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Pubblicazione 15 Aprile 2009
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Lara Martelli

Circolo Caracol, Pisa (14 Marzo 22h00)

La cantante italo-finlandese continua a portare in giro Cerridwen, disco col quale la sua carriera in movimento approda in quella zona di Bristol da cui si vede l'Islanda.
Live Caracol 14 marzo
Lara Martelli
Live Caracol 14 marzo

Viso da diva del cinema, si comporta come tale rimanendo per tutta la durata dello show con un impermeabile, benché senza maniche, all'interno di un Caracol-fornace perché "è il mio costume di scena": e considerate che mentre il disco dava un'idea di tranquillità quasi invernale dal vivo le canzoni acquistano calore e passione soltanto intravisti nella versione registrata, cosa che insieme alla grande affluenza di pubblico aumenta ulteriormente la temperatura del locale.

Accompagnata da una formazione a tre (l'alter-ego musicale Pierfrancesco Aliotta a computer, tastiere e basso, Marco Marzo alla chitarra e Claudia Della Gatta al violoncello) ridotta ma estremamente efficace, Lara Martelli conferma per l'ennesima volta la misteriosa legge per cui i dischi in Italia sono anche belli, anche fatti bene, ma il 95% dei gruppi e cantanti italiani è meglio dal vivo.

Lei dice che è perché le canzoni portate in tournée nel tempo vengono rilavorate, migliorando arrangiamenti ed esecuzioni, ma quale che sia la causa, il viaggio nella versione live di Cerridwen ha qualcosa di magico davvero nella compiuta padronanza con cui si ribadisce che il trip-hop che domina l'album è un genere fatto di freddo nord, è lunare come la dea che lo intitola, ma è fatto anche di passione bruciante ed aperture stordite da cielo estivo. Una dicotomia nella quale la nostra si trova bene forse grazie anche alla doppia origine, tra il sole di Roma e il freddo della Finlandia, e che viene resa efficacemente anche dalle morbide movenze con cui la cantante trattiene la tensione e poi la fa esplodere qua e là in improvvisi abbandoni a danze frenetiche.

Dopo aver recuperato nei bis qualcosa dal precedente Orchidea rossa e dintorni (anche qui la cottura degli anni ha agito in meglio), tocca all'omaggio "al più grande amore della mia vita, non corrisposto" di una sommessa e intensa There's A Light That Never Goes Out e a quello alla raffinata leggerezza dei Beatles di Blackbird chiudere l'esibizione di un talento in grado di affermarsi bene all'interno di un genere che sta tornando in auge.

Giulio Pasquali

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