New York, 1967: un gruppo di rock’n’roll (come potevano essercene a migliaia) decise di trarre dai versi del poeta William Butler Yeats il nome che li avrebbe caratterizzati; la composizione, titolata The song of wandering aengus, recita all’incirca:
(…) “E percorrerò l’intricata macchia erbosa
e coglierò fino al termine del tempo
le mele argentee della luna,
le mele auree del sole.”
L’organico originale comprendeva Simeon Coxe alla voce, Dan Taylor alla batteria e ben tre chitarristi. Un giorno, invitato nell’appartamento di un amico direttore d’orchestra, Simeon rimase stupito ascoltando il suo anfitrione improvvisare con un oscillatore su un brano di Beethoven; rincasato con un oscillatore da cinque dollari scarsi pensò di ripetere l’esperimento suonando su un pezzo dei Rolling Stones. Di lì l’illuminazione: portare l’elettronica nella musica pop. Partendo dalle proprie influenze musicali (tutt’altro che ‘colte’) e da ciò che la libertà degli Anni ‘60 stimolava nella gente, Simeon iniziò a comporre e arrangiare dei pezzi come non se n’erano mai sentiti. Un po’ alla volta decise di rinunciare al primo chitarrista, poi al secondo e in breve lui e Dan optarono per una formazione che, in ambito rock, non conosceva precedenti: il duo. Il nuovo organico vedeva Dan sepolto dietro una batteria sovrabbondante (oltre a ogni sorta di elemento percussivo immaginabile) e il nostro al canto e al… ‘Simeon’.
Il ‘Simeon’, come poi riportato dalle note di copertina del loro primo Lp, constava di un “meccanismo organico (?!) composto da 9 oscillatori e 86 controlli manovrabili attraverso mani, gomiti, ginocchia e piedi”. L’anno successivo esce per la Kapp Records il primo album (omonimo) dei Silver Apples che, strano a dirsi, ottiene un certo successo commerciale grazie a 9 canzoni che ancor oggi mantengono una straniante forza innovativa. Si tratta di pezzi che partono dal pop virando psichedelicamente verso lidi oscuri e atmosfere allucinate. Il classico ‘basso elettrico’ è qui sostituito da una pedaliera che altro non può fare se non generare suoni minimali e instancabilmente iterati. La funzione di Taylor è assolta accompagnando il flusso sonoro degli oscillatori attraverso ritmiche che non si discostano troppo dai soliti tempi pari ma che danno a ogni brano una cadenza aliena fino ad allora completamente inedita. I ricami degli oscillatori poi, assicurano la costruzione di strutture spesso disinteressate a suggerire una melodia. Si tratta di riff ossessivi e, nel migliore dei casi (si ascolti Lovefingers) proto-robotici. In Program assistiamo a una metabolizzazione naïf della Radio Music di John Cage ricontestualizzata in ambito ‘leggero’. L’introduzione di Whirly-Bird profetizza l’avvento della new wave con dieci anni di anticipo. Dust è evocazione di un bad-trip attraverso una sperimentazione che sarebbe piaciuta ai primi Velvet Underground. Dancing Gods è un ritmo tribale su un bordone elettronico algido e indifferente (formula ripresa ed esasperata da Suicide e Killing Joke). A chiudere la seconda facciata la fresca Misty Mountain: semplicemente (l’inconsapevole) teorizzazione del synth-pop alla Soft Cell. Tutto in un album.
Nel ‘69 i nostri tentarono di ripetere le fortunate intuizioni di Silver Apples. È proprio questo è il limite di Contact (Kapp): non aggiunge nulla a quanto cantato un anno addietro. You and I gioca una volta in più la carta dell’allucinazione collettiva (oggi la chiameremo trance), I Have Known Love si piega a una melodia sintetica per cantarci in maniera (tra)sognante l’importanza dell’Amore Universale. In Ruby si tenta l’impiego di un banjo ed effettivamente l’operazione risulta tanto azzardata quanto riuscita. La copertina raffigura Simeon e Dan all’interno della cabina di pilotaggio di un aeroplano. Purtroppo la compagnia aerea non aveva autorizzato l’incursione dei nostri all’interno di una zona tanto ‘delicata’ e pensò bene di far causa al duo che, per sottrarsi a un processo che non avrebbe potuto sostenere, decise di darsela a gambe e di sciogliere il loro connubio artistico. Per quasi vent’anni dei nostri non si sa più nulla. Finalmente, nel 1997, esce il terzo album a nome Silver Apples. Questa volta Simeon è affiancato alle tastiere da Xian Hawkins e dal batterista Michael Lerner; Dan Taylor non è più interessato a entrare nello show-biz, nè tantomeno d’invischiarsi nella snervante tiritera dei live show.
