix tra I miei ultimi album Sateenkaarisuudelma e Kaikkeuden kauneus ja käsittämättömyys. Ci sono alcuni brani pop con tanto di cantato ed altri con lunghi archi di muro del suono. Non è ambizioso come il mio ultimo doppio album, mi auguro anzi che quest aultima pubblicazioni possa asattarsi ad un caldo party casalingo, anche adue (risate tra le righe, ndi)

Occhio al catalogo...

Islaja

Merja è un nome troppo personale per me… E’ difficile aggiungere glamour a qualcuno che conosci così bene. Islaja è più misteriosa e non ha nemmeno niente di artificiale”. La prima donna di casa Fonal, al secolo Merja Kokkonen, in arte Islaja, esordisce nel 2004 con Meritie  che altro non è se non un distillato delle primissime registrazioni fate avere a Sami Sämpäkkilä un suo ex compagno di studi in quel di Helsinki. Sembra che la cosa non sia stata immediata, Sami stava lentamente mettendo in piedi il catalogo della Fonal: “Inizialmente non ho mandato le mie prime registrazioni a nessuno. Un mio amico mi disse però della Fonal e dal momento che io e Sami Sämpäkkilä avevamo studiato nella stessa scuola, un giorno gli chiesi di prenderci un caffè insieme e ne approfittai per fargli sentire il mio nastro. A lui piacque ma non mi promise nulla. Quando Meritie fu finito mi promise di farne un mastertape e allora finalmente realizzò che avrebbe voluto distribuirlo con la sua etichetta. Credo che fossimo entrambi realmente contenti della cosa”. La musica di Islaja inizialmente non si discosta di un millimetro dalle coordinate della scena: strumenti desueti, costruzioni folk sempre a due passi dall’astrattismo avantgarde, canto umorale in lingua autoctona. Nel 2005 Palaa Aurinkoon è un degno capitolo secondo, ma il salto di qualità lo compie nel 2006 con Ulual Yyy che segna un parziale allontanamento dal forest folk finlandese avvicinandosi verso una forma di canzone d’autore molto colta e femminile, con venature persino jazz (Nico, Bridget Fontaine, Nina Simone).

Islaja
Susanna Majuri

Kemialliset Ystävät

Dietro la sigla  Kemialliset Ystävät, che in finnico significa “Fratelli chimici”, si nasconde lo strambo genio di Jan Anderzén, attivo anche in proprio con la sigla Tomutonttu, che per intenderci significa “gnomo di polvere”… è quindi abbastanza chiaro quale siano le premesse della musica prodotta, ovvero uno stiracchiato e ultraterreno tappeto psichedelico con assonanze che vanno dai primi Pink Floyd al prog bello e buono. Gli Ystavat sono quasi subito diventati i best seller del catalogo e sono quelli dal profilo più internazionale potendo vantare pubblicazioni non solo su Fonal, ma anche su etichette estere dalla denominazione controllata come Fusetron, Beta-Lactam Ring, Jewelled Antler, Celebrate Psi Phenomenom. Nel 2004 il loro secondo album Alkuhärkä  diventa un piccolo caso underground facendoli diventare i primi portabandiera della scena finnica. La palette di soluzioni sonore messe in essere dalla band può essere incredibilmente varia: da composizioni dal taglio più etereo si passa, senza soluzione  di continuita a groove ritmici dal sapore di giungla. Un umore pan-etnico costantemente in primo piano e un quadro d’insieme che sa di droga e oblio dalle miserie ultraterrene. Quanto a Tomutonttu il discorso non cambia poi molto, Anderzén è una sorta di novello pifferaio magico. Di recente ha anche suonato per bambini e scolaresche nel planetario della sua città natale, Tampere, oltre ad aver collaborato con gente del calibro di Mike Bernstein (Double Leopards, Religious Knives), Joshua Burkett, Tara Burke (Fursaxa), The Skaters, Glenn Donaldson (Jewelled Antler)

