Devo è, senz’ombra di dubbio, un universo parallelo. Sulle
pagine di my-space centinaia e centinaia di loro adepti si fanno ritrarre con
addosso i celebri Energy Dome, copricapi portati in auge dal video del singolo Whip It ("Non è tardi/ per frustarla a dovere" ). Oltre alle classiche spillette, magliette e
cappellini Devo propone la maschera del bimbo de-voluto Booji Boy, insieme a parrucche plastificate, picture discs a forma di
astronauta e chissà quali altri feticci dispersi nei labirinti di ebay. Mai si
era visto un tale spiegamento di merchandising per un gruppo di musica
alternativa. Ma furono i Devo un gruppo di musica alternativa? Seminale di
sicuro, vista l’infinita schiera di cloni e brutte copie che l’ascolto dei loro
album riesce ancora a generare. Dall’esordio coi due singoli poi raccolti
nell’Ep Be Stiff (Stiff Records, 1977) fino alla conclusione della loro
epopea con le fiacche uscite dei lavori di fine Anni ’80 Devo ha mantenuto
intatta l’irriverenza della propria visione artistica e una sprezzante acrimonia
verso la mordacchia che il sistema discografico troppo spesso impone ai veri
artisti.
Il gruppo venne fondato col nome Sextet Devo (altri se li ricordano come Devolution Band) nel 1973 da Gerald Casale (classe ’48) e Mark Mothersbaugh (’50), compagni di università alla Kent State University (indirizzo artistico sperimentale) annoiati dal grigiume di Akron, città industriale nello stato dell’Ohio. I due (rispettivamente basso e tastiera, oltre che voce) accorciarono presto nome e organico, escludendo il cantante Fred Weber e confermando i fratelli di Mark, Jim e Bob alla batteria e alla chitarra solista, e il fratello di Gerald Bob alla chitarra ritmica. Questa la formazione di partenza, tutto in famiglia. Il concetto supportato con inattaccabile convinzione è che l’uomo, dopo un periodo evolutivo durato milioni di anni sia destinato (causa una stupidità di fondo acquisita via civilizzazione e mutazioni genetiche) a de-volversi in una razza capace soltanto di regredire, fino alla sua completa estinzione. Il manifesto della de-voluzione è riassunto nel sito ufficiale della band in cinque punti:
1) Sii come chi ti ha preceduto o sii diverso. Non ha importanza
2) Scegli di produrre un milione di uova o di farne schiudere uno
3) Vesti colori sgargianti o evita di esporti. Non ha importanza
4) Saranno i più idonei a sopravvivere ma c’è posto anche per gli altri
5) Dobbiamo ripeterci
Pur non contenendo l’arguta analisi sociale di uno Zappa (periodo Tinseltown Rebellion), il
Devo-pensiero, con le sue semplificazioni e i suoi slogan per canzoni da tre
minuti e mezzo, si rivelerà parte integrante della buona riuscita del progetto.
Terminato il periodo di formazione, all’indomani della pubblicazione dell’Ep Be Stiff, Jim è sostituito con Alan Myers. Da subito le velleità
intellettuali dell’ensemble vennero riversate senza alcuna continenza
all’interno di spettacoli di chiara impronta dadaista, nei quali i nostri
proponevano un rock destrutturato e condito con gli interventi dissonanti della
tastiera di Mark. Spettacoli terminati in piccole sommosse popolari, coi ragazzi
vestiti in completini sportivi succinti e maschere di plastica, erano all’ordine
del giorno. Il cortometraggio In The Beginning Was The End: The
Truth About De-Evolution, realizzato con il regista e
compagno di università Chuck Statler nel ’76, finì per entusiasmare a tal punto David Bowie che questi pensò di formalizzare una proposta
discografica. La spuntò invece Brian Eno il quale, innamoratosi
del loro sound durante una data al Max’s Kansas City, li invitò in Germania per
registrare un Lp con il guru degli studi di registrazione Konrad ‘Conny’
Plank (attivo per Kraftwerk, Ash Ra Tempel, Neu! e nella trilogia berlinese
del già citato ‘duca bianco’).