Beacon (Whirlybird) contiene 3 riproposizioni dai primi due album e una manciata di inediti che, ancora una volta, non aggiungono nulla alla leggenda cementata tanti anni prima. The Dance è sfacciatamente ballabile, Lovelights finisce per annoiare. Lo stesso anno viene distribuita una versione ‘remixed’ di Beacon (anche se alcuni pezzi sono ripresi dai soliti due album dei sixties) a opera di alcuni Dj più o meno (s)conosciuti. Un nome però spicca su tutti ed è quello di Sonic Boom (alias Peter Kember, ex- Spacemen 3) col quale Simeon realizzerà nell’98 il mini-album A Lake Of Teardrops (Space Age). Anche questo titolo, come il successivo album a nome Silver Apples (Decatur, Whirlybird) non saprà rinnovare un sound che è diventato vessillo del suo stesso mito, incapace di attingere negli anni alle tante contaminazioni che egli stesso ha contribuito a generare (qualcosa del genere è capito anche ai Kraftwerk da Computer world a oggi). Conclude il catalogo delle ‘mele argentee’, The Garden (Bully Records), raccolta di materiale inedito risalente al periodo di Contact. Oggi che le ristampe dei loro primi album sono finalmente disponibili su cd è tempo di rimpinguare la propria collezione con un tocco di proto-elettronica rock.
Il giorno seguente la realizzazione di questa intervista (10 Marzo 2005) Simeon ci informa che Dan Taylor è deceduto improvvisamente in un ospedale di New York all’età di 56 anni.
Il free-jazz della Sun Ra Arkestra, Jimi Hendrix, i Rolling Stones, Sam & Dave, il soul di Wilson Pickett, Fats Domino e Big Joe Turner.
I sessionmen sono un po' come i membri di un'orchestra: non c'è niente di male in loro a patto che li si consideri per ciò che sono, ossia dei mercenari. Io, nei momenti difficili, non ho mai avuto problemi nell'affrontare lavori di ripiego come il carpentiere o il barista. Non volevo confondere la mia figura di compositore suonando cose nelle quali magari non credevo.
Ultimamente sto collaborando con un giovane musicista, Adam Daedalus. È veramente un talento a trecentosessanta gradi; sto producendo un suo album e i suoi video.
Fornisce certamente nuovi stimoli. Arte e tecnologia devono percorrere lo stesso cammino mano nella mano.
Il fatto di essere 'indipendenti' è più che altro uno stato mentale, un'attitudine del tipo: "Non me ne frega un cazzo" e, in questo senso, nessuna etichetta può dirsi indipendente fino in fondo. La mia esperienza a riguardo non può che essere positiva dato che non mi sono mai aspettato un granché dalle case di produzione e di distribuzione.
L'inferno.
Prudenza se si vuole condurre una vita tranquilla, serena. Ardimento nel caso voglia mantenere acceso il fuoco della propria ispirazione.
Mi piacerebbe migliorare tecnicamente.
Non ho mai avuto una visione concreta riguardo a come la mia musica avrebbe dovuto suonare: m'interessa solo ch'essa continui a sorprendermi. Mi curo solo che mi proietti 'fuori' da me stesso.
I tipici fenomeni pop rivolti agli adolescenti sono il goffo risultato dello show business. Ma di tanto in tanto qualche artista genuino riesce a rompere questa monotonia emergendo dalla massa. I Blur sono un esempio calzante, e anche Snoop Dogg.
Pare proprio di sì.
Un pranzo a base di amore.
"Non provarci con una ragazza al primo appuntamento".
Sta accadendo proprio ora.
Mi piace dipingere, divertirmi sfrenatamente, amare. cose di questo tipo.
Non scriverei nulla che suggerisse come impiegare il proprio tempo per evitare la noia. Ne scriverei mai nulla che prevedesse l'utilizzo del Theremin.
Alla mamma.
Fare l'amore e mangiare pesce gatto.
No.
Siamo stati denunciati da una compagnia aerea che non aveva autorizzato l'immagine di copertina la quale raffigurava me e Danny all'interno della cabina di pilotaggio di un loro aereo; ne abbiamo passate delle belle ed è purtroppo stato necessario sciogliere il duo.
Sì, poiché in fondo sono un sopravvissuto.
Sì. Una volta la mia insegnante di biologia rivolse una domanda a una certa Mary Ellen e io, distratto dai miei sogni a occhi aperti, risposi a voce alta al posto suo. L’insegnante mi apostrofò col nome ‘Mary Ellen’ per i sei mesi successivi.
Può guidarti dritto a sentimenti di gioia e amore, cosa che comunque non esclude un retrogusto amaro. E può pure farti incappare nel dolore, e naturalmente anche quella conquista è riempita di amarezza. Ma è un viaggio che si deve intraprendere!
Tutto ciò che mi passa per le mani.
No.
Non dovrebbe esistere una differenza sostanziale tra arte e vita. Eppoi un artista dovrebbe, più degli altri, mettere in dubbio ogni sistema vigente.
Una persona sul genere di Calvin Klein o Andy Warhol.
Una banana sbucciata.
Beh, ci si dovrebbe accostare all’esperienza artistica a mente aperta. Certa gente invece, non avendo mai acquisito questa predisposizione fondamentale, ha bisogno di etichettare le cose.
La Storia è ciclica al pari di una donna, ma certi uomini sono in grado di imparare dai propri errori (probabilmente molte donne non saranno d’accordo…).
La passione.
Il mio unico programma è quello di continuare a fare ciò che sto facendo.
Condividere la propria connessione con le forze cosmiche insieme agli altri.
Scheda: Silver Apples
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









