“Ho sempre desiderato inserire strumenti della mia cultura d’origine nell’Ethio-jazz, meglio se suonando musica occidentale in dodici toni. Sperimenteremo, perché questi strumentisti sono grandiosi e credo che ne verrà fuori un disco splendido.” Così si esprimeva la leggenda del jazz - non solo africano: mondiale - Mulatu Astatke prima di entrare in studio assieme agli Heliocentrics. In retrospettiva, possiamo affermare che sapeva bene a cosa stesse andando incontro e idem la formazione britannica. Un po’ meno noi, che, considerati gli esiti essenzialmente mediocri dei due precedenti tomi della collana Inspiration Information, attendevamo l’album al varco con pronto in mano un classico “non c’è due senza tre”. E invece niente, perché di rado in anni recenti smentita discografica è stata per noi più piacevole di quest’ora generosa che ci ha dapprima esaltato e poi - come sempre dovrebbe accadere - spinto ad approfondire.
Lanciato dalla serie di album Ethiopiques, il nome del percussionista e orchestratore etiope ha raggiunto un apice di successo più diffuso con due memorabili esibizioni tenute nel giugno 2008 a Londra e Glastonbury, capaci di mettere d’accordo gli intellettuali e quelli che amano sudare, chi insegue lo stimolo cerebrale e chi predilige la fisicità. Impresa non facile, in passato riuscita solo a calibri epocali come - giusto per citare i primi che vengono in mente - Can e Talking Heads, Art Ensemble Of Chicago e Miles Davis. Gente che travalicava etichette e distinzioni ferree, scavava una nicchia storica di propria pertinenza dalla quale indicava vie che sarebbero stati in legioni a percorrere. Ora: affermare lo stesso per questa collaborazione è molto probabilmente azzardato, e la causa della cautela è l’attuale panorama assurdamente frammentario e confuso, nondimeno ci sentiamo di scommettere su un album che resterà negli anni a venire. E non solo perché si tratta del primo in studio di Mulatu da due decenni in qua. E’ perché in esso si respirano intuito e talento, arguzia e genuinità. Perché ti piomba addosso una Musica splendida che fa della comunicazione un credo e dell’abbattere le barriere un vanto; che non si ripiega su se stessa ma scuote, induce a pensare e frattanto riempie di gioia.
E dire che il progetto ha preso forma quasi per caso: lo scorso anno, in occasione di una serata al londinese Cargo, gli Heliocentrics funsero da lussuosa backing band per Mulatu, sciorinando la perfetta conoscenza di numerosi classici del loro (e nostro…) eroe. Qualcosa deve essere poi scattato, giacché il Nostro sul volo che lo riportava ad Addis Abeba custodiva in valigia un cd colmo di idee e “grooves” appositamente incisi con Malcom Catto e sodali. Nella rilassante atmosfera di casa, ha vergato le partiture di tastiere e vibrafono e s’è ingegnato al meglio per inserire sonorità che non avessero sapore alcuno di cartolina. Integrati sapientemente i contributi vocali e strumentali di suoi conterranei, si è poi deciso a ritornare nella capitale inglese. All’inizio dello scorso settembre, tra le mura dell’Eliocentrico - e analogico: si sente - Quatermass Studio, i due mondi si sono ulteriormente mescolati durante una settimana di registrazioni e aggiungendo gli strumenti tradizionali di Yezina e Mesafnit Nagash e Dawit Gebreab. Le parti di fiati sono state invece poste su carta da Joel Yennior della bostoniana Either Orchestra, a ennesima sottolineatura di come la grandezza di questo disco risieda nel coniugare antico e moderno senza sforzo, facendo leva sulla naturalezza di chi possiede idee chiare e sa come tradurle in realtà. Sulla manna che ne è derivata ci siamo dilungati sullo scorso numero di Sentireascoltare in una recensione dai toni entusiastici che confermiamo in pieno.
In questa sede, ci preme rilevare come il valore di Inspiration Information vol. 3 sia addirittura cresciuto alla distanza, in ciò confermando la sensazione data dai primi ascolti. Un lavoro stratificato e adatto alla fruizione attenta, ma che non esclude l’impatto viscerale; nel quale anime e background degli artefici si fondono in modo indistinguibile. Lo stesso dicasi per la differenza - annullata lei e annichiliti noi - tra brani di fresca scrittura e standard: Addis Black Widow coniuga il funk classico e quello modernista, Blue Nile stende ponti tra il blues e accenni bristoliani, Live From Tigre Lounge fonde il senso di New York per un jazz intellettuale senza spocchia con le origini terzomondiste. E non sono che tre titoli pescati a caso tra quattordici. Abbiamo aperto con una dichiarazione di Mulatu e con le parole degli Heliocentrics vogliamo chiudere: “Non abbiamo cercato di rifare un disco in stile Ethiopiques: ci interessava piuttosto far collidere i nostri mondi sonori, completarli con influenze ed esperienze diverse in uno vero scambio di idee. Qualcosa di nuovo che avesse radici nel vecchio.” Definizione più indovinata per Inspiration Information vol. 3 non poteva esserci e, ve lo garantiamo, una volta tanto non si tratta di presunzione. E’ “solo” la forza di sapere dove stai andando senza starci troppo a pensare su.
Scheda: Mulatu Astatke
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