A Melbourne lo si sapeva studente d’arte, poi estroso poeta, quindi attore
teatrale. Ma nel 1962, dopo svariate peregrinazioni europee, Daevid Allen optò
per Canterbury e, senza nessun progetto ben definito, indusse il giovane
batterista Robert Wyatt e il chitarrista Kevin
Ayers a lasciare il loro gruppo di r’n’b, i Wild
Flowers, per tentare qualcosa di più azzardato; di lì ebbe inizio
una delle carriere più significative che la musica pop-rock abbia mai potuto
vantare. Affittata una stanza nella casa dei genitori di Wyatt il nostro
introdusse gli ex-‘Fiori Selvaggi’ alle gioie psichedeliche e al free-jazz. Fu
allora che nacquero i Soft Machine (nome rubato da un romanzo
del solito William S. Burroughs). Coi Soft egli si esibiva
sovente presso lo storico locale londinese Ufo (tracce
alleniane nella raccolta demo della ‘Macchina Morbida’ Jet Propelled
Photographs, Charly, '97), dividendo il palco con i Pink Floyd
di Syd Barrett e ponendo le coordinate stilistiche per quel 'Canterbury
sound' che tanto influenzò il miglior rock progressivo negli anni a
venire.
Poi, nel ’67, causa un permesso di soggiorno scaduto, Daevid è costretto
ad archiviare l’esperienza a fianco dei compagni e decide di trasferirsi in
Francia con la moglie (poetessa e giornalista) Gill Smith.
Qui, nella Parigi delle insurrezioni studentesche, nacque Magick
Brother Mystick Sister (Byg/ Actuel '69), primo album attribuito ai Gong. Durante tutta la travagliata vicenda coi Gong si
alterneranno decine di musicisti di grande levatura come Pip Pyle (poi Hatfield & the North) Pierre Moerlen e Steve Hillage ma
l’impronta che fa la differenza, beh quella è da rintracciarsi in Daevid che con
le sue liriche in bilico tra il puro dadaismo (per essere precisi è giusto
scomodare la 'patafisica' di Alfred Jarry) e la fiaba
‘sballata’ da vita a una saga che parla di alieni, folletti e di
navi spaziali a forma di teiera. Per i più curiosi va detto che nel sito
ufficiale dei Gong è possibile scaricare le traduzioni in italiano di album
storici come Camembert Electrique (Virgin, ’71) e
Flying Teapot (Virgin, ’73) che, con Angel Egg’s (Virgin, '73) e You (Virgin, ’74), costituiscono le tappe
fondamentali della vicenda riguardante il pianeta Gong. Svilito dall’approccio
sempre più tecnicista emerso in seno al gruppo nelle ultime esibizioni Allen, con
estrema coerenza, torna al suo vagabondaggio alla ricerca di inedite esperienze. Dopo You la band procederà senza il suo fondatore dando
origine a lavori trascurabili e ‘di maniera’.
Poi una gran confusione di date, eventi, partecipazioni, ritiri subito dopo
smentiti si accavallano contro la figura del nostro; è però doveroso estrarre da
questo caos (inestricabile anche per il fan più accanito) l'Lp acustico Now Is The Happiest Time Of Your Life (Affinity, '77) zeppo di
cantilene infantili e non-sense, il live Floating
Anarchy (Charly, '77) a nome Planet Gong e, dopo la separazione con Gill, i
lavori della parentesi newyorkese. Si tratta in questo caso di registrazioni
live ove la scarsa qualità sonora è sopperita da un'ispirazione creativa ai
massimi livelli, tanto che il nostro appare perfettamente in linea con le nuove
tendenze della scena no-wave. E poi, nei ’90, a Daevid avanza il tempo per
la reunion in grande stile dei Gong ‘prima maniera’ (o quasi) e da lì via
nuovamente per San Francisco dove verranno concepiti gli album in bilico tra
krautrock e psichedelica spaziale a nome University of Errors.
Impossibile, insomma, non tralasciare qualcosa. La tentazione è di soffermarsi su molti altri episodi topici della vita artistica e umana del nostro. Sarebbe un peccato tralasciare a esempio il primo album solista a titolo Banana moon (Caroline, '71) nel quale, recuperato permesso di soggiorno e un ispiratissimo Wyatt alla batteria, si da vita a una jam-session straordinariamente efficace. Poi ci sono i 20 cd a tiratura limitata in 1.000 copie della serie Obscura che raccolgono rare esibizioni live intrise di umorismo, reading, musica ambient e ogni possibile digressione sperimentale applicata al formato pop.
