Nel museo delle cere di Tokyo, assieme alle celebrità e ai personaggi
internazionali più rappresentativi, è contenuta la statua di Mani Neumeier; in Giappone è tra le figure cult più celebrate
di sempre. Da noi i suoi variegati progetti artistici sono spesso passati
inosservati ma, a ben guardare, Luca Mayer e Al Aprile nel loro godibilissimo La musica rock-progressiva europea (pubblicato nel 1980 per la
Gammalibri) ci avevano messo in guardia in merito al trio Guru
Guru formato da “(…) superbi casinisti, topi-ricercatori di sala da
registrazione”. Altre lodevoli citazioni sono più recentemente rintracciabili
nel saggio musicale di Julian Cope Krautrocksampler
(pubblicato nel ’95 e finalmente tradotto in italiano dalla Lain),
opera indispensabile per chi voglia addentrarsi nella stregata foresta del krautrock. Mani Neumeier, deus ex
machina e unico membro stabile della leggendaria formazione (a oggi
si contano circa 26 mutazioni di line-up), ha dato vita a un sound testardamente incentrato verso la ricerca della più pura libertà sonora,
circondandosi da musicisti d’innegabile talento tecnico che con lui condividono
la visione di una musica totale, al di là delle semplificazioni o delle
etichette pronto-cassa. Se dalla sua sterminata discografia si è soliti
prediligere i primi album (quelli degli Anni ‘70) è pure vero che le sue fitte
collaborazioni con gli epigoni del rock sperimentale e certi progetti artistici
paralleli hanno mantenuto intatta una vena creativa sempre incline alla
ricerca.
Mani nasce a Monaco nel 1940. Diciottenne si trasferisce a Zurigo per suonare
la batteria in band amatoriali, con le quali approfondisce i suoi studi in
merito a swing e dixieland. In quel periodo gli capita di assistere ai concerti
di Mingus e Coltrane e la sua adorazione per
il jazz si schiude verso i lidi del free. Le prime uscite da professionista sono
con Globe Unity Orchestra (assieme a Jaki
Liebezeit, poi batterista dei Can) e con
l’Irene Schweizer Trio (con il quale pubblicherà due Lp nel
’67: Early Tapes e Jazz Meets India rispettivamente per la
Free Music Productions e per la Saba). Il bassista di quest’ultima formazione, Uli Trepte, sarà pure il compagno storico di Mani nei primi 3
album dei Guru. L’incarnazione apripista di quest’insolito viaggio
musicale prende vita nel ’68 a nome Guru Guru Groove Band. Il
trio (tale con l’aggiunta del chitarrista Ax Genrich) ricalca
per molti aspetti lo stile di vita 'hippy' tanto in voga al tempo:
i loro concerti sono suonati sotto l’effetto di dosi massicce di Lsd e i nostri
fanno esperienza di vita nomade, abitando il bus utilizzato per le trasferte e
pernottando saltuariamente da amici, fans o semplici conoscenti. Dal ’71 al ’76
Mani ricorda una dimora comune a Langenthal. I Guru soggiornarono nella locanda
Gasthof Krone utilizzando la spaziosa sala bar per i loro assalti sonori e
finendo per suscitare l’ira dei pacifici cittadini del villaggio, spesso
violentati acusticamente dalle impro di quella particolarissima formazione. Nel
’76 un trasferimento a Finkenbach fu inevitabile: guarda caso proprio in questo
periodo uscì in Germania Notwehr, film tratto da un libro di Bernd
Schröder e diretto da Helmut Griesmayer, narrante la storia di una rockband che,
trasferitasi in uno piccolo villaggio, subisce l’astio dei suoi abitanti fino a
una tragica conseguenza finale.
