Sull'onda della nuova onda della Nuova Onda, nonché di un rinnovato interesse generale nei loro confronti, gli Stranglers tornano a farsi vedere in Italia dopo un po'. Il pubblico è composto da giovani neofan curiosi della leggenda, ma anche di persone che probabilmente in Italia li hanno visti già nel 1980.
Sul palco la situazione è la stessa: accanto ai veterani 50enni Burnell e Greenfield troviamo Baz Warne, omone della working class che non possiede il look da gentiluomo trucido che aveva Cornwell ma la cui voce segue bene le finezze e i cambiamenti di registro del predecessore, e alla batteria "not a big man as usual", come spiega Burnell. Il 68enne Jet Black, infatti, è in convalescenza da un'infezione polmonare che ha interessato anche il cuore, ed è temporaneamente rimpiazzato dal suo tecnico di palco Ian Barnard, 23 anni, che non sbaglia uno stacco e pesta come un dannato.
Già perché gli Stranglers che vediamo questa sera sono quelli più pestoni e aggressivi, "prima maniera" ancor più che negli ultimi due album. La scaletta attinge principalmente ai primi tre album (perfino Burning Up Time, per dire) e all'ultimo, e anche quando va su The Raven ne sceglie i brani più vicini a questo filone. Eccettuati i reggae bastardi di Nice'n'Sleazy e Peaches, le finezze di Golden Brown, il pop di Always the Sun, gli assoli di Walk on by e il country di I Hate You (dedicata, dicono loro, a "the real Man in Black" Johnny Cash: musicalmente è vero, ma si fanno ipotesi sul destinatario di versi "gentili" quali "I hate you now, I always will, and when you're dead I'll hate you still"...), siamo intorno al ’78, pur fresco e grintoso.
E se si parla di Stranglers "vecchi", la serata non poteva andare liscia, qualcosa doveva succedere. Infatti: Burnell a inizio concerto sembrava un ex-irrequieto, felice di suonare e sorpreso, quasi imbarazzato da tanto pubblico e da tanto affetto: poi a un certo punto riesce fuori il fantasma del turbolento, quando durante Summat Outanowt vede un ragazzo che filma il concerto appoggiato a una spia. Prima tenta di colpirlo con un calcio (tra l'altro, è cintura nera di karate) poi, mentre i roadies prima apostrofano il ragazzo (che evitato il calcio aveva ricominciato a filmare) con svariati "fuck off" poi gli si assembrano intorno e lo allontanano, JJ salta giù dal palco senza nemmeno sfilarsi il basso e si unisce al crocchio, col suo amplificatore che ci restituisce una precisa mappa sonora dei suoi movimenti e della schiena del roadie, prima che il cavo si stacchi e il resto del gruppo si accorga di quanto successo e smetta di suonare. Poi vedo uno dei roadies con in mano la videocamera mentre cerca di togliere la cassetta (spero che almeno la camera gliel'abbiano restituita), e il gruppo si scusa, ma dicendo "don't do it anymore". Più tardi, colpito dalla luce di un flash, Burnell ha una reazione più normale ma non meno decisa: guarda negli occhi lo spettatore e scuote la testa a dire "No, per favore". Evidentemente gli dà proprio fastidio...
Insomma, a parte l'episodio (ma è una rarità, ormai i loro concerti sono tranquilli da decenni) la premiata ditta Stranglers va avanti, con rinnovata vitalità e nuove leve pronte a raccogliere il testimone. E se un futuro fossero i gruppi come le compagnie teatrali, col nome che resta e le generazioni che si succedono?
Scheda: The Stranglers
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









