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Pubblicazione 01 Maggio 2007

Stranglers

Sonar, Siena (16 Marzo 2007)

La premiata ditta Stranglers va avanti, tra membri storici e nuove leve, con immutata energia.
Live at Sonar Club
The Stranglers
Live at Sonar Club

Sull'onda della nuova onda della Nuova Onda, nonché di un rinnovato interesse generale nei loro confronti, gli Stranglers tornano a farsi vedere in Italia dopo un po'. Il pubblico è composto da giovani neofan curiosi della leggenda, ma anche di persone che probabilmente in Italia li hanno visti già nel 1980.

Sul palco la situazione è la stessa: accanto ai veterani 50enni Burnell e Greenfield troviamo Baz Warne, omone della working class che non possiede il look da gentiluomo trucido che aveva Cornwell ma la cui voce segue bene le finezze e i cambiamenti di registro del predecessore, e alla batteria "not a big man as usual", come spiega Burnell. Il 68enne Jet Black, infatti, è in convalescenza da un'infezione polmonare che ha interessato anche il cuore, ed è temporaneamente rimpiazzato dal suo tecnico di palco Ian Barnard, 23 anni, che non sbaglia uno stacco e pesta come un dannato.

Già perché gli Stranglers che vediamo questa sera sono quelli più pestoni e aggressivi, "prima maniera" ancor più che negli ultimi due album. La scaletta attinge principalmente ai primi tre album (perfino Burning Up Time, per dire) e all'ultimo, e anche quando va su The Raven ne sceglie i brani più vicini a questo filone. Eccettuati i reggae bastardi di Nice'n'Sleazy e Peaches, le finezze di Golden Brown, il pop di Always the Sun, gli assoli di Walk on by e il country di I Hate You (dedicata, dicono loro, a "the real Man in Black" Johnny Cash: musicalmente è vero, ma si fanno ipotesi sul destinatario di versi "gentili" quali "I hate you now, I always will, and when you're dead I'll hate you still"...), siamo intorno al ’78, pur fresco e grintoso.

E se si parla di Stranglers "vecchi", la serata non poteva andare liscia, qualcosa doveva succedere. Infatti: Burnell a inizio concerto sembrava un ex-irrequieto, felice di suonare e sorpreso, quasi imbarazzato da tanto pubblico e da tanto affetto: poi a un certo punto riesce fuori il fantasma del turbolento, quando durante Summat Outanowt vede un ragazzo che filma il concerto appoggiato a una spia. Prima tenta di colpirlo con un calcio (tra l'altro, è cintura nera di karate) poi, mentre i roadies prima apostrofano il ragazzo (che evitato il calcio aveva ricominciato a filmare) con svariati "fuck off" poi gli si assembrano intorno e lo allontanano, JJ salta giù dal palco senza nemmeno sfilarsi il basso e si unisce al crocchio, col suo amplificatore che ci restituisce una precisa mappa sonora dei suoi movimenti e della schiena del roadie, prima che il cavo si stacchi e il resto del gruppo si accorga di quanto successo e smetta di suonare. Poi vedo uno dei roadies con in mano la videocamera mentre cerca di togliere la cassetta (spero che almeno la camera gliel'abbiano restituita), e il gruppo si scusa, ma dicendo "don't do it anymore". Più tardi, colpito dalla luce di un flash, Burnell ha una reazione più normale ma non meno decisa: guarda negli occhi lo spettatore e scuote la testa a dire "No, per favore". Evidentemente gli dà proprio fastidio...

Insomma, a parte l'episodio (ma è una rarità, ormai i loro concerti sono tranquilli da decenni) la premiata ditta Stranglers va avanti, con rinnovata vitalità e nuove leve pronte a raccogliere il testimone. E se un futuro fossero i gruppi come le compagnie teatrali, col nome che resta e le generazioni che si succedono?

Scheda: The Stranglers

copertina pdf #91
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