La prima uscita discografica è lo storico Lp Ufo (Ohr, ’70), 5 tracce per basso, chitarra e batteria nelle quali nessuno di questi elementi prevale sull’altro. Si tratta di
jam session heavy ai limiti della distorsione, con lontane reminescenze di
Hendrix e una voglia smodata di stordire l’ascoltatore. Tornando a citare Cope "(...) c’è il suono che ogni power trio psichedelico dovrebbe avere". I cambi di tempo
nella trascinante Stone In si compiono all’insegna di una fluidità
viscerale che mantiene le distanze dalle spesso sterili acrobazie del
progressive lì a venire. Il cantato di Mani è in realtà il pretesto per
scaricare qualche indecifrabile invettiva o qualche sprazzo di melodia su un
tappeto sonoro altrimenti completamente strumentale. In Girl Call e in Next Time See You At The Dalai Lhama gli assoli di Genrich sembrano in
contatto psichico con la pastosa fisicità dello Zappa guitar-hero in Chunga’s Revenge (anch’esso del ’70) o
dell’acid-Peter Green toccato da ispirazione e follia in The End Of The Game (toh, siamo ancora nel ’70!). Il lato B si apre coi 10 minuti free-form a nome Ufo per concludersi con il masterpiece Der Lsd-Marsch, cavalcata intinta nelle selvagge prodezze strumentali
di Neumeier, nel basso crepuscolare di Trepte e nel rumorismo hard di Genrich.
La formula in Germania si dimostra vincente (Uk e Usa non sembrano
interessati alla vicenda) così l’anno successivo si replica con Hinten (Ohr, ’71) dove i brani sono ancor più dilatati
che in precedenza: 4 pezzi per una durata media di 10 minuti cadauno.
L’Electric Junk d’apertura e la successiva The Meaning Of Meaning non aggiungono nulla a quanto detto nell’esordio: sono comunque poderosi
esempi di groove sballato alla massima potenza. Bo Diddley omaggia il
rock delle radici, quello che Neumeier ha sempre amato profondamente e con il
quale infarcirà molti degli album successivi. A conclusione l’orgia sonora Space Ship: vortice di dissonanze, riverberi ancestrali per chitarra
drogata e sapienti dinamismi percussivi questo brano si può certamente definire
uno dei capolavori del rock informale di sempre.
Il terzo album in tre anni
gioca con le parole ma già lascia intravedere un ammorbidimento nella struttura
del gruppo. KänGuru (non più per la Ohr ma per la pur
meritevole Brain, ’72) apre le porte a un sound che pur non rinunciando alla
sperimentazione in pezzi come Oxymoron e Immer Lustig perde
quel suo slancio assoluto guadagnando in pulizia e definizione strutturale. La chitarra passa in secondo piano e Mani è più coinvolto come cantante/ interprete di liriche surreali e provocatorie. A
chiudere l’Lp l’omaggio demenziale a Chuck Berry Oooga
Booga. Per chi volesse una testimonianza dei Guru live (nella prima
formazione a trio) è d’obbligo l’acquisto di Guru Guru + Uli Trepte Live
& Unreleased (Spalax, ’95), cd contenente un concerto registrato in
location ignota nel ’72 e composto da soli 2 brani (Der Lsd March e Bo Diddley) dilatati e improvvisati all’inverosimile + alcune
trascurabili registrazioni da studio del Trepte solista.
Nel ’73 quest’ultimo lascia il trio per tentare una carriera in proprio. Mani assolda il bassista/ chitarrista Bruno Schaab e pubblica Guru Guru (Brain, ’73). L’ennesima evoluzione stilistica: Samantha’s Rabbit è prog di ottima fattura concentrato elegantemente in 3 minuti. Il successivo Medley invece prende tanto dall’hard quanto dal solito rock delle origini (stavolta l’omaggio spetta a Eddie Cochran con una Something Else in bilico tra l'originale e la futura interpretazione di Sid Vicious). Woman Drum vorrebbe dar ragione a chi tenta di definire i nostri i Cream della Germania ma il pezzo forte dell’album è la 'teutonicissima' Der Elektrolurch ('L’elettro anfibio'): su un tappeto percussivo minimale la voce distorta di Mani decanta uno dei suoi testi più riusciti mentre la chitarra interviene creando ghirigori sonici in linea con l’estetica dei corrieri cosmici più avventurosi. La trovata è pure visiva: Mani costruì un’orrenda maschera-copricapo che prese a indossare durante l’esecuzione live del brano. Il successo di quella trovata fu notevole e tutt’oggi questa canzone è la più richiesta dell’intero catalogo. The Story Of Life affida ad atmosfere spirituali e rarefatte un 33 giri di grande valore artistico.