In quattro settimane il masterpiece Q: Are
We Not Men? A: We Are Devo! (Warner Bros, ’78) era bello che
terminato. Album su cui si è detto, scritto e pontificato fino alla noia, Q: Are We Not Men resta ancor oggi tra i capolavori seminali della new
wave per eccellenza. L’adrenalina artificiale della (già) post-punk Uncontrollable Urge funge da perfetto apripista nei live; Praying Hands e Space Junk
giocano col pop minimalista che sarà la fortuna dei Talking
Heads periodo Eno; Mongoloid (gemma made in Casale) è anthem per pogo robotico e Shrivel-Up vanta dissonanze in comune coi Pere Ubu (freschi pure loro di esordio, l’epocale The
Modern Dance). L’unico pezzo non appartenente ai nostri
(Satisfaction degli Stones) sottolinea una volta per
tutte la differenza tra ‘cover’ e ‘remake’ (buona la seconda) con la stessa
forza dirompente e decostruttiva dimostrata in tutt’altro ambito anni prima
dalla versione hendrixiana di All Along The Watchtower. È però cosa buona e
giusta ricordare che furono i Residents i primi a
demolire il classico degli Stones (il 7’’ è del ’76) sfregiandolo a suon di
demenze abrasive e conferendogli una preziosa oscurità che nessun altro riuscì a
replicare.
A questo punto la vicenda si fa frenetica. I concerti s’ispessiscono di trovate, provocazioni, luci pianificate dalla mente artistica della coppia Casale/ Mothersbaugh. Citazioni al futurismo e all’espressionismo tedesco si mischiano felicemente con un viscerale amore per il kitch e ci s’ingegna a progettare personaggi, terminologie (il ballo del ‘Poot’ citato nella stupenda Jocko Homo è pura invenzione… qualcuno però sostiene sia illustrato dalle mosse dementi dello scienziato pazzo nel corto In The Beginning…) e un’iconografia che attraverso costumi, gadget e art-work d’ogni sorta contribuirà ad alimentare la fama del gruppo. Si prenda la front cover dell’album d’esordio: trattasi della travagliatissima elaborazione di un’immagine di Chi Chi Rodriguez - decorato golfista portoricano - mista a estratti dalle facce dei presidenti Kennedy, Johnson, Nixon e Ford. Puro spirito dada. Il risultato è storia. I Devo poseranno con caschetti alla Beatles, maschere da alieni, seni finti, calze in testa, tute da operai, uniformi da cowboy del Terzo Reich. Segmenti video verranno proiettati durante i concerti su schermi di 7m x 5 (assieme ai Rez, furono pionieri nell’utilizzo del chroma key).
Cavalcando l’onda dell’interesse di critica e della propria ispirazione,
l’anno seguente è il turno di Duty Now For The Future (Warner Bros, '79) con il rock indiavolato e l’elettronica
schizofrenica del medley Smart Patroll/ Mr. Dna e l’angoscia
post-industriale di Triumph Of The Will. Da segnalare in questo periodo
la collaborazione di alcuni membri della band al sottovalutato esordio
dell’ex cantante degli Stranglers, Hugh
Corwell, Nosferatu.
Freedom Of Choice
(Warner Bros, ’80) raccoglie grande consenso di pubblico (grazie al singolo Whip It), ma porge il fianco alle accuse di commercializzazione. Il
r’n’r di Girl U Want e il facile synth-pop di Gates Of
Steel non serbano la metà del fascino obliquo del repertorio precedente.
Roba buona per i prossimi ascoltatori degli Human League di Dare. Spaventati dalla candidatura a presidente degli
Stati Uniti dell’ex-attore Ronald Reagan, Devo muta in Dove,
parodia di una pop band revivalista e, di poliestere vestiti, realizzano tre
concerti spiazzando fans e critica. Sul campo della discografia ufficiale
invece, poco o nulla aggiunge il live Dev-O (Warner
Bros, ’81) che, privato del forte impatto visivo della band, scorre senza
infamia ripercorrendo le tappe più attuali e tralasciando i pezzi storici.
Nell’81 Neil Young, sfegatato estimatore dei nostri, li
contatta per la realizzazione del controverso lungometraggio Human
Highway (memorabile la versione di Hey Hey My My cantata
da Booji Boy dentro al suo lettino d’infante). Nella pellicola i Devo faranno la
parte del leone, interpretando gli addetti alle scorie radioattive di una
centrale nucleare, mentre alla spassosa Worried Man verrà attribuita la
responsabilità di concludere il film dove l’intero cast (pure Dennis Hopper) si
produce in un balletto allucinato.
