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Pubblicazione 01 Marzo 2009

Grandmaster Flash

A Dj Saved Our Lives

Una cultura si conferma salda e salva solo se tiene in conto le proprie radici. Ci sta provando l’hip-hop, riscoprendo la figura del DJ dopo che successo e denaro hanno annebbiato le idee a troppa gente. Nemmeno a farlo apposta, il Colosso Grandmaster Flash è riapparso sulle scene con un disco affatto disprezzabile…
Grandmaster Flash
2008

Lo dico a voce alta: sono fiero d’esser tornato. Così, parafrasando James Brown, potrebbe esprimersi Grandmaster Flash alla luce di The Bridge, disco che lo mostra in discrete condizioni di forma.

Già lo sosteneva da anni, il Nostro, di non voler essere confinato a leggenda, pur conscio che la sua Grandezza stesse in una passata rivoluzione tecnologico-stilistica. Prima di The Message c’era stata la Sugarhill Gang di Rapper's Delight, ma era disco funk all’inseguimento dei tempi. Come paragonare Rock Around The Clock a Johnny B. Goode: imitazione di un genere contro l’elezione a stile autonomo. Hai detto niente, fratello Joseph Saddler, che dal gennaio 2008 hai mezzo secolo. Nativo delle Barbados, crebbe nel Bronx, facendosi notare mettendo dischi ai block parties e nei locali. Poiché di giorno frequenta una scuola di elettronica, escogita un colpo di Genio tecnologicamente consapevole erigendo i piloni dell’hip-hop.

Il "cutting" (fondere un brano all’altro tramite similitudini ritmiche, incrementando l’impatto con un beat-box), il "back-spinning" (intervenire con le mani sul vinile per suonarlo) e il "phasing" (lavorare sulla velocità del giradischi) diventano pane quotidiano di ogni DJ. Nel ’77 Gran Maestro si unisce ai rapper Furious Five e la cronaca si fa Arte: abili in rime connesse alla realtà, arrivano a incidere tardi e nondimeno in modo epocale. L’esordio per Sugar Hill Freedom va in classifica e idem il seguito Birthday Party; spetta però a cambiare nell’81 le sorti della musica. In quel collage di graffiti sonori sta l’estetica del frammento come la conosciamo. Ricetta perfezionata un anno dopo da The Adventures Of Grandmaster Flash On The Wheels Of Steel The Message, scuola pura sin dal suo “don’t push me, ‘cos I’m close to the edge”: il Gioco comincia a raccontare la strada e la realtà spesso drammatica che ne costituiscono il grembo. Nell’82 ecco The Message, festa d’afrocentrismo che recupera i gioielli di cui sopra - per il resto vale il Best Of su Rhino del ‘94 - e uno dei primi album rap concepiti come tali. Resterà il loro unico: dopo l’inno anti-cocaina White Lines, i rapporti si deteriorano e addio.

Farà ancora dischi, Flash, tutti trascurabili e comunque problema non v’è. Il linguaggio si è intanto sviluppato, ci sono in giro Public Enemy e Jungle Brothers che sono figli suoi come Rolling Stones e Living Colour lo sono di Chuck Berry. Rispetto eterno sia dunque per uno degli Originali. La storia siamo noi, ma a farla sono in pochi.

copertina pdf #91