Tune in
Pubblicazione 01 Marzo 2009

Nicolas Vernhes

Rare Book Room

La biblioteca analogica

Da più di dieci anni Nicolas Vernhes cura il sound di alcuni dei gruppi di punta della scena newyorkese. La nascita della sua nuova label ci ha fornito il pretesto per una breve chiacchierata.
Nicolas Vernhes
2008

Se un giorno vi capitasse di ritrovarvi a ciondolare senza meta dalle parti di Brooklyn & co. sappiate che  potreste incrociare la strada che conduce al Rare Book Room Studio ed imbattervi in alcuni dei leggendari personaggi che in tempi recenti hanno popolato l’immaginario della east coast. E se quelle stanze insonorizzate e avare di finestre non trattenessero abbastanza decibel, ne udireste anche le gesta sonore. Di lì a breve un piccolo truman show potrebbe dispiegarsi davanti ai vostri occhi: l’ombra sottile di Bradford Cox, chitarra in spalla e dito sul citofono, il passaggio della bella Eleanor Friedberger, capelli freschi di phon e foulard infiocchettato intorno al collo e, infine, la parata degli Animal Collective, in gita da Baltimora con un seguito di freak friends.

Nato nel 1995, il RBR ha visto passare in sala regia un esercito di nomi legati ad alcuni dei migliori dischi brucia-ipod dell’ultimo decennio: Secret Wars degli Oneida, Gallowsbird’s Bark dei Fiery Furnaces, Creature Comforts dei Black Dice, Cryptograms e Microcastle dei Deerhunter, per non citare che i più noti. E il boss Nicolas Vernhes negli ultimi tempi ha deciso di rischiare di più, affiancando allo studio di registrazione una label dal nome omonimo, che ha già all’attivo l’esordio di Palms e Lia Ices. Nostalgici ed elettrowave i primi, di catpoweriana memoria ed infinita grazia la seconda, hanno partecipato insieme ad alcuni dei gruppi sopra citati alla compilation inaugurale dell’etichetta: Living Bridge (recensita su SA n.51), che è stata solo il pretesto iniziale per una piacevole chiacchierata via mail con Vernhes: "Living Bridge parte da un intento promozionale e passionale; volevo inaugurare la mia etichetta con un disco che non fosse interamente riconducibile ad uno stesso genere e allora l’idea della compilation mi è parsa quella più plausibile. Per l’occasione ho contattato alcuni gruppi con cui avevo già lavorato e un po’ di gente nuova".

Ne è venuto fuori un mix (nel senso letterale della parola, dato che Vernhes ha cucito insieme tutti i pezzi con magistrale abilità) che ricorda un po’ le reunion tra ex-compagni di scuola. Seduti allo stesso tavolo troviamo un’egregia rappresentante della scena di Louisville (Tara Jane Oneil, ex-Rodan), uno di quella, più recente, del freak folk (Avey Tare), esponenti di punta della new wave dello shoegaze (Deerhunter, Telepathe) e altri ancora che, come i Black Dice, hanno anticipato di qualche anno il digital shoegaze di Growing e Fuck Buttons: “Ciò che lega questi gruppi e musicisti è che tutti sono pronti a correre il rischio che comporta il comporre buona musica e io ho voluto dare loro la possibilità e gli spazi per portare a termine i rispettivi progetti. Quando ho chiesto ad ognuno di loro di portarmi una canzone, il mio proposito era di farli sentire liberi dalle tipiche dinamiche che si creano quando si registra un album in studio”. Tra tutti i brani proposti spicca la traccia di Avey Tare, I’m Your Eagle Kisser, un’apripista che fa ben sperare, tra visceralità e goliardia, freakedelica e per nulla nostalgica: “Dave si è presentato in studio con un pezzo su cui stava lavorando e lo abbiamo arrangiato insieme, strumento per strumento. E’ stato molto semplice, lui è un ottimo musicista, quindi è stato un piacere stargli dietro”. Ma non si va oltre con le confidenze sui gruppi che hanno lavorato lì, men che mai sui Fiery Furnaces: "Non posso raccontarti aneddoti su di loro. In studio sono come un prete in un confessionale. Quel che accade lì è strettamente riservato!".