Con New Traditionalists (Warner Bros, ‘81) Devo accentua i toni di denuncia sociale in pezzi come Through Being Cool, nel quale si tenta lo smantellamento della famiglia americana media, ma la musica è ormai appianata su di un pop elettronico buono per gli ultimi guizzi da classifica. Love Without Anger prende di mira l’amore idealizzato dalla fede cristiana, e in Beautiful World ("È un mondo meraviglioso per te/ non per me") il tono leggero della melodia nasconde ai più il cinismo sempre meno velato del gruppo. Il processo sembra ormai irreversibile in Oh No! It’s Devo (Warner Bros, ’82) e Shout (Warner Bros, ’84); il primo gigioneggia sardonicamente col singolo Peek-A-Boo!, il secondo fallisce nel tentativo di replicare i fasti del passato con Are You Experienced? di Jimi Hendrix (il video, censurato come tanti altri prodotti Devo, mostra un sosia del celebre chitarrista uscire dalla bara durante un concerto della band). Sconfortati da una situazione che non sembra prospettare alcun miglioramento e dal declino culturale dell’America reaganiana, i Devo annunciano il ritiro dalle scene. Verrà comunque pubblicata l’interessante raccolta di vecchi pezzi ri-arrangiati E-Z Listening Disc (Rykodisc, ’87) oggi purtroppo fuori catalogo.
Gerald di per contro si rivela capace regista pubblicitario (pure per la
warholiana Campbell’s Soup) e videomaker (suoi i primi due video dei Cars, Panorama e Touch And Go), attivo fino
a oggi per gruppi come Rush, Silverchair, Soundgarden e Foo Fighters. Mark
invece fonda la Mutato Music, compagnia responsabile di jingle
pubblicitari, colonne sonore per videogames, cd-rom e film (sue le musiche di Le avventure acquatiche di Steve Zissou e del cartone
animato Rugrats). E pazienza se i Devo finiscono per
comparire pure nei credits musicali di pellicole tipo le Superchicche: in fondo l’ironia è un talento fatto per spiazzare.
Inaspettatamente, nell’88, si tenta la spallata ma Total
Devo (Enigma) e il funky demenziale del singolo Disco Boy non risollevano la situazione. Ben gradita invece l’uscita del live Now It Can Be Told (Enigma, ’88) se non altro per la
rivisitazione country del classico Jocko Homo. La seconda chance da
studio fornita dalla Enigma vedrà la luce nel ’90; Smooth Noodle
Maps, a oggi, è l’ultimo album da studio, col gruppo incapace di
sorprendere o acquisire nuovo pubblico.
Ottimo materiale è disponibile invece nelle raccolte di inediti Hardcore
Devo vol. 1 e 2 contenenti materiale del periodo '74-'77; il resto, raccolte
e raccoltine, ‘essential’ e greatest hits bene che vada concedono qualche mezzo
inedito o remix buoni per collezionisti. Piccola gemma da ricercare è invece la
resurrezione del primo gruppo di Mark, i Wipeouters che,
riformatisi estemporaneamente dopo più di 25 anni, per la prima volta
affrontano la prova da studio: P’twaaang!!! (Casual
Tonalities, 2001) riserverà delle sorprese a più di un ascoltatore (si tratta di
un godibilissimo surf-rock in chiave modernista). Indispensabile per occhi e
orecchie il doppio dvd The Complete Truth About
De-Evolution (tutti i video eccezion fatta per Are You
Experienced? giudicato irrispettoso) e Devo Live (magnifica testimonianza di un concerto del ’96). Testimonianze
attendibili danno i Devo in forma smagliante durante le tournée celebrative
2005-'06.
Per il momento la notizia di un nuovo album della band risulta infondata. Nel
2006 Gerald è tornato in pista a nome Jihad Jerry & The
Evildoers, proponendo un rock sintetico che nel video promozionale Army Girls Gone Wild si fa beffe dell’attuale conflitto tra States e Medioriente. Pare invece seriamente avviata l’iniziativa Dev2.O che vede protagonista una band di cinque ragazzini di
età compresa tra i 10 e i 13 anni alle prese con alcune delle più celebri
canzoni del gruppo. Già disponibili cd e dvd distribuiti dalla Buena Vista
Records (diramazione della Disney); l’iniziativa tenta di avvicinarei più
piccoli al songbook della band di Akron: le riletture a opera
mini-Devo suonano accattivanti e ideali per un lungo viaggio in
automobile. Difficile se non impossibile cambiare il menù della casa: “We must
repeat” è forse un monito a doppio taglio.
Inizialmente mettemmo Eno a dura prova poiché tentava di influenzare il nostro sound. Anche se era uno dei nostri eroi ci eravamo forgiati un'estetica industrial brutale e per niente incline al sentimento. Lui invece voleva imbellettare le canzoni, aggiungere armonizzazioni vocali e melodie suonate al synth. Nel mix finale di Conny Plank non utilizzammo molto di quanto ci fu proposto. C’è da dire però che le sue incredibili storie e le sue carte di 'Strategie Oblique' ci conquistarono al punto da riuscire a stimolare al meglio la nostra vena creativa e questo fece andare a buon fine le registrazioni.