Gli album successivi sembrano perdersi nel tentativo di assemblare un suono
originale partendo da troppi generi diversi. Dopo le trascurabili esperienze per
l’Atlantic Don’t Call Us We Call You (’73) e il live Dance Of The Flames (’74, anno nel quale Mani dovrà
rinunciare pure al chitarrismo di Genrich e sostituirlo con Houschang
Nejadepour) pare che qualcosa si ripristini in quartetto con Tango
Fango (Brain, ’76): la titletrack è un
tango dell’assurdo, L. Torro dipinge esigenze fusion ispirate e intrise di rock viscerale; con il medley Das Lebendige Radio
si ironizza con la musica tradizional-popolare tedesca in un patchwork di yodel
e incursioni rumoriste.
I titoli successivi però sembrano favorire sempre più le inflessioni verso un funky godereccio e disimpegnato. I Guru suonano ormai come un gruppo di professionisti dediti alla bizzarria ben confezionata. Taoma (da Hey Du, Brain, ’79) maleodora di fusion tecnicista, alla maniera degli Area after-Stratos in Tic & Tac e a poco servono gli scatti gioiosi di Andrea e Komm Lutsch Mal (Mani in Germani, Fuenfundvierzig, ’80) stupid-songs zappiane in bilico tra Cruising With Ruben & The Jets e le cadute di tono di Tinseltown Rebellion.
Il 1980 è pure l’anno della conversione di Neumeier al buddismo. Per tutto il decennio la produzione del nostro non accennerà segni di ridimensionamento: album solisti, nuovi capitoli della saga Guru con decine di ospiti, cambi di organico e tentativi di arrembaggio nei confronti di ogni genere musicale conosciuto. E poi tante collaborazioni: la più memorabile risale però ai ’70; si tratta del secondo (e ultimo) album degli Harmonia (De Luxe, Brain, ’75), trio composto dai Cluster Moebius e Roedelius più Michael Rother, ex- chitarrista dei Neu!.
La rinascita artistica vera e propria avviene negli Anni ’90: Neumeier, in un eccesso di creatività da vita a 3 nuove realtà musicali: Tiere Der Nacht, Lover 303 e Onemanshow. La prima situazione è composta da Mani alle percussioni e soluzioni elettroniche e dal notevole chitarrista di origini bresciane Luigi Archetti: si tratta di un jazz destrutturato e sintetico che vanta al suo attivo già 5 album di rara bellezza (in Sleepless del ’98, fa capolino pure la geniale elettronica del già citato Moebius). Lover 303 è invece il duo di Mani con Conni Maly (una sorta di rock acido misto a trance music e techno è disponibile in Modern Fairytales del 2002). Onemashow è invece il solo nomade artistico Neumeier che, armato di batteria e ingegno da vita a spettacoli estremi e allucinati.
