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Pubblicazione 27 Aprile 2009

Mi Ami

Init, Roma (18 Aprile 2009)

Esplosivi molto più dal vivo che su disco, i tre Mi Ami dimostrano maturità e potenza di fuoco, mischiando funk bianco e furia iconoclasta.
Live, Init @Roma 18 aprile 2009
Mi Ami
Live, Init @Roma 18 aprile 2009

Sfidando il traffico infernale di un sabato sera primaverile di Roma – e soccombendovi senza possibilità di scampo – arriviamo all’Init giusto in tempo per assistere al concerto dei Mi Ami, headliner di una serata a grosso voltaggio rock con i garagers olandesi The Madd e i nostrani The Rippers e Steelfingers a scaldare cuori ed amplificatori.

Salgono sul palco i tre Mi Ami e solo al guardarli capisci quanto sono nerd e impossibili da catalogare. Proprio come la loro musica. Damon Palermo alla batteria è intento a collocare un campanaccio sopra il rullante con una tale cura che sembra che le sorti del live si decideranno da quei pochi rintocchi; Jacob Long sembra appena uscito da un convento con quella sua barba da monaco e ha una espressione talmente assente che sembra capitato sul palco per sbaglio. Daniel Martin-McCormick, scheletrico e stralunato, è uno sbarbatino ventenne che si presenta scalzo e timidissimo, quasi impacciato di fronte all’audience.

Appena però attacca la macchina Mi Ami – senza bisogno di soundcheck o di riscaldamento alcuno – si capisce che non ce n’è per nessuno. Quella del trio americano è una vera e propria macchina da guerra. Che non fa prigionieri, ovviamente. Si è lì, tutti, completamente rapiti dal furore punk e dal tribalismo funk del trio, tanto che un Martin-McCormick affatto timido (le prime impressioni, si sa, non sono mai esatte) chiama a sé il pubblico, lo vuole nel sottopalco, vicino al cuore della propria musica.

Musica che, come dimostrava l’ottimo Watersports, è nera come la pece, di un nero africano, primordiale, tribale e percussivo, tanto quanto è bianca, sub-middle class, white trash che accatasta su di sé i rimasugli del punk 77 e della no-wave più arty. È urgente la musica dei Mi Ami. Urgente e bruciante. Di una urgenza urlata e stridula che non ha pietà per le orecchie di chi ascolta e che fa di McCormick una silfide incastrata in un corpo da uomo, di Long un metronomo inflessibile e di Palermo un cuore pulsante senza soste. Non c’è pausa. Non c’è possibilità di tirare il fiato. Se su Watersportsc’erano vuoti pneumatici di matrice dub, live la sensazione è quella di un continuo pugno in faccia. Sono giovani, i Mi Ami, ma hanno il suono, oltre che l’età, dalla loro parte.

Un grazie sentito ai ragazzi dell’Init per la passione con la quale continuano a mettere su un cartellone di estrema qualità.

Scheda: Mi Ami

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