Spostando invece il discorso sulla scena di Brooklyn e dintorni, cerchiamo di provocarlo riguardo a un punto che ci sta particolarmente a cuore: le parole di Martin Rev sulla fase attuale del rock, definita da lui come "interpretativa" e sulla sensazione che dalle parti della east coast escano probabilmente alcuni dei dischi migliori degli ultimi tempi, ma che comunque non si faccia la storia: “Sono pienamente d’accordo, viviamo in una fase interpretativa del rock e credo che ogni musicista lo riconosca e cerchi di rapportarsi a proprio modo con tutto ciò. Ma, d’altro canto, oggi circola anche tanta vecchia musica e magari chi vi si avvicina può prenderla come unica fonte di ispirazione per la propria. Non parliamo, ad ogni modo, di fenomeni nuovi perchè molti gruppi lo facevano già in Inghilterra negli anni Sessanta, ascoltando il blues americano, che era la loro piccola, segreta, miniera d’oro. E’ da lì che è nata la commistione di generi diversi come il rock, il folk e il blues Oggi abbiamo bisogno di alleggerirci dal peso della storia  quel tanto che ci permetta di aprire una porta sul futuro della musica. Se si pensa che l’hip hop è stato l’ultimo grande genere musicale inventato…Per quanto riguarda Brooklyn e la East Coast, alcune città da cui escono le così dette “scene” non sono poi le uniche note per esportare nuovi sound. C’è da aggiungere che quelle più in vista, come Philadelphia o Baltimora, sono economiche. Là un musicista può davvero vivere con pochi soldi e ha, di conseguenza, più tempo da dedicare alla musica. New York invece è molto costosa, anche per chi vive nella periferia più remota ed è quindi difficile trovare un posto dove vivere e provare senza spendere molto. C’è ovviamente anche gente coraggiosa che viene qui con il sogno di suonare nella grande città e grazie alla propria creatività se la cava bene”.

Nicolas Vernhes

Ma qual’è la discriminante che rende un disco più o meno riuscito, più o meno in grado di influire sulla storia? “Un album funziona quando è ispirato da una sorgente emotiva forte che incontra una struttura che coinvolge l’ascoltatore nello sviluppo del pezzo, a differenti livelli, simultaneamente.” E parlando dei punti di riferimento principali nel suo percorso di fonico e producer: “Mi piace tutta la musica che si trasforma nel suo svolgersi e riesce, allo stesso tempo, ad essere ipnotica. Nel caso si tratti di un gruppo che viene in studio, deve comunicarmi la sensazione che stia accadendo qualcosa di importante mentre sto registrando. Se poi penso ai dischi che rappresentano un punto di riferimento nel mio percorso musicale, bè, la lista è lunga: dai The Kinks di Arthur Or The Decline And Fall Of The British Empire a Safe As Milk di Captain Beefheart, dalla Brigitte Fontaine di Vous et Nous ai Circle di Sunrise. E poi Sonny Sharrock, Jacque Dutronc, Gainsbourg (escluso il periodo reggae), Scott Walker…”. Alcuni dei dischi che hai citato hanno dietro una produzione impeccabile, c’è una cifra particolare che è data dalla mano del maestro…Ciò vale per i dischi prodotti al RBR? “Le persone dicono che i dischi registrati al RBR hanno un suono specifico. Io non me ne accorgo, come nessuno può accorgersi del modo in cui la propria voce viene percepita all’esterno. Penso che gran parte del merito del suono “RBR” sia da attribuire ai musicisti con cui ho lavorato, davvero ispirati, in gamba e con un minimo di bagaglio tecnico. Qualità essenziali per riuscire a catturare i “momenti musicali” in cui emerge la vera personalità di un gruppo”. E Brian Eno, qual’è il suo segreto? Da qualche parte ho letto che ti piacerebbe molto lavorare con lui… “Il segreto di Brian Eno risiede nella sua intelligenza e nell’estrema abilità nel coniugare, all’interno del processo creativo, le proprie emozioni, la psicologia e la tecnica”.