Molto altro ci sarebbe da aggiunge sull’atipica figura di questo instancabile outsider: ogni giorno si scopre un suo nuovo progetto o una collaborazione che incuriosisce gli addetti ai lavori; magari sarete così fortunati da imbattervi nel combo Psycadelic Monster Jam, altrimenti vi basterà acquistare l’ultima pubblicazione di Damo Suzuki, JPN ULTD Vol. 1 & 2 (DNW, 2002): Suzuki al canto, Neumeier alla batteria e il rimpianto Michael Karoli (Can) alla chitarra. Viene da chiedersi quale sarà il prossimo traguardo di Mani: rivisitazioni di canzoni celtiche con una band di teenagers? Polka suonata con una sola mano? In un periodo storico in cui le nuove leve sono già abbastanza inibite a forgiare uno stile proprio l’esempio del leader dei Guru Guru svetta per il suo inarrestabile coraggio nel costruire e demolire ogni discorso sonoro. Vero più che mai quanto disse il poeta Dino Campana:"A me sembra che il disfare/ sia tutto un fare".
Beh, la mia vita è da sempre concentrata attorno alla musica e alla batteria. Quando non sono on stage o in studio per registrare un album mi è sempre piaciuto immergermi nella natura, esplorare foreste, scalare montagne, praticare il birdwatching. Ho trascorso molto tempo in India, a Bali, in Nepal, in Giappone… specialmente quando in Germania è inverno perché mi piace starmene sotto il sole. Ma dieci mesi all’anno sono tutto preso a suonare e a curare il management dei miei progetti musicali coi Guru Guru, i Tiere Der Nacht, Lover 303 e Onemanshow. A volte riesco anche a starmene semplicemente seduto rilassandomi attraverso la meditazione zen.
Ascoltavamo costantemente i loro album e sono ancora oggi un grande patito di Hendrix. Il suo feeling ineguagliabile continua a influenzarmi.
1970, Berlino; montammo i nostri strumenti nello studio di registrazione, proprio come se ci fossimo esibiti per un concerto. Poi invitammo una decina di amici addetti a rollare canne. Ci facemmo di Lsd e, semplicemente, iniziammo a suonare mentre ci registravano in presa diretta. I nostri amplificatori Marshall erano regolati sul volume massimo, era tutto assordante: il tecnico del suono era talmente preoccupato che gli scoppiassero i timpani e che i microfoni si distruggessero che l’indomani la nostra casa discografica fu costretta a sostituirlo per terminare le registrazioni. C’è da dire che in quel periodo la scienza andava conducendo degli esperimenti riguardanti l’interazione degli stupefacenti sulla capacità di creare musica. Comunque Ufo rimane uno dei capolavori della musica elettrificata!
Elaborai questa trovata ai tempi in cui suonavo free-jazz: c’era un tubo collegato al tom della batteria; quando suonavo era sufficiente soffiare dentro al tubo per regolare la tonalità del suono.
È indiscutibile che il concetto di improvvisazione premia i musicisti con una massiccia dose di libertà. Le intenzioni politiche invece perseguono tutt’altri scopi.
A Monaco durante l’estate del ‘78 organizzarono un concerto a cui presero parte 4.000 spettatori; il palco era montato davanti a un lago e sai… aria aperta, un caldo infernale… verso la fine mi rivolsi al pubblico invitandolo a festeggiare con noi il giubileo dei Guru Guru (i nostri primi dieci anni di attività) venendo a farsi un tuffo. La band al completo, seguita da 200 spettatori, si spogliò completamente tuffandosi nel lago. Fu una spassosissima orgia-balneare dopo due bis travolgenti. E la polizia non ci beccò!
Il jazz se la cava ancora bene ma la scena jazz 'ufficiale' è un tantino a secco nel mezzo della strada. Però ci sono un sacco di belle cose che non passano mai in Tv e che suonano nuove e stimolanti. Il mio fantastico duo, i Tiere Der Nacht, a esempio.
Sono l’espressione diretta di un momento, una sorta di 'qui e adesso'!
Non saprei delinearlo ma per quanto concerne le esecuzioni dal vivo credo che il fulcro di tutto stia nel groove. Sai, in Giappone mi chiamano 'mostro del groove'.
