La signora Faithfull non l'ammazza nessuno: dopo il collasso di Milano del 2004 e il tumore al seno (fortunatamente diagnosticato in tempo) dell'anno scorso rieccola in forma e in tour con uno spettacolo quasi cameristico (la accompagna un gruppo di soli tre elementi). In realtà la scaletta, oltre a pescare nel suo repertorio classico (con l'accento in particolare su Broken English), punta su country e blues attraverso canzoni recuperate nelle frange più desuete della sua discografia: oscuri 45 giri, tributi sepolti negli anni e cover come la No Regrets di Walkeriana memoria con cui apre il concerto nonché, dagli anni '30, la Ruler of My Heart che, come spiega lei stessa, funse da base per la Pain In My Heart di Otis Redding (indovinate quale gruppo inglese che ha per logo una linguaccia aveva inciso quest'ultima sul proprio secondo disco...). Il tutto diventa inequivocabilmente suo nel momento in cui passa per la sua voce, più simile a quella con cui quasi 30 anni fa riemerse dalle Vagabond Ways (anch'essa in scaletta) dei suoi anni '70 di quanto quella non fosse simile alla voce di solo pochi anni prima.
La prima parte scorre sommessa, ma più per il repertorio tranquillo che per la formazione ridotta. Sommesso infatti non significa dimesso e i tre (l'immancabile Barry Reynolds alla chitarra, Daniel Mintseris a tastiere e xilofono e Joe Cang a basso e percussioni) accompagnano con efficacia la signora nelle riproposizioni dei cavalli di battaglia quali Guilt, Times Square, The Ballad of Lucy Jordan, Why'd you Do It e quelli più recenti a firma PJ Harvey (No Child of Mine) e Nick Cave (una splendida Crazy Love); e sul finale attualizzano ai tempi e ai suoni attuali il mix tra passione e trance robotica che costituiva Broken English, realizzando 10 minuti di purissima bellezza che suggeriscono che dall'interazione tra elettronica e strumenti suonati si può ancora tirar fuori parecchio.
Il finale di un concerto non molto lungo (non l'ammazzerà nessuno ma non le si può chiedere di essere Springsteen) è affidato a una As Tears Go By classica (sulla quale istiga, accontentata, il pubblico al coro: evidentemente sa di essere in Italia), che forse patisce uno xilofono dal suono troppo acuto, e all'unico bis Don't Forget Me, invito decisamente superfluo: chi se la scorda una cantante di 60 anni ancora diva nella musica, nello humour con cui introduce le canzoni (facendosi anche capire dal pubblico italiano) e nella disinvoltura con cui indossa uno spolverino-caftano che ogni tanto le scopre l'ombelico?
Scheda: Marianne Faithfull
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









