Era da tanto tempo che non si vedevano tante facce da Link tutte assieme in un locale. E non parliamo dell'ultima sede dell’ex centro sociale ma di quella storica di Via Fioravanti, mancata la quale il popolo rave-tronico non ha più avuto un locale e un punto focale. Tom, spacciatore di poliritmi con basso a tracolla stile playstation, è dunque questa grande scusa per tornare a respirare i bei vecchi tempi andati dove i Novanta puntavano dritti ai FUTURE (e a velocità max).
Non sarà un Aphex Twin, per il quale tanti anni fa nel capoluogo sono confluite quasi 8000 anime, ma un messia di ripiego e pur sempre un messia e, giusto per farvi i conti della serva, al botteghino si traduce in un incasso che il 90% delle band con le chitarre si possono scordare. E’ la coda lunga dei Novanta a farsi sentire e per chi se lo fosse scordato; Rave significa tirar dentro in nome di un sogno tanti ragazzi di tribù diverse. Rasta, raver, skunks ad ampio spettro, gente che si materializza solo in queste occasioni, il fumato che non esce mai, l’amico dell’amico che ti passava le cassette di Ibiza, l’ingegnere informatico, l’Universitario che gli manca la mensa occupata del 25, sono tutti qui per la macchina che ti regala (a 18 euro) un mix istantaneo di tutte le piste che animavano il vecchio scatolone fumogeno dietro la stazione (sul quale ora c’è il bel palazzone del Comune). Nessun adolescente. Facce note per la maggioranza più che venticinquenni.
Quest’anno poi, magia delle magie, è il tempo di un bel revival ‘ardkore targato 92. Come dire. Le origini. Number Lucent EP,nel banchetto con le magliette XL colorate e ultima uscita del nostro è infatti proprio questo: la Jenkins way di tornare a pensare E con i classici espedienti slappati e IDM della casa. Prima, in apertura, non dimentichiamo Bochum Welt aka Gianluigi DiCostanzo, famoso, per chi lo conosce bene, per lo scavo di sonorità ’80 barra Novanta tra tastiere d’antan e drum machine in forte odor di hip hop convertito white brit. In pratica è come dire prequel. La saga completa dall’episodio -1 e 0. Non a caso chiusura del set con esecuzione per nulla irriconoscibile di Warm Leatherette dei The Normal.
Il post è in mano a Tom ed è un affare di contaminazioni
sulla base tech. All’uomo, non so se lo sapete, ma piace l’applauso e un bel metal
da stadio è quello ci vuole per ottenerlo. Funziona sempre. E con un batterista
umano che umanamente ti rifà un po’ di rullanti drum’n’bass è delirio. Delirio
e noia diciamocelo, anche perché un truzzo karaoke di riff e luci sparate da
tre schermi spacca pupille stancano dopo dieci minuti figuriamoci dopo un’ora. E'
quel troppo voluto che fa Novanta, che fa vecchio Link, WARP e Cunningham,
tutta
Il live continua con altri 45 minuti, questa volta di vero
brand della Casa: un’arena poliritmica fatta di codici morse, ritmi robo bastardi
e gran casino generale. Una wrek-tronica comandata a pedale e smanettata con il
maledetto basso che, fortuna nostra, contiene l’attitudine fusion per un funk
angolare ultra pompato, slappa memore
di quei grandi dello strumento citati sempre che in sala nessuno conosce (forse
Jaco Pastorius e Les Claypool).
Le luci, dicevamo, sono inumane, una sala giochi e il piccolo Guitar Hero che c’è in ogni Tom ci fa sorridere con un inevitabile retrogusto di nostalgia che oramai aleggia in questo incorruttibile desiderio Tech.
Scheda: Squarepusher, Bochum Welt