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Pubblicazione 01 Maggio 2009

Golden Silvers

Candido feticismo per giovani blasé

Un trio di giovani belle speranze folgorato sull'iperstrada dell'informazione. O, se preferite, pervaso d'insano, godurioso feticismo po-mo.
ed ecco a voi...
Golden Silvers
Peter Roston 2009
ed ecco a voi...

Il Macbeth è un pub piuttosto in voga in zona East London (70 Hoxton Street) che il terzo venerdì di ogni mese diventa la location del Bronze Club, serata a base di funk eighties e boogie electro con ospiti live, tra i quali negli ultimi tempi spicca un trio di giovani belle speranze. Si chiamano Golden Silvers, sono londinesi, di età compresa tra i 23 e i 25 anni - quindi non proprio di primo pelo per gli standard anglosassoni - e sciorinano una formula sonica sfaccettata e schizofrenica pur se britannicamente composta, affrontata col piglio blasé degli intrattenitori consumati.

Ben supportato dal batterista Alexis Nunez e dal bassista Ben Moorhouse, il leader - il cantante e tastierista Gwilym Gold - si disimpegna tra fantasie pop-dance ed electro-soul, brume wave e carezze doo-wop con estro visionario e timbro flemmatico, senza farsi mancare increspature stradaiole ed inflessioni sciroccate. Nella prima metà del 2008 il loro repertorio presentava già questo alternarsi di situazioni a pronta presa e in strano e strutturato derapage, un campionario di riferimenti sonici da tirare fuori al momento opportuno quasi fosse il kit edonistico del feticista rampante, per la gioia degli astanti toccati nel vivo da questo impasto di candida verginità e morboso citazionismo. Tutto ciò rappresentava un boccone ambitissimo per le fameliche label inglesi, che iniziarono addirittura a sgomitare quando il solito NME e l'occhiuta Radio 1 accesero i loro occhiuti riflettori sul trio. Ad aggiudicarsi la volata fu la XL, per i cui tipi esce quindi l'esordio True Romances.

"Non credo sia giusto dire che siamo una indie band", ha dichiarato Gold. Non potrei essere più d'accordo. Indie è ormai un termine fuori corso, buono semmai ad indicare un mood - un contropelo sbrigliato, in romantica e finanche parallela divergenza rispetto al mainstream - che di certo i Golden Silvers non praticano, sublimandolo con quelle pose da parvenu che la sanno lunga e larga, senza preclusioni da snob alternativi. Oppure, se preferite, sembrano gli ennesimi rappresentanti di una generazione di bombardati/miracolati sull'iperstrada dell'informazione, dove l’accessibilità e simultaneità di ogni fenomeno culturale catalogato rende possibili anzi necessarie playlist in cui allegramente (?) convivono Ultravox e Beach Boys, Style Council e Kajagoogoo, Joe Jackson e Blur, Elvis Costello e Donald Fagen, Hendrix e Smiths... Il problema e quindi l'abilità dell'artista diventa togliere ciò che ingombra il percorso, sfrondare le ramificazioni nocive. Un processo assieme facile e rischioso, che seguiremo con attenzione. Magari godendone, nel frattempo.

copertina pdf #91