Daevid Allen è un godibile mistero. Teorizzatore del movimento Freak, anticipatore di un surreale prog-rock, sorprendente
alfiere di impro elettroniche e poi ancora disegnatore per diletto, scrittore,
seguace dell’oscura Mistery School per la quale organizzò pure
dei workshops intitolati Zero Initiation; da più di 40 anni
resta raro esempio di un estro creativo eclettico e dirompente. Si ascolti a
questo proposito l’album del 2003 Acidmotherhood (Voiceprint) a
nome Gong (ma la line-up comprende pure il leader dei giapponesi Acid
Mothers Temple): pezzi come Brainwash Me o Supercotton risultano apolidi a ogni definizione ed estremamente attuali al contempo.
La vita di questo freak dal viso di bambino (nonostante i lunghi capelli
bianchi che cadono su una figura alta e scheletrica) è in realtà l’intricata
sequenza di tanti e tali fatti che non basterebbe un enciclopedia per
comprenderli tutti. Si dice abbia suonato piano-bar con Terry
Riley, che abbia vissuto in una foresta dentro a una capanna
soffittata con foglie di Banano, che abbia composto musiche per il già citato
Burroughs. Pare non vi sia nulla che gli sia rimasto da provare tanto è sempre
stata inappagabile la sua smania di tuffarsi in ogni affare della vita. Allen
rappresenta una figura di outsider sincera e oggi sin troppo rara; i suoi
spettacoli lo vedono calzare copricapo a forma di ombrello senza che ti venga da
pensare alla trovata maliziosa di chi vuole catturarti a suon di stramberie. Conscio del
fatto che parte del 'flusso di coscienza' riversato nelle sue risposte non avrebbe
trovato un'esatta corrispondenza nella lingua italiana mi augurò, immagino con
un sorriso tra il divertito e il luciferino "Buona fortuna per la traduzione!"
Il gioco risponde a un codice. ‘Gioco’ equivale a ‘divertimento’. ‘Gioco’ è pure un nascondiglio ben accessibile a tutti. Si tratta di una formula magica che schiude una porta. Così facendo, fortunatamente, non veniamo compresi se non da una ristretta cerchia di persone. E cos’è la ‘sacralità’? È osservare e pregare, è attesa attraverso un amore che ci eleva; ‘sacralità’ significa lacrime di gioia ma anche improvvise e terribili dipartite. Chi siamo, mi chiedo? Chi sono veramente? È sempre una sorpresa… o no? La mia musica è un'altalena; l’energia provocata da un pendolo oscillante: ora tende verso l’oscurità, ora verso la luce. Quando cambierà la marea stavolta, puoi dirlo con certezza? Noi uomini poi… siiiì… facciamo le ‘donnestruazioni’ (‘womenstruation’, gioco di parole che fonde tra loro women [donne] e menstruation [mestruazione], nda) …Oh, la Luna!!!
Immergendolo nell'acido e suonandogli la musica del momento.
…fai conto di vedere una ragazza bella e innocente che, a causa dell'acido, rimane sconvolta per tutta la vita. Riesci a immaginare che tipo di karma si svilupperebbe in quella condizione?
E dove se n'è andato il futuro? Magari non è mai arrivato. Non ho proprio futuro.
È iniziazione. Morte e successiva trasformazione. Ogni giorno ti mette davanti a delle situazioni impossibili. È cambiamento continuo.
Il cristianesimo e tutte le religioni tradizionali in genere. L’arte fine a sé stessa. Il futurismo. Il nichilismo. Il motociclismo. Gli esistenzialisti. I comunisti. La cucina macrobiotica. Lo stile di vita proposto dalle comunità hippy. L’anarchia. L’edonismo. La rivoluzione studentesca. La ricerca della conoscenza attraverso l’alchimia delle droghe. I diritti dei gay. La magia nera. L’attivismo ambientalista. E pure lo scetticismo. La ricerca dell’Illuminazione. La spiritualità new age. La teosofia. Il sufismo. Il noise e la no-age . La tribalità di certi raduni a suon di trance music . Il sesso tantrico. La celebrità. Il terrorismo. ‘L’errorismo’. I corporativi che ti sponsorizzano. La ricerca dell’eterna giovinezza. La medicina tradizionale. L’alcolismo di matrice romantica. La democrazia compassionevole. Anche il fatto di dover essere un vecchio saggio mi ha stufato.