Paavoharju

Sono i più liturgici e mistici della scena e vengono da un piccolo centro nel nord della Finlandia, chiamato Savonlinna. I Paavoharju ruotano intorno a due fratelli, Lauri e Olli Ainala. che sono cristiani luterani devotissimi, da qui tutta un’estetica religiosa, con tanto di ricerche bibliografiche / fonologiche su canti sacri degli anni ’20 / ’30, con frammenti presi e inseriti nelle composizioni della band nel disco di debutto Yhä hämärää. I Paavoharju suonano davvero come poche altre cose in giro, con un sound che è finissima e articolata filigrana di piccoli dettagli e un taglio etereo e incantato che ha presto mandato in visibilio la maggioranza silenziosa di ascoltatori freak di questo primo scorcio di secolo. Citando la press di Fonal: “The sound is something between Bollywood music, church hymns, beautiful pop tunes and ambient esoteric noises. The music is unlike anything heard on this planet yet still oddly comforting”. Complice anche il trend che nel frattempo si è addensato intorno all’etichetta di Sami, la band dei fratelli Ainala gode di uno dei maggiori battage pubblicitari mai avuti da una gruppo finnico, finendo con recensioni entusiaste in testa a tutte le playlist del 2004. Ci riprovano quindi nel 2008 con il successivo Laulu laakson kukista mancando parzialmente il bersaglio.

Lau Nau

Se Islaja è la femme fatale della Fonal, Lau Nau è la piccola fiammiferaia bisognosa di un po’ di calore. La differenza tra le due regine del nord non è di poco conto e si riflette anche nella musica. Laura Naukkarinen, vero nome di Lau Nau, nonostante la giovane età è una delle figure centrali della scena forest folk finlandese. Collabora ad un gran numero di progetti musicali tra cui Kiila, Päivänsäde, Anaksimandros, Avarus, Maailma, Chamellows  e il trio tutto al femminile Hertta Lussu Ässä, in compagnia di Islaja e Kuupuu, di contro la maggior visibilità la ottiene proprio da sola esordendo nel 2005 con Kuutarha un concentrato arcano e lirico di folk nordico, fragile e complesso come un origami giapponese e pieno di stravaganze sonore, compiute con strumenti tra i più desueti e originali: “bicchieri per marmellate colorate”, “megafoni per streghe urlanti”, “lattine di birra”. Complice anche l’esser diventata mamma, Laura si trasferisce successivamente dalla metropolitana Helsinki in un piccolo centro nella provincia del nord della Finlandia. Il risultato di questo cambiamento e il secondo album Nuukuu(che in finnico significa “sonno”), in pratica una raccolta di ninna nanne intime per baite e focolari, che aumenta di molto la potenza immaginifica della sua musica acquistando tantissimo sul piano mitico ed evocativo.

Lau Nau
Susanna Majuri

The Others… i minori dell’etichetta

Non di sola psichedelia folk vive il catalogo della Fonal. Sami è abbastanza intelligente da cercare ogni tanto di diversificare il portafoglio della sua proposta, evitando contemporaneamente di allargare troppo lo spettro perdendo il vantaggio competitivo dato da una nicchia che da Fonal sembra volere sempre gli stessi suoni. Sotto quest’ottica oltre i quattro nomi di cui sopra, che un po’ danno una fisionomia di insieme del “Fonal sound” si inseriscono altre voci, che cercano di allargare il discorso e di attrarre un po’ di visibilità. Tra questi si segnala il caso di Fricara Pacchu, il quale addirittura inizia a fare musica come rapper nei Backdoor Funkers, scioltisi prima di produrre alcunché di rilevante. Lasciato da solo a trafficare con strumentali in odore di motorick kraut e stramberie assortite, Fricara Pacchu riesce nell’impresa di far sparare a Sami la boutade promozionale d’ordinanza quando sentenzia che è la miglior cosa che egli abbia sentito dai tempi dei Faust Tapes… Ancora più eclatante il caso di Eleanoora Rosenholm, che traffica con cose del tutto desuete da queste parti, come elettro disco e pop wave,  in un modo del tutto assimilabile a gente come ABBA, Madonna e Kylie Minogue. Una roba da non crederci se non quando si ascoltano le note di  Vainajan Muotokuva disco di debutto, datato 2007, che vanta anche Maailmanloppu una piccola hit in patria con tanto di video controverso (diretto dallo stesso Sami). Altri suoni sintetici arrivano dal quartetto dei Shogun Kunitoki, che si possono tranquillamente allineare ad una deriva precisa del recente trend neo kraut, che rigetta laptop e strumentazioni tecnologiche, per riprendere i vecchi sintetizzatori valvolari e inscenare vignette acide come i vecchi maestri teutonici degli anni ’70. Parziali compagni di vedute in questo senso sono i TV-Resistori, che suonano un po’ come la risposta finnica agli Stereolab. Il richiamo ai sintetizzatori kraut e alla tastierine vintage procede di pari passo con il disegno di ariette pop, un po’ naive un po’ kitch. Il catalogo della Fonal è quindi abbastanza ricco da proporre anche rock anni ’60 con tanto di influenze beatles e trovate a due passi dai Blur di Risto... 

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