Turn on
Pubblicazione 31 Gennaio 2007

David Kitt

A Quiet Man

Oscillando con discrezione fra pop d’autore e folktronica, fra Nick Drake e gli '80, la musica del dublinese Kitt è un segreto che aspetta solo di essere svelato.
David Kitt
2006

L’irlandese discreto è tornato. Not Fade Awayè già il suo quinto disco, ma lui continua ad essere un culto per pochi, almeno fuori dai confini patrii. Si muove in punta di piedi, come la sua musica, che pare volersi schermare dietro il velo dell’ introspezione e dell’understatement ma che cela, tra elettronico e acustico, un suono in realtà mai passato di moda. Kitt (Kittserper gli amici) cresce a Dublino in un ambiente musicale favorevole (suona da piccolo con il padre e lo zio in una formazione folk), studia musica al Trinity College, e comincia ben presto come one man band, di pari passo con le conoscenze tecnologiche. Inizia infatti ad elaborare la sue canzoni nel chiuso di casa, mescolando indietronica, pop e folk. I numi tutelari sono Nick Drake, innanzitutto, con cui condivide crepuscolarità di fondo e sensibilità melodica, e songwriter come l’ombroso Elliott Smith, senza trascurare influenze 70’s e 80’s provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico.

Da una serie di registrazioni casalinghe nasce così nel 2000 il disco d’esordio, l’autoprodotto Small Moments, (uscito su Rough Trade due anni più tardi); una raccolta di songs acustiche con tocchi elettro, tenui bozzetti delicati seppure ancora acerbi, nei quali incomincia però a intravedersi una certa personalità, tra vocalità James Taylor (Another Love Song), filastrocche ipnotiche in loop (Headphones), battiti electro (Sound Fades With Distance), malinconia e ballad ambient di ampio respiro (Step Outside In The Morning Light) (6.6/10).

Il salto avviene di lì a poco con The Big Romance(Blanco Y Negro, 2000). E che salto. Già perfettamente messo a fuoco, l’album è un compendio del suo miglior songwriting: un pop-folk minimale che si tinge di trame elettro, tra breakbeat, loop, tastiere ed archi, armonie vocali e ballad delicate, con lyrics impressioniste che richiamano sin troppo facilmente i già citati Drake e Smith (la notturna You Don’t Know I Don’t Want To Know), insieme ad umori crepuscolari 80’s fra il primo Ben Watt e battiti New Order (il basso di Pale Blue Light). Tra ballate ariose (Songs From Hope Street), richiami ai Beatles (Step Outside In The Morning Light), vocalità Tanworth in Arden (Strange Light In The Evening) che puntano ai Belle & Sebastian (Whispers Return The Sun) c’è un equilibrio mirabile tra elementi indubbiamente diversi, ma mai tanto complementari. Un’uscita importante che conquista anche i favori del pubblico, diventando doppio platino in Irlanda e segnando finalmente l’affermazione del Nostro oltre la madrepatria (7.4/10). Il suo nome infatti comincia a circolare, e segue un periodo fervido che lo vedrà in tour tra Europa e America insieme a diversi artisti, dai Tindersticks a Starsailor, dai Mercury Rev ai Moldy Peaches.

Un momento positivo che culmina in Square One(Warner, 2003) che, con l’entrata di altri musicisti in quella che fino ad ora era stata quasi totalmente - anche come attitudine - una one man band, segna un cambiamento inevitabile. Un disco pieno e più suonato, che tratta per la maggior parte d’amore, con un breve incipit che coverizza i Big Star di I’m In Love With A Girl, virando verso un pop-soul con elementi orchestrali. La matrice folk si mantiene, l’elettronica è meno invadente, per un incontro tra umori B&S e il Donovan più acustico (Tonic), pop suadente (Dance With You), quadretti bucolici (Sweet Summer Morning disturbata però nel finale da un’agitata coda noise-shoegazey), il basso McCartney di Me And My Love, i consueti richiami al nume drakiano (Hold Me Close) e ballate soul tra Van Morrison e tradizione irish (Faster And Faster) (7.0 /10).

il 2004 vede l’approdo di Kittser alla Rough Trade, per la quale realizza The Black And Red Notebook, raccolta di cover di Beatles, Sonic Youth, R.E.M., J J Cale, Thin Lizzy, Ivor Cutler, Tools & The Maytals… Non esattamente ordinaria amministrazione, dato che Kitt fa inevitabilmente sue le canzoni, rallentandole e possedendole, per esempio spogliando la sonica Teenage Riot della sua carica per lasciarne solo la melodia. Il gioco non riesce sempre, vedi (Don’t Go Back To) Rockville di Stipe & co che perde parte del suo fascino in un synth pop quasi ordinario, mentre And Your Bird Can Singdiventa una straniante ballad con coda ritmica kraut. Risultati alterni per un disco comunque assai personale, da musicista intelligente qual è il suo autore. Non solo for fun (6.8/10).

Scheda: David Kitt

copertina pdf #88