Non ho mai cucinato e mangiato il mio pene.
Certo. Te ne faccio tre esempi tra i tanti possibili: quel lento e spettrale hillbilly in 3/ 4 scritto da Angelo Badalamenti per certe scene di Twin Peaks. Si porta dietro fantasmi affamati. Poi c’è l’ultima registrazione di Billie Holiday, Gloomy Sunday: appena uscito, quel pezzo, ha indotto al suicidio più di una dozzina di persone. E infine il Poem in ecstacy del compositore Alexander Scriabin. Quello di sicuro non lo posso reggere!
L’opera comica di un pagliaccio che canta in falsetto e piange polvere di
stelle su di un asciugamano color notte; egli è un ripostiglio per le scope a
forma d’uomo. Anzi, una mantide religiosa. Si scuote di dosso il dolore pur
continuando a sprizzar sangue. Sempre alla ricerca di una cadenza bollente.
Sghignazzante vi legge il suo menù:
Oratorio onanismo accelerando/ Cantata capriccioso/ Chorale affettuoso/ Coloratura crescendo/ Bravura scato(il)logica/ Requiem sri cappuccino/ Applauso nintendo/ Centimos diminuendo/ Stazione ferroviaria: chiusa/ Influenza.
Fondamentalmente quest’opera consiste in un enorme profilattico ramificato a mo’ di polipo.
Oggi di freak non ce ne sono più. A ogni modo esistono dei freak sotto mentite spoglie che chiamo ‘alieni’.
A dire il vero nessuno lo è. Probabilmente anche tu vieni da un altro mondo. E se così non fosse ti auguro di smascherare ‘uno di quelli’ il più presto possibile.
Troppi per elencarli tutti: sono geloso, astioso, auto-commiserevole, vanitoso, ansioso, sessualmente ingordo, mangio scarafaggi vivi e mi piace succhiare limonata dall’ano prima di salire sul palco e cantare… e molti altri ancora. Grazie adorati vizi! E adesso facciamoci una scorpacciata!
Definisco un ‘successo’ quando riesco a realizzare un ‘esperienza’ (per quanto labile) basata su una mia specifica visione.
Ero quello che ci ha creduto per primo. Ero il più vecchio ma anche il più scriteriato. Il crudele poeta beatnik. Quello che si spogliava dei suoi appetiti in preda a un'isteria visionaria. L’organizzatore occulto e il chitarrista riluttante.
Volevo smettere di fumare la ‘roba’ e trovare una band che non ne fumasse. Restai nella band fino a quando il mio spirito guida m’impedì di salire sul palco durante una data in Inghilterra. Era la fine di un ciclo ma ormai la trilogia del pianeta Gong era stata raccontata sicché ne fui soddisfatto. Inizialmente fu proprio una liberazione. Poi mi sentii vuoto.
All’inizio ero un propagandista militante della mia privatissima campagna anti-cannibalismo. Cercavo ovunque dei musicisti che non si ‘facessero’ e non mi riusciva di trovarne. Me ne andai a New York: Bill Laswell e i Material detestavano la gente ‘fatta’. Me ne andai con loro a suonare in Francia ma, a un certo punto, mi sembrava di essere un impiegato di banca. Una volta alloggiammo in una magione del 16simo secolo circondata da una radura irreale. Questo mandò fuori di testa i ragazzi della band; trovai Bill in un’angolo tutto tremante che biascicava alla Humpery Bogart: “Le due del pomeriggio e tutti i negozi sono chiusi!”. Beh sai, erano ancora molto giovani… erano cresciuti nella giungla della concretezza, chiamavano quella magnificente foresta ‘il boschetto’. Tutto quello che volevano era un’asettica città, hamburger e un caffé qualsiasi. La natura selvaggia li rendeva irrequieti. Comunque tenemmo dei bellissimi concerti. Peccato non aver mai suonato in Italia. Suscitammo una specie di rivolta allo Chez Les Breton. Trovarono una bomba a Marsiglia! Anche il Bataclan di Parigi era tosto. Ma presto mi annoiai e feci ritorno a New York dove sciolsi la band per realizzare un album infarcito di loop simile a certi cut-up registrati da William S. Burroughs. Ecco da dove vengono i campionamenti. Mi esibii come solista per gli Stati Uniti munito di questi loop sonori. Ribattezzai quell’insolita maniera di procedere Divided Alien Playbax Band (rintracciabile negli album Divided Alien Playbax, live at the Mistake cd 1 e 2, nda). Fatto ciò me ne tornai in Australia.
