Turn on
Pubblicazione 27 Marzo 2009

Malachai

Warriors, come out to play?

Un immaginario variegato, tra psych rock acido, roots reggae e garage, con attitudine al collage, divertimento e autoironia.
Cover album Ugly Side Of Love
Malachai
Marc Bessant 2008
Cover album Ugly Side Of Love

Commentare pubblicamente con divertimento le recensioni del proprio disco può apparire inconsueto. E’ quanto si può leggere sul myspace dei bristoliani Malakai, il cui album d’esordio - Ugly Side Of Love – è prodotto da Geoff Barrow (Portishead) per la sua label Invada. Quello che lì ci ha incuriosito sono le considerazioni anche ironiche su come la stampa finisca per interpretare intenzioni e influenze; la pagina si dimostra allora una lettura anche surreale piuttosto rivelatoria di certi meccanismi bilaterali di comunicazione. Per dire, si chiedono dove alcuni abbiano sentito il dubstep nell’album, come risulti scontato citare il trip hop associato a Barrow, e via di questo passo.

L’incipit la dice lunga sulle intenzioni del gruppo in questione, formato essenzialmente dal cantante e songwriter Studio-Gee e dal musicista Scott, rispettivamente un dj e un MC che hanno unito le loro attività. E’ Gee comunque a mostrarsi come portavoce, facendo pensare erroneamente a un solista, mentre invece di collettivo trattasi, legato anche alla fervida scena artistica di Bristol. L’incontro con Barrow ha fatto sì poi che il progetto musicale si concretizzasse. Per fare un paragone immediato e generale sulla produzione, ci si potrebbe riallacciare a quanto ha realizzato negli ultimi anni uno come Danger Mouse, Gnarls Barkley inclusi.

Ecco allora che la cifra stilistica del progetto Malakai si costruisce intorno a uno psych rock sixties piuttosto acido, venato di roots reggae, misto a garage di marca Nuggets, psichedelia rivisitata alla maniera di un Barrett hip hop, più alcuni influssi di marca portisheadiana (come potevano mancare dato il contesto?). E ancora qua e là coloriture funkadeliche e black. Il mood come si intuisce, è quello collagistico alla maniera di uno Zappa ’70, una propensione diremmo oggi verso un postmoderno cut up; l’ossatura per alcuni brani è costituita essenzialmente da basi e samples su cui via via si vengono a costruire e stratificare i pezzi. Beach Boys per la parte melodica, Zombies, Who, Kinks, Love. Ma anche il cantato del nume giamaicano Horace Andy e di Dose One. Un che di kraut dub nell’unico pezzo scritto con Geoff Barrow, Only For You. E ancora gli omaggi allo street combact di un film come I guerrieri della notte di Walter Hill (1979) campionato nell’opener Warriors, un garage rock acido.

L’autoironia del progetto è evidente, il suo merito consiste nell’aver reso unitario un album così vario, che sfugge alle catalogazioni rimanendo piuttosto ispirato.

Scheda: Malachai

copertina pdf #91