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Pubblicazione 01 Marzo 2009

Hell Demonio, Crystal Antlers

Locomotiv, Bologna (26 Febbraio 2009)

Crystal Antlers e Hell Demonio: vortici noise-psych da sogno hippie andato a male e cingolati hard, in una serata da "brasamento" garantito
@Perle Ai Pirla
Hell Demonio
2008
@Perle Ai Pirla

Esteticamente i Crystal Antlers sono brutti assai ma funzionano alla grande. Sono icone off della California all’epoca di Altamont e ci fanno parecchio. C’è il negrone pacchiano a ballare e mimare le canzoni con tamburelli e diamonica. Un tastierista matrono messicano con gran chioma, carnute braccione e tocco altrettanto pesante. Diciamo minimal, con le dita a tirare lunghe note sopra lo sfracasso chitarristico di un cantante vestito, per caso, grunge. Una sorta di Cobain con i baffi. Un Cobain felpa e cappuccio, jeans e camicia una taglia sopra. Lo strazio vocale similmente scream(o) a ricordarlo. Ultimi: batterista giovanissimo e a petto nudo, icona gay istantanea e un trendy secondo chitarrista caschetto-munito con camicetta bianca e pulita.

Sono immagini che spiegano il suono più dei paragoni. Raw and control. Non proprio grunge e non proprio math e non lo definirei prog à la mars volta. Personalmente sia con loro che con gli Hell Demonio, esibitesi in apertura, è sembrato di sentire una dismissione non totale della lezione novanta dei Don Cabballero, alla quale sopravvivono arrangiamenti angolari di striscio soprattutto per gli Hell. C'è quell’urgenza dell'accelerazione massiccia. Da sogno hippy andato a male e venti pasticche di mandrax in corpo. Ed è qui che ritorna il mito stonesiano di Altamont: l'omicidio inspiegabile e reiterato del rock a velocità supersonica. Lo strazio hardcore sempre pronto al vortice noise psych che, nel migliore dei casi, fa pensare a un ipotetico gruppo hard del Manzarek doorsiano.

C’è quasi da preferire gli Hell demonio ai Californiani pitonati per un paio di motivi: non dispiace quello stridulo cantato a catturare l’isteria del miglior Zach de la Rocha, soprattutto se in appoggio abbiamo un cingolato hard slegato dalle pose Black Sabbath dei vetusti Rage Against The Machine. E persino per quegli assoli piovuti dal nulla a due chitarre in stile Iron Maiden periodo Powerslave, i tamarraci italici meritano un premio.

Come non menzionare, infine, i riff, minimo comune denominatore di due band che non mirano all’anthem ma al sound. Chiamalo hard in provetta o come ti pare, proprio come ai tempi dei Don, ma anche su questo punto gli Hell Demonio, meno animali da palco e meno ricchi di quella tastiera e di quel mix, primeggiano e si portano a casa l’applauso. Controllato anch’esso. S’intende.

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