La prima esibizione dei New York Gong avvenne allo Zu Manifestival organizzato da Giorgio Gomelski. Era il 1978. Invitò un sacco di gruppi no-wave come i Theoretical Girls, Thurston Moore, gli Static e i Floating Garbage. Con i Material suonai per la prima volta in quell’occasione. Era straordinario vedere Fred Frith suonare al Mudd Club. Davvero una combinazione ispirata!
Ah, mio caro sig. Qualcuno! Mi chiedo cosa ne penserebbe Cope. Fosse anche vero, significherebbe che siamo tutti parte di un’infinita catena umana, una specie in evoluzione, un’enorme brigata.
Forse siamo una processione di maghi: io ho seguito quello che mi precedeva e altri seguiranno il sottoscritto. O magari siamo una fila di elefanti dove quello che sta dietro tiene con la proboscide la coda di quello che lo precede… o una catena di sodomiti che si scambiano sostanze proteiche e gonorrea al contempo… o il serpente dell’arcobaleno chiamato Tesla.
Uno specchio smisurato e una tazza di tè.
Come molta gente mi troveresti intento a sognare, cibarmi, scoreggiare, pregare, meditare, disegnare, starnutire, dipingere, tenere reading di poesia, chiacchierare, svignarmela, intonare lo yodel al supermercato, svolgere lavori domestici, fare il papà, il nonno, la mamma, ascoltare gli altri, rimuginare, criticare, dichiarare la verità, fare l’amore, insabbiare le mie bugie, stupire, auto-commiserarmi, rinviare gli appuntamenti dal dentista e atteggiarmi da melodrammatica regina. Faccio anche visita a una teiera, qualche volta.
Mi ci approccio raggirandola con un certo minimalismo. Se così facendo non ottengo dei risultati cerco solamente di essere un dilettante ispirato.
Quando inizi a considerarla tale.
Il limite ha a che fare con il raggiungimento del proprio limite estetico. Ma non scordiamoci che esiste sempre quella porticina d’entrata: se il tuo ego è abbastanza piccolo da varcarla può ritrovarsi al centro del Suono e capire una volta per tutte il linguaggio della musica. È un mondo straordinario ma pericoloso allo stesso tempo, ricco di sensazioni e possibilità illimitate. Certa gente non vi ha mai fatto ritorno.
Dipende dal tipo di potere spirituale che si evoca e dal modo in cui questo si spinge all’interno dei musicisti. Capita che, improvvisamente, si avverta la totalità delle cose attraverso la voce di uno spirito che risuona all’interno di ogni cosa. A ogni modo Genesis P-Orridge è un amico e un artista che ammiro e rispetto particolarmente. Infierisce violentemente sul suo corpo al fine di essere sincero con la sua poetica artistica. Questa è dedizione totale. È un santo.
Tutto ciò che è relazionato alla paura. Il terrorismo, a esempio. Se
abbastanza estreme anche certe pratiche sessuali. Non è che sia poi così
complicato scandalizzare fino a quando un pene in erezione desterà meraviglia…
specialmente se si tratta di un magnifico pene di 67 anni!
Essere onesto anche a discapito dell’etichetta, in un tripudio di etiche astratte e serenità patafisica.
Ti risponderò come fece Idi Amin quando gli chiesero se si ritenesse un dittatore: “Non completamente”.
Realizzi che non sei stato messo al mondo per accaparrare quanto più denaro o beni materiali possibile. Si può mettere tutto il nostro amore per lo Spirito della Vita dinnanzi agli altri e condividerlo con la tribù dei ‘soliti sospetti’. Ah, il magnifico galletto chiamato Hallelujah aggiunge: “L’artista altri non è che il bimbo figlio del proprio tempo, ma guai a egli se diverrà il discepolo dell’arte o il suo coronabile paladino”.
Scheda: Daevid Allen
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