Credo che la musica possa cambiarti: Louis Armstrong, John Coltrane, Hendrix, i ritmi africani, la musica indiana, quella che ascoltai a Bali… alla fine hanno influenzato la mia visione della vita. E tanta gente è a sua volta venuta da me sostenendo che la mia musica aveva cambiato la loro vita, perciò...
Beh, certamente va fatta una distinzione tra queste due categorie che equivalgono a due modi diversi di ascoltare la musica: un pubblico adulto avrà compiuto un maggior numero di esperienze e avrà ascoltato molta più musica rispetto a quello giovane, ma anche quest’ultimo può intendere a suo modo un'esperienza musicale. Dicono che perfino gli infanti siano attratti da certe sonorità piuttosto che da altre…
Direi Pollock, o Picasso, o Mirò. Ma non so fino a che punto questi esempi siano validi.
… e coordinazione.
Ci vuole molta tecnica, questo sì. Ma più di tutto tanta esperienza per capire cosa funziona e cosa non funziona, cos’è possibile fare, dov’è possibile spingersi e per quanto a lungo. Si deve acquisire un grande feeling con lo strumento per rendere possibile tutto questo.
Direi che la mia è musica per l’anima.
Provengo dal free-jazz; la mia esigenza per i Guru Guru è sempre stata quella di affiancare al mio personalissimo drumming delle figure sempre diverse alle quali poter proporre un certo tipo di materiale. La line-up batteria/ basso/ chitarra resta invariata e mi piace proporla a volumi impossibili. Certo dei cambiamenti nella mia musica ci sono stati eccome; dopo aver assimilato le influenze del rock, dell’elettronica, del punk, della space-music, della musica etnica, della techno ecc. puoi ben capire che vivo in un cambiamento perpetuo e tutto si intreccia nel mio groove.
Quel che è certo è che per elaborare un valido prodotto artistico ho bisogno di gioia e di una certa energia che mi spinga verso determinate reazioni.
Credo di sì.
Credo in Louis Armstrong, in Art Blakey, in Max Roach, in Gene Krupa, Philly Jo Jones e molti altri colossi della batteria. E poi ci sono i vari Monk, Miles Davis, Duke Ellington, Coltrane, Mingus, Elvin Jones, Hendrix, Zappa… e tanti altri.
In quei casi cerco di suonare al meglio il materiale che ho già composto (ne ho un'infinità a disposizione); poi, se sono fortunato, dopo qualche settimana (o anche solo dopo qualche ora) le nuove idee arrivano.
Pensavo che dopo venti album a nome Guru Guru e un'infinità di collaborazioni fosse giunto il momento di mostrare il lato più… privato della mia musica. Lo trovo anch’io molto interessante; l’ho colmato con le intuizioni più meritevoli dei miei ultimi dieci anni di carriera, l’ho composto in non più di due settimane per poi registrarlo in un giorno soltanto! Ci ho aggiunto una cosetta realizzata con il mio Maestro indiano Paramashivam, ho mixato il tutto in tre giorni e… finito.
Una musica che rappresenti il giusto equilibrio tra ispirazione, dinamicità e magari anche un pizzico di magia. Credo di riuscire a soddisfare queste aspettative.
La settimana scorsa mi sono fatto una bella chiacchierata telefonica con Dieter Moebius (Cluster) e con Helmut Hattler (Kraan) e ad aprile mi sono esibito dopo tanto tempo con Ax Genrich in un trio che chiamammo Psycadelic Monster Jam… e poi ho suonato recentemente con Dave Schmidt, Damo Suzuki e con tanti altri.
Prima o poi succederà.
Quando la gente, dopo un concerto, viene a ringraziarmi per la musica che ha ascoltato. Sembrano così felici! E poi è bello creare e condividere sul palco e col pubblico un certo tipo di libertà… e oltre a questo starsene a letto fino alle dieci del mattino. E, infine, è bello vivere la propria esistenza facendo ciò che amiamo di più.
Scheda: Guru Guru
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
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