Non è più la città avvolta dai fumi delle fabbriche che in molti ricordano; è discretamente ‘civilizzata’ e noiosa come tante altre città. Ora mancano i presupposti perché possa generare altri talenti-guida.
Beh, Chrissie Hynde dei Pretenders è un esempio lampante di un altro grande talento uscito dalla nostra città.
La de-voluzione deve compiere per intero il suo corso. Oggi più che mai è un concetto d’attualità, come puoi vedere dai comportamenti irrazionali e dal fondamentalismo anti-democratico generati dagli astuti fautori del controllo globale attraverso i conflitti e le strategie politiche. Stiamo mostrando la parte peggiore della natura umana. Ogni giorno permettiamo che manipolino i nostri cervelli fino a quando non ci saremo sterminati tutti. Il pianeta tornerebbe a essere meraviglioso solo se si estinguesse la nostra razza.
Mark e io eravamo i visual artists della situazione. Condividevamo una simile visione estetica della faccenda e si collaborava in piena libertà. Fui io a recuperare i completi industriali gialli e personalizzarli con il logo dei Devo. Mark amò quell’idea. Poi disegnai il classico cappello rosso simil-ziggurat che chiamammo 'Energy Dome'. Dunque io e Mark disegnammo il completo argentato da abbinarci. Abbiamo elaborato inoltre la grafica di tutte le nostre copertine, dei poster, gli storyboard e le trovate visive per i video.
Come ben sai una delle cinque regole della de-voluzione è: “Dobbiamo ripeterci”. Purtroppo è una condizione sostanziale degli esseri umani. La coscienza/ conoscenza si acquisisce tempestivamente ma non in forma continuativa: la realtà è che spesso si scordano gli insegnamenti impartiti. Nei tardi Anni ’70 il videoclip fornì agli artisti un nuovo mondo entro il quale poter esprimere sé stessi. I Devo, David Bowie, i Talking Heads, Peter Gabriel e altri abbracciarono questo veicolo espressivo scevri da ogni cinismo dando vita a opere che avevano qualcosa di importante da dire. Oggi la gente non ha una propria visione da condividere con gli altri e i video sono un prodotto studiato in funzione alle esigenze commerciali dell’artista.
Amavamo James Brown, gli Yardbirds, Spike Jones, Edgar Varèse, Morton Subotnick, il Nairobi Trio ed Elvis Presley. Ma ci piacevano pure quelle sigle terribili di certi programmi televisivi e i jingle delle pubblicità. Questi ultimi influenzarono molto la nostra propensione creativa per il gioco, lo scherzo, l’ironia.
Ce ne sono anche troppe di canzoni: 1984 di Bowie, Cars di Gary Numan, The Tears Of A Clown di Smokey Robinson, Let’s All Make A Bomb degli Heaven 17 e tanti altri pezzi apri-pista.
“Per essere un fuorilegge/ devi essere onesto”, da Absolutely Sweet Marie di Bob Dylan.
La politica è presente, nell’universo Devo. Una volta al mondo siamo destinati a soffrire e morire; ogni leader, ogni detentore del cosiddetto ‘potere’ dovrebbe adoperarsi con ogni mezzo per alleviare a quante più persone questa brutta situazione. Questa dovrebbe essere la linea ideologica per eccellenza di ogni fazione politica. Distogliere la propria attenzione dalle priorità effettive dovrebbe essere considerata una grave inadempienza nei confronti della gente. Tutti gli attuali leader occidentali andrebbero immediatamente sollevati dal loro incarico. In questi tempi bui non c’è più posto per autorità illegittime che si scontrano con lo spirito comune del popolo.
Non è poi tanto diverso da quello della moda, dell’arredamento ecc.. Il 99% di ciò che viene definita ‘arte’ è stantio, ‘leccato’ e francamente assai brutto.
I responsabili delle etichette discografiche usano questo termine in senso dispregiativo. I musicisti che ho sempre amato, di per contro, erano tutti ‘intellettuali’: esistono diversi tipi di approcci mentali, si va da Captain Beefheart a Prince, passando attraverso tutti coloro che stanno tra questi due opposti.
Come nella migliore tradizione Devo c’è un po’ di entrambi. La vedo come una sorta di tributo obliquo ed, essendo il chiaro esempio di un approccio post-moderno, esprime naturalmente una sensibilità assai contorta.
Salvo qualche eccezione, io e Mark scriviamo musiche e testi. Ma non esistono regole fisse e ognuno è libero di contribuire come meglio crede. Finora è funzionato così. Comunque è il contributo di ogni singolo membro della band a trasformare una successione di idee e abbozzi in una canzone vera e propria.
