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Pubblicazione 20 Marzo 2007

Laura Veirs

Di mari, di stelle e pianeti

Una passione per gli elementi naturali, il mare e gli astri in particolare, che da sempre si riflette nella sua musica - dall’impronta fortemente evocativa e visuale - un universo composito in cui convivono folk, pop, soul, rhythm ‘n’blues, indie rock.
Laura Veirs
2007

Un’aria da intellettuale (o forse meglio da studentessa) e un certo non so che, a cominciare dalle lenti con montatura abbastanza spessa e dall’abbigliamento vintage, conferiscono a Laura Veirs un’aura di riservatezza e di mistero. Nata a Colorado Springs e a lungo domiciliata a Seattle, di recente trasferitasi a Portland, Laura coltiva interessi che comprendono, oltre alla musica - a cui ha iniziato a interessarsi intorno ai vent’anni –, la letteratura, la geologia e lo studio della lingua cinese. E una passione per gli elementi naturali che da sempre si riflette nella sua musica - un universo composito in cui convivono folk, pop, soul, rhythm ‘n’blues, indie rock – ; un modo per catturare le immagini quindi attraverso il mondo naturale, il mare e gli astri, in particolare, per una musica dall’impronta fortemente evocativa e visuale, caratteristica che le deriva sicuramente anche dalla cultura cinese, immersa in una sua musicalità che comprende anche il segno grafico. Proprio il primo album (Self Titled, 1999, autoprodotto), una raccolta di lievi bozzetti in acustico, viene concepito in Cina durante una sofferta spedizione geologica, in cui la Nostra faceva da interprete; episodio che le farà comunque abbandonare una probabile promettente carriera scientifica. Autoprodotto è anche il secondo disco (The Triumph and Travails Of Orphan Mae, 2001, poi ristampato su V2 nel 2005; country folk dimesso).

Comincia intanto, dopo il trasferimento a Seattle, un sodalizio che si rivelerà lungo e proficuo – durando tuttora - con il bassista/chitarrista Karl Blau e con il batterista e produttore Tucker Martine (entrambi nei Tortured Soul, sua band ancora oggi), che porta alla realizzazione di Troubled By The Fire(Bella Union, 2003), in cui comincia ad evidenziarsi la passione per il country e il folk delle radici rivisti in chiave indie-rock, con sonorità in bilico tra Kristin Hersh e la sensibilità di una Suzanne Vega più sbilenca.

Il passaggio alla Nonesuch / Warner l’anno dopo segna l’inizio di un periodo musicalmente proficuo, a cominciare da Carbon Glacier(2004) con le sue song di nudo folk frammisto ad alt-country e sprazzi pop; l’album ha un mood oscuramente inquieto (basti guardare la copertina, con un livido mare notturno su cui si agita una barchina con un uomo che porta in mano una lanterna), tra filastrocche evocative (Ether Sings, Icebound Stream, Shadow Blues con toccante finale a due voci), melodie sospese tra note di piano che incantano (Rapture) e indie-pop songs (The Cloud Room) che non ci si aspetterebbe a questo punto. Una sensibilità legata alle piccole cose, la sua, per un disco che fa dell’atemporalità la sua forza. L’album è accolto bene e da questo momento comincia ad aumentare la visibilità della Nostra, grazie anche alle maggiori possibilità offerte dalla nuova label.

L’anno dopo tocca al composito Year Of Meteors(Nonesuch, 2005), lavoro più strutturato musicalmente, che abbraccia un ampio range, dal folk-rock al pop all’elettronica all’indie-rock, per un songwriting ormai sicuro delle sue possibilità. Un incedere lieve nell’iniziale Fire Snakes, folk song screziata d’elettronica con un crescendo d’archi, alcune meraviglie acustiche alla Suzanne Vega (Magnetized, Trough The Glow), indie-rock (Rialto, Black Gold Blues), soul ballad dalla melodia che fanno presa (Cool Water) e una voce che sembra carta vetrata, aspra e spigolosa che però riesce a modellarsi e diventa man mano più docile con l’incedere della melodia. Altrove è lo scorrere ipnotico come mantra a creare suggestive fascinazioni sonore, come nella breve ninnananna di Lake Swimming. Un songwriting intenso e ormai maturo e canzoni che si affermano con decisione.

Laura Veirs continua comunque a mantenere un’attitudine prettamente indie, sia pur consapevole di trovarsi in una terra di confine. Questa la sua forza. Il 2006 vede una sua collaborazione , insieme al solito Tucker Martine, con i Decemberists per dei cori in The Crane Wife, uscito a fine 2006. Con i Tortured Soul rinominati Saltbreakers (un’immagine evocativa per indicare le onde marine) in onore dell’ultimo album, Laura si conferma songwriter ormai ampiamente emersa, da tener d’occhio con attenzione.

Scheda: Laura Veirs

copertina pdf #91