Non si sbilancia più di tanto, Vernhes. Gli chiediamo allora una top 3 di congedo sui dischi del 2008…“Quest’anno ho lavorato così tanto che non ho avuto il tempo di ascoltare molti dischi, a parte quelli ai quali ho lavorato e quindi è un po’ difficile rispondere. Dando un’occhiata su Itunes posso dirti che compare un solo disco del 2008 ed è Visiter dei The Dodos… Il resto è tutta musica più vecchia come Es Liebt Dich Und Deine Korperlichkeit Ein Ausgeflippter degli Workshop e Shake Sugaree di Elizabeth Cotten”.

Breve cronistoria discografica:

Silver Jews - American Water (Drag City/Domino, 1998) Il Rare Book Room è aperto da appena tre anni e a Vernhes capita tra le mani uno dei dischi più importanti della prima stagione del cantautorato indie pop, nonché punta di diamante della discografia di David Berman. Per l'occasione il Nostro è tornato in coppia con l'amico Malkmus, che nel 2007 sarà di nuovo al RBR per registrare Real Emotional Trash.

David Grubbs - The Spectrum Between (Drag City, 2000). Ad un anno dallo sciogliemento dei Gastr Del Sol, Grubbs aveva contattato Vernhes per registrare Coxcomb. Nel 2000 ritorna per realizzare il primo dei suoi dischi più fluidi e accessibili, The Spectrum Between, opera post camoufleuriana dove troviamo un po' tutto quello che negli anni a venire sarà un bel tormento: fingerpicking faheyano, contrappuntistica jazz, Nick Drake, country-folk e corteggiamenti brasiliani. Ma la collaborazione non si chiude qui: si tornerà in studio altre due volte in un paio d'anni: la prima insieme a Loren Connors per Arbovitae, la seconda col gigante Gustafson per Off Road.

Black DiceBeaches And Canyons (DFA, 2002). Nell’autunno del 2001 i Black Dice entrano per la prima volta al Rare Book Room e ne escono nel 2002 con il doppio vinile Beaches And Canyons. Opera rappresentativa di quel sound newyorkese recentemente esportato oltreoceano, Beaches è forse il miglior album del dado nero, probabilmente perché tanto quel percussivismo astratto e pervasivo, quanto quel suonare-non suonare-campionare fanno toccare alla “fase 2" dei Black Dice il suo apice già al primo colpo. Il gruppo è tornato in studio di recente per registrare Repo, che uscirà i primi di aprile. 

The Fiery Furnaces - Blueberry Boat (Rough Trade, 2004). L'anno prima i fratelli Friedberger gli avevano affidato le sorti di Gallowsbird's Bark, caleidoscopico esordio in cui il duo di Chicago mostrava già tutti i motivi che avrebbe sviluppato nei dischi successivi: un music hall ossessivo e schizofrenico come solo i Residents, capace di rileggere tanto Velvet Underground e Who, quanto Beatles, Bowie e il miglior garage rock, confezionandoli in un' estetica glamchic aggiornata agli anni Duemila.Blueberry Boat si arricchisce di quel piglio elettronico scafato e ugualmente elegante che mette in risalto l'abilità di Vernhes nel cimentarsi sia con la forma acustica che con quella elettronica, di cui aveva già dato prova nell'esordio dei Fischerspooner.

Deerhunter - Cryptograms (Kranky, 2007). Bradford Cox e soci hanno registrato i loro ultimi due dischi e un ep con Vernhes. Cryptograms rappresenta un' opera incompiuta ma sottilmente affascinante e ciò è dovuto anche ad un sound diviso tra soluzioni kranky friendly e new wave made in uk. Psichedelia shoegaze e loop un filo krauti completano il quadro di riferimento. Successivamente la mano di Vernhes si affina, fino ad arrivare a Microcastle.

Animal Collective - Strawberry Jam (Fat Cat, 2007). Il collettivo degli animali non dà il meglio di sé in questa prova, se non altro perché il rischio di ripetersi è spesso dietro l'angolo. Ma la produzione è impeccabile: evidentemente lavorare con Black Dice e Deerhunter è stata una buona scuola per Vernhes. Avey Tare e soci torneranno in studio per registrare l’ep che doppia i dubbi riposti su Water Curses,Strawberry Jam. Ma questo, si sa, esula dalle responsabilità di produzione.

copertina pdf #91