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Pubblicazione 01 Settembre 2004

Belle And Sebastian, The Rapture

Piazza Castello, Ferrara (07 Luglio 2004)

Rapture e Belle & Sebastian, nella cornice affascinante di Piazza Castello a Ferrara
Belle And Sebastian
2001

Di anno in anno "Ferrara sotto le stelle" si conferma un appuntamento fisso per chi cerca, tra le miriadi di festival estivi che invadono la penisola, proposte di qualità a prezzi dignitosi. E di anno in anno il programma della manifestazione si distingue sempre più per la cura con cui è assemblato e la ricercatezza nella scelta dei protagonisti. Per averne conferma è sufficiente scorrere l'elenco degli artisti che negli ultimi tempi si sono succeduti sul palco della manifestazione: gente come John Cale, Black Heart Procession, Lou Reed, Radiohead, Goldfrapp, Dirty Three.

Quest’anno il cartellone degli eventi non ha fatto eccezione, vantando presenze di statura internazionale e proposte musicali a trecentosessanta gradi: le riflessioni elettroniche degli Air, la canzone d’autore di Vinicio Capossela, le orchestrazioni di Philip Glass, l’avanguardia di David Byrne, il post-rock dei Tortoise, gli scarti melodici degli Oi Va Voi, l’alternative country dei Lambchop, il pop raffinato dei Belle & Sebastian. E proprio gli scozzesi sono stati gli attesissimi protagonisti della serata del 7 luglio.

Il compito di scaldare gli animi dei presenti è toccato ai Rapture, band elettro-garage-dance americana con all’attivo qualche buon singolo. Una miscela interessante, quella del giovane combo newyorkese, che pur raccogliendo discreti consensi, ha lasciato però un tantino perplessi. Sarà stata forse la nostra scarsa inclinazione a digerire ritmi danzerecci accostati a vocalizzi eccessivamente sguaiati, ma i giovani musicisti ci sono sembrati una copia sbiadita di esperimenti altrui, con in più l’evidente svantaggio di non possedere un briciolo di carisma on stage. Peccato davvero, anche per la scelta, non azzeccatissima, di farli suonare davanti a un pubblico abituato a ben altre divagazioni musicali.

Chi non ha dovuto porsi problemi di questo genere sono stati invece i Belle & Sebastian. La band di Stuart Murdoch è salita sul palco verso le 21.30, portando in dote tre chitarre, quattro violini, basso, tastiera, violoncello, fiati e un’attitudine per la melodia da far invidia al miglior Bacharach. Forte dell’ultimo - notevole - lavoro Dear Catastrophe Waitress, il gruppo di Glasgow ha mostrato ai presenti - non numerosissimi, ma assai ben disposti – l’idea di pop orchestrale che lo contraddistingue, ovvero una miscela di progressioni armoniche dal tocco vellutato, condite da coretti di beachboysiana memoria e inserti d’archi di matrice innegabilmente pop. Un insieme gradevole e fascinoso, che ha conquistato sin dalle prime battute, non lasciando indifferenti nemmeno gli ascoltatori più scettici.

Impegnati nel ripercorrere alcune tappe fondamentali della loro ormai decennale carriera, i Belle & Sebastian hanno proposto sia brani tratti dai primi dischi, sia numerosi episodi provenienti dall’ultimo lavoro, offrendo di entrambi una meticolosa rivisitazione. Una scelta che se da un lato ha sottolineato la grande preparazione e perizia tecnica dell’ensemble scozzese, dall’altro ha trasformato il set in un’esperienza di ascolto dai toni forse troppo addomesticati, in cui non avrebbe guastato un pizzico di trasporto in più da parte dei musicisti.

copertina pdf #91
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