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Pubblicazione 16 Aprile 2007

Maximo Park

Rolling Stone, Milano (16 Aprile 2007)

Che sia hype o vera gloria, sta succedendo qui e adesso, e se la gente accorsa è tanta non può essere soltanto perché stasera si entra gratis (è la seconda delle Brand New Nights di MTV).

Questo è il Rolling Stone, no? E’ qui che abbiamo suonato l’ultima volta in Italia. Chi c’era di voi?”. Dal folto pubblico si alzano soltanto poche mani, per lo più tra le prime file. Sorride Paul Smith, si rivolge al chitarrista e fa: “Beh, se non altro vuol dire che stavolta abbiamo portato un sacco di nuova gente!”, per poi buttarsi a capofitto in Apply Some Pressure. Giusto sotto il palco, la security non ha vita facile: il crowd surfingè selvaggio, ed è tutto un saliscendi di ragazzi e ragazze tirati via dalla calca.


Neanche fossimo nei primi ’90, mannaggia. Pare proprio che con Our Earthly Pleasures i Maximo Park abbiano fatto l’atteso botto pure da noi, proprio come i Klaxons e gli Arctic Monkeys, che nelle scorse settimane hanno calcato lo stesso palco milanese, con lo stesso effetto. Il disco non è uscito da molto, eppure sono tanti a conoscere già i testi a memoria e a cantarli insieme allo stiloso frontman, bombetta ben calcata sulla fronte, camicia attillata (da metà set in poi incollata dal sudore) e lucidissime scarpe nere.

Che sia hype o vera gloria, sta succedendo qui e adesso, e se la gente accorsa è tanta non può essere soltanto perché stasera si entra gratis (è la seconda delle Brand New Nights di MTV); di sicuro, una simile esposizione ha giovato ai “nostri” Settlefish, autori di un set d’apertura grintoso ed efficace all’insegna del loro indie pop-rock anglofono. Anche se molte delle canzoni non sono note neanche agli aficionados – faranno parte del secondo album, in uscita presumibilmente in ottobre -, il feeling è quello giusto, e la sensazione che Jonathan Clancy e compagni ci lasciano è che quel sano spirito che fu dei Pavement è tutt’altro che scomparso, e che dei Novanta non avremo mai abbastanza.

Tornando agli headliners, va detto che se l’impatto (emotivo e sonoro) sul pubblico è indubbio, spiace un po’ constatare che i diversi umori di cui si nutrono le nuove canzoni sul palco vengano omologati in un costante assalto wave punk a base di chitarra, con meno tastiera e meno propensione al romanticismo (problemi dovuti all’impostazione dello show, ma anche a un’acustica non ottimale). Due elementi ben in evidenza in Our Earthly Pleasures (qui solo accennati con By The Monument e Nose Bleeding, purtroppo prive d’atmosfera), che viene tuttavia saccheggiato in lungo e in largo, da Girls Who Play Guitars a Parisian Skies passando per Karaoke Plays, Russian Literature e l’ovvia Our Velocity; il debutto non è da meno, con All Over The Shop, Graffiti e soprattutto Going Missing, che dà a Paul Smith l’opportunità di chiudere il concerto col verso: “I sleep with my arms around my chest and I dream of you with someone else”. Eccolo qui, l’emo-Morrissey dei nostri tempi.

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