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Pubblicazione 03 Marzo 2008

Sam Amidon

L'allampanata estrosità del genio

Predestinato ed enfant prodige con l'istinto delle frequentazioni nutritive e la flemmatica falcata a cavallo di tradizione e futuro. Ventisei anni di cui la metà passati a tessere una trama fitta d'incroci sorprendenti, in accelerazione esponenziale. L'ultima, quasi omonima incarnazione di Sam Amidon è un viaggio discreto ed esaltante nel cuore di un passato ancora vivo di futuro.
Live in studio
Sam Amidon
Julia Staples 2008
Live in studio

Samuel Amidon, classe ‘81 originario del Vermont, è uno di quelli che: ne sentiremo parlare. E parecchio. Figlio di musicisti (il padre e la madre portano avanti imperterriti e adorabili il progetto traditional folk The Amidons), l'estro versatile (oltre a suonare fiddle e chitarra, è cartoonist, videomaker e attore), voce ragguardevole e aspetto gracile/impudente che scomoda un’irrefrenabile empatia. Affinata la tecnica violinistica (tra gli esperti insegnanti, l’ex-Sun Ra Billy Bang, Mark Feldman e il maestro dell’improvvisazione Leroy Jenkins), debutta a soli tredici anni nel trio folk-world Popcorn Behavior, assieme al fratello Stefan (rampante batterista decenne) ed al coetaneo Thomas Bartlett, pianista di formazione classica, grande amico del violinista. La band licenzia tre album in tutto, prima di divenire un quartetto con l'ingresso del chitarrista e cantante Keith Murphy, ribattezzandosi per l’occasione Assembly, anche per marcare una nitida svolta avant folk.

Intanto Sam inizia a escogitare strategie proprie. Nel 2000 azzarda un Solo Fiddle il cui titolo dice tutto, mentre tre anni più tardi licenzia un Home Alone Inside My Head dove s'avventura nell'ineffabile territorio dei fields recordings intercalati di sperimentazioni elettroniche. Ma il passo decisivo coincide con il coinvolgimento nell'ensemble newyorkese degli Stars Like Fleas, formidabile dozzina (circa) di talenti dediti ad un palpitante neo-pop-jazz-psych. Il loro Sun Lights Down On The Fence (Præmedia, 2003) fa il botto presso i cultori dell'avant più inafferrabile, ma per Sam è solo un bel capitolo di un libro che s'ispessisce ad un ritmo formidabile. Risponde infatti alla chiamata del fido Bartlett per allestire il quintetto Doveman, il cui The Acrobat (Swim Slowly Records, 2005) diventa un piccolo caso tra i cultori del più trepido indie-folk. A questo punto per Sam gli eventi precipitano, si fatica a tenere il passo, a ricomporre la giusta sequenza.

Intanto occorre segnalare l’esperienza da attore in American Wake di Maureen Foley, film premiato alla Convention nazionale dei democratici, la cui soundtrack è affidata agli Assembly. Quindi, più o meno, potremmo ricostruire così: nel 2005 Bartlett raggiunge gli Stars Like Fleas in tour; nel 2006 gli Stars Like Fleas registrano il nuovo album in Islanda, avvalendosi dei servigi del musicista sperimentale australiano Ben Frost e dell'ormai lanciatissimo producer Valgeir Sigurðsson (Bjork, Sigur Ros, Múm e Will Oldham), per la cui etichetta Bedroom Company nel 2007 esce Speaks Volumes, debutto solista per il giovane compositore di classica e soundtrack Nico Muhly. Considerateli antefatti.

Per quel che ci riguarda, l'avvenimento decisivo è l'avvio del progetto Samamidon, da un'idea di Sam ormai in grado di spendere la faccia e giocare le proprie intenzioni/intuizioni fino in fondo. Ovvero, affrontare il repertorio tradizionale appalachiano alla luce di un neo folk allampanato, sghembo, trepidante come un Will Oldham giovane. Per confezionare il debutto But This Chicken Proved False Hearted (Birdwar Records, giugno 2007, 7.0/10) chiama - indovinate un po'? – il solito Bartlett. Gli esiti sono ottimi: se Tribulation è l'emblema delle vibrazioni spettrali, del maldicuore senza tempo, a sorprendere è una “intrusa”, quella cover di Head Over Hills - pezzone pescato dal celeberrimo Songs From The Big Chair dei Tears For Fears – la cui spersa doglianza fa ripensare all'analogo trattamento inferto da M Ward alla bowieana Let's Dance.

Neppure il tempo di digerire il party di presentazione del disco, che Sam si trova impegnato a sfornare il seguito. La location è l'Islanda. Il complice è Nico Muhly. La supervisione è di Sigurðsson. L'album è All Is Well (Bedroom Company, ottobre 2007, 7.3/10). Quel che si dice un piccolo capolavoro. Tutto repertorio folk tradizionale, serafiche mestizie d'archi e discreti ricami elettrici/elettronici, un'interpretazione che ammicca sconfinata malinconia con flemma allampanata, col piglio da consumato performer però senza l'esausto bagaglio emotivo del performer consumato. Un colpo al cuore. Senza scordare che nel frattempo sono arrivati il suddetto nuovo Stars Like Fleas - The Ken Burns Effect (Talitres Records, settembre 2007) - ed il secondo capitolo di Doveman, With My Left Hand I Raise The Dead (Brassland Records, ottobre 2007).

Ebbene, credo che di Sam Amidon sentiremo ancora parlare. E parecchio.

Scheda: Sam Amidon

copertina pdf #91