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Pubblicazione 09 Luglio 2006

Stuart A Staples

That Leaving Feeling

L’ultimo disco Leaving Songs, il futuro dei Tindersticks, i progetti in corso, la malinconia e lo spleen di un artista riservato: Stuart Staples si racconta in un'intervista
Stuart A Staples
2007

Con i Tindersticks in attesa chissà per quanto altro ancora, Stuart Staples fa uscire a metà del 2006 un secondo disco solista, Leaving Songs, dopo la prova dell'anno precedente, quel Lucky Recordings 03-04, minimale ed eterogenea raccolta di canzoni soffuse. Artista malinconico e riservato, Staples si conferma cantore del disagio esistenziale, perfettamente a suo agio in atmosfere decadenti e fumose da club, la voce da crooner suadente in bilico tra nostalgia e rimpianto, tormenti interiori e umori introspettivi, un beautiful loser alla Cohen. L'ultimo disco tocca i temi della perdita e del rimpianto, del lasciarsi dietro situazioni e persone e del senso di disagio e sofferenza che ne consegue. Ne abbiamo parlato con lui via mail dopo l'uscita dell'album: questo il resoconto dell'incontro.

Il disco uscito l’anno scorso, Lucky Dog Recordings, comprendeva una serie di canzoni registrate nel corso degli ultimi tre anni. Consideri Leaving Songs come il primo disco vero e proprio, cioè un progetto più focalizzato?

Con Lucky Dog ho cercato di mettere ordine in uno stato di cose che sentivo confusionario. E’ nato infatti in posti differenti e con diversi obiettivi; l’ultimo è stato realizzato in un arco di tempo minore ed è più focalizzato e conciso.

Le canzoni in Lucky Dog erano più spoglie rispetto a quest’ultime, che mostrano arrangiamenti più complessi: è una scelta voluta? Ci sono similarità tra le canzoni dei due dischi?

All’inizio le canzoni erano state concepite molto semplicemente, poi nel corso della loro realizzazione, mi sono reso conto che musicalmente necessitavano di molto più lavoro. Suppongo che sia dovuto andare in posti in cui non volevo, per trovarne gli arrangiamenti.

Come è nata la decisione di lavorare a Nashville nello studio di Mark Nevers (dei Lambchop) per questo disco?

Conosco Mark da molto tempo (dal 2000, quando abbiamo lavorato con la band per il singolo What Is A Man?) e siamo rimasti sempre in contatto. Mi ha offerto un modo in cui potessi realizzare i miei sogni mentre stavo lavorando alle canzoni.

Il tema del disco sembra essere quello della perdita, anche amorosa: andarsene, lasciare qualcuno di importante e poi guardarsi indietro, con rimpianto, prepararsi al commiato… Ci puoi dire qualcosa sul mood che lega le canzoni?

Le canzoni sono state scritte dal punto di vista di chi è sulla soglia di un cambiamento, con tutti i tormenti che ne conseguono.

Credi ci sia un legame tra questo disco e Curtains?

Penso che c’è un legame con tutto il mio lavoro, sebbene non credo di aver mai scritto canzoni così facilmente dai tempi del secondo album dei Tindersticks.

In Leaving Songs ci sono un paio di duetti, con Maria Mckee (This Road Is Long) e con Lhasa De Sela (That Leaving Feeling). Come sono nate queste collaborazioni?

Quando scrivo un duetto, aspetto che la canzone mi faccia venire in mente, in modo naturale, la persona con cui cantarla; con Lhasa questo è avvenuto subito, con Maria invece ho dovuto aspettare parecchio tempo.

Puoi dirci qualcosa sulla tua collaborazione, passata e presente con la regista francese Claire Denis (per le colonne sonore dei film Nénette et Boni, 1996 e Trouble Every Day, 2001, con i Tindersticks, e per l’ultimo film L’intrus, 2005, ndr.)? Cosa pensi dei suoi film, c’è qualche similarità con la tua musica?

Non ho mai cercato razionalmente di capire se esista in effetti un legame di qualche tipo tra noi due, quando lavoriamo insieme so che qualcosa accade. Alla fine mi sento sempre esausto, ma sono consapevole che è tempo ben speso.

A proposito del tuo legame con la Francia, se dovessi scegliere tra Gainsbourg e Brel?

Credo che invece sceglierei Leo Ferrè…

Leonard Cohen sembra essere una delle maggiori influenze nella tua musica, quanto ti ha influenzato? Ci sono altri artisti a cui ti senti debitore?

Sono pochissimi gli artisti a cui mi sento legato profondamente, che fanno ormai parte di me per la vita, Cohen è uno di questi: anche se lo ascolto raramente, so qual è il suo posto.

David Boulter e Neil Frazer hanno collaborato con te nel disco; c’è un futuro per i Tindersticks, qualche progetto a venire?

Al momento sono totalmente aperto nei riguardi del futuro, infatti non lascio chiusa nessuna porta.

Con Boulter e Frazer stai lavorando anche a un altro progetto, Songs For The Young At Heart. Di che si tratta?

Il disco è stata un’idea di David Boulter. Si tratta di un insieme di canzoni e di ricordi della nostra infanzia, con ospiti scelti per ogni canzone. E’ David (quasi) al suo meglio!

Ci sono altri progetti a cui stai lavorando al momento?

In questo periodo mi sto divertendo a stare lontano dallo studio, fare concerti e percorrere nuove strade.

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