M’infastidisce pensare che non siamo ancora stati nominati per la Rock’n’Roll Hall Of Fame.
Mi piacciono i classici noir come Piombo Rovente (di Alexander Mackendrick con Tony Curtis e Burt Lancaster), Un volto nella folla, Fronte del porto (Elia Kazan) e Criss Cross Robert Siodmak). E pure la scena neo-noir del Martin Scorsese di Toro Scatenato, Re Per Una Notte, Quei Bravi Ragazzi, Casinò. Ma il mio film preferito è Lungo La Valle Delle Bambole di Russ Meyer.
Le canzoni dei primi due album le avevamo già scritte ed eseguite dal vivo più volte prima dell’incontro con Eno. Decidemmo che solo una parte sarebbe finita sul nostro album d’esordio. Nel '79, col produttore Ken Scott, ri-registrammo a Los Angeles alcuni dei brani rimanenti che finirono per costituire Duty Now For The Future.
Ero molto insoddisfatto dell’album Shout!. Sentivo che non corrispondeva particolarmente all’innata irriverenza dei Devo. Mi pareva che Mark avesse attribuito troppo importanza al Fairlight Synthesizer scordando di lavorare a quattro mani con me nel tentativo di conferire a quello strumento il giusto peso.
Onestamente penso che sia un prodotto sonoro di scarsa ispirazione. Le canzoni avrebbero dovuto essere valorizzate da un arrangiatore esperto e invece ci ostinammo a volerle produrre e mixare per conto nostro.
Credo che da un certo punto di vista abbia ragione. Scrivere e mixare musica in maniera efficiente dal pc è una realtà effettiva degli ultimi 7-8 anni. Realtà che, tra l’altro, continua a progredire e affinarsi di giorno in giorno. Considero i Chemical Brothers i pionieri di questa nuova forma di elettronica.
Il nostro processo creativo si fondava sugli insegnamenti derivati dall’arte delle performance e sull’improvvisazione musicale. Estrapolavamo le risultanti elaborando organizzazioni musicali ben definite. Poi eseguivamo il brano dal vivo asciugandolo di ogni sovrappiù in funzione di altre bizzarrie.
Una strumentazione tradizionale di basso, chitarra e batteria consente un approccio alla sperimentazione più diretto e interattivo. I computer e gli effetti digitali sono per natura maggiormente ‘autocratici’, se vuoi, ma suonano tediosi quando cerchi di esprimere un’idea musicale.
La leggiamo e ce la buttiamo alle spalle. I Devo possono certamente dirsi la band più fraintesa e sottovalutata degli Anni ’80. Solo adesso la critica sta rivalutando con cognizione di causa la validità del nostro operato.
Come puoi immaginare il pubblico era compatto nel deriderci e in alcuni casi si mostrò duramente ostile. Ma ci facevamo forza poiché quelle reazioni sottolineavano la nostra capacità nel saper evocare emozioni forti nella gente. Ricordo una volta, durante un concerto a Cleveland, in cui un pubblico prettamente composto da hippie ci gridò di tutto durante il call & response di Jocko Homo. Dovettero intervenire i roadies per tenerli a bada e alla fine ci toccò abbandonare il palco.
In generale non sono affatto ottimista se si tratta di musica pop. Anche le migliori band in circolazione ripropongono attitudini pescate dai ’70, ’80 e ’90. In questi tempi reazionari vorrei tanto sentire qualcosa di rivoluzionario.
In una parola, no.
Un’esperienza veramente bizzarra, preziosa ed entusiasmante che nessuno si sarebbe mai aspettato andasse in porto.
È andata così, non c’era nessuna premeditazione. Forse influì il fatto che fossimo unici e avanti rispetto ai tempi; magari è per questo che la gente non ci ha proposto nessuna collaborazione interessante. Li spaventiamo.
Gli artisti non conducono necessariamente una vita privata più interessante di quelle normali. A me piace viaggiare, consumare ottime pietanze, bere vino di qualità e fare un bel po’ di sesso. Cerco di portare avanti i miei affari standomene quanto più lontano possibile dalle teste di cazzo. Sono uno chef navigato e un esperto conoscitore di vini con una vasta collezione di etichette toscane e dell’Oregon. Mi piace mettere a dura prova il motore della mia Audi S4 e farmi qualche bella partita di tennis.
Presi a piccole dosi sono ottimi… se ti vuoi fumare una canna.
I complimenti.
Come artista devi relazionarti e vivere con intensità il tuo presente, senza aspettarti nessuna risposta e senza chiedere a nessuno il permesso per agire.
Scheda: Devo