Curiosità, impazienza, euforia. Queste le sensazioni dominanti, stasera. La più sorniona e animalesca band psichedelica del momento inaugura il passaggio in Italia proprio qui, nella Capitale.
Parliamo di quattro storti personaggi di casa a Brooklyn (o più o meno sparsi per il mondo), di quattro selvaggi ragazzi bianchi che per la prima volta si ritrovano sul palco tutti insieme, di quattro figure primitive, dai tratti sfocati, senza maschere e travestimenti (come molti, in realtà, si aspettano): gli Animal Collective.
Introdotti da un prescindibile Geoff Farina in versione solitaria e acustica (con conseguente evasione del pubblico verso l’esterno) e dal comizio musical-politico degli Evens di Ian MacKaye ed Amy Farina, tra il rispetto per l’uomo Fugazi e l’insofferenza per certi discorsi propagandistici (“Shut up and play!”, grida una ragazza di Chicago dal fondo della sala), i Nostri s’impossessano del palco e dell’attenzione di tutti i presenti con il loro folk ancestrale, con le loro cavalcate lungo savane sterminate di giochi di voci, intrecci psichedelici, furore ritmico, in un continuum che non prevede interruzioni di sorta (se non in un paio di occasioni, ma giusto perché l’aria inizia a mancare).
Lo sciamano Geologist, con la sua luce da minatore sulla fronte - insieme vezzo e necessità -è alla guida di una trance che snocciola tutto l’ultimo Feels, dall’iniziale Banshee Beat alla scorribanda rumorista di The Purple Bottle, fino alla convulsa Grass, senza dimenticare alcuni classici di Sung Tongs (Leaf House, We Tigers).
Il set è assieme rinascita collettiva e esperienza catartica, luminescente impasto di suoni e visioni che i Nostri, animati da una pulsione vitale che pare inesauribile, articolano in una trama che lascia ampi margini all’improvvisazione. Un approccio liberatorio e ossessivo, che tuttavia - soprattutto nei cambi di tempo e nei rilasci lisergici (ne è testimonianza più compiuta la tappa bolognese il giorno seguente) - lascia intravedere una certa asprezza, ovvero, il prezzo da pagare per un praticantato live latitante.
Il bilancio è comunque positivo per gli Animali delle voci e delle vociacce, delle chitarre e distorsori: ci mostrano l’anticamera di un mondo che appartiene all’essere umano, ma di cui non possiede ormai alcun ricordo. La natura e la modernità come vorremmo coesistessero sempre. Gran talento. L’esperienza arriverà.
Scheda: Animal Collective, Geoff Farina, Evens (The)
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









