Il Teatro Filarmonico di Verona è una bomboniera solenne e preziosa: stucchi, cristalli, ori, velluti, balconcini e loggione, roba che dopo un quarto d'ora ti aspetti che piombino sul palco non meno che un Otello o una Mimì. Invece, ecco sciamare in perfetto orario la gioiosa combriccola allestita da Mr. David Byrne per celebrare i frutti del pluriennale sodalizio con Brian Eno. Sono in dieci, tutti biancovestiti, batteria, percussioni, tastiera, basso, tre coristi e tre ballerini, più il leader ovviamente con la criniera candida e l'aria allampanata da Steve Martin del pop-rock. E' un party, non ci sono storie. Condotto con dinamismo e maestria, sfruttando con leggerezza e implacabile competenza le tensioni sonore, le distensioni coreografiche e l'impasto fra queste. Se volete, è l'onda lunga dello stop making sense spinta ad alleviare gli spiriti affannati della contemporaneità.
Gli astanti assistono con entusiasmo sì ma anche con la compostezza che conviene alla location, almeno fino a Crosseyed & Painless, quando qualcosa s'innesca incendiando l'estatico idillio. Allora i culi si separano dai velluti delle poltroncine e scattano le danze nei corridoi e sotto il palco. A quel punto di svolta sale in cattedra il vero protagonista della serata: si tratta di un solerte funzionario di sala che, con spirito encomiabile, approfitta della relativa quiete della successiva Born Under Punches per far rientrare gli scalmanati nei ranghi. Roba da non credere: con puntiglio sacerdotale e cipiglio militaresco riesce a far tornare ogni culo sul velluto di competenza. Tanto fideistico zelo mi smuove una insospettata tenerezza, che raggiunge la commozione quando le successive Once In A Lifetime, Life During Wartime e una clamorosa Poor Boy scatenano la bolgia definitiva, che vivrà apoteosi col secondo bis, una Burning Down The House eseguita dagli undici allegri officianti rientrati sul palco con un buffo ma dignitosissimo tutù.
Scorgo il funzionario ormai arreso alla soverchiante forza del nemico, lo seguo mentre si dilegua avvolto in un'incazzatura palpabile e scorbutica come uno sciame di vespe. E' una figura esilarante e patetica, meritevole d'essere eletta a campione di chi non concepisce - non per colpa sua, s'intende, ma per incommensurabili zavorre e retaggi - la possibilità di un'espressione artisticamente divertente e divertita. Il pezzo di commiato Everything That Happens (Will Happen Today) si rivolge idealmente anche a quelli come lui. Ma, meschino, non lo saprà mai.
Scheda: David Byrne
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