Pubblicazione
21 Settembre 2007
London Sinfonietta + Guests – Remembering The Beatles: Sgt. Pepper’s and more
Fieramilano, Milano (21 Settembre 2007)
La notizia era talmente inverosimile – e, ahimé, mal pubblicizzata – da passare per la proverbiale bufala...
London Sinfonietta

Antonio Puglia 2007
The Residents
Che è, uno scherzo? Jarvis Cocker, Peter Murphy, Russell Mael degli
Sparks, Robyn Hitchcock, Alex Chilton, Marianne Faithfull, Badly Drawn
Boy, Beth Orton, i RESIDENTS (!!!) tutti insieme? Dal vivo? In un
concerto dedicato al
Sgt. Pepper’s? a RHO!??! É tutto vero, caspita. A fine serata li vedi lì, in fila sul palco, che intonano sorridenti
All You Need Is Love mentre la London Sinfonietta sciorina uno ad uno i motivi orchestrali del brano, ripresa finale di
She Loves You compresa. Irreale. Impossibile. Bellissimo, a suo modo.
La notizia era talmente inverosimile – e, ahimé, mal pubblicizzata – da
passare per la proverbiale bufala, ma non parleremo delle grandi pecche
organizzativo-logistiche del caso; anzi sì, giusto per dire che il
costo popolarissimo di 5 euro, di per sé
stupefacente,
ha piuttosto fatto sì che buona parte degli avventori fosse del tutto
casuale e poco interessata a quanto stesse accadendo, dalla classica
signora annoiata (con tanto di seggiola portata da casa) al marito di
lei, incazzato con l’organizzazione perché “non ci sono i posti a
sedere”. Peccato, ché l’evento è di quelli irripetibili - in senso
proprio: è una rappresentazione unica - e avrebbe meritato la dovuta
attenzione e rispetto per gli artisti coinvolti. Vi risparmiamo la
retorica esterofila (che pure non guasterebbe), così come vi
risparmiamo il solito pippone sul valore della sostanza del concerto in
sé, ovvero un tributo a quel colorato e lisergico dischettino inglese
su cui gravano già 40 primavere (no, non
The Piper At The Gates Of Dawn; quell’altro), e ai quattro musicisti che lo hanno partorito. Non é tanto il
cosa viene tributato; é il
come, e soprattutto il
chi.
Da un lato una delle più acclamate orchestre di contemporanea, le cui
incursioni in ambito pop-rock non sono mai scontate o banali (la
recente rilettura del catalogo Warp, la collaborazione con i Radiohead
nel 2005); dall’altro – come s’è visto - un cast stellare ma non
propriamente “all star”, di estrazione piuttosto obliqua e
cult-oriented. Fanno da ponte i
Baby Lemonade,
quintetto di valenti (-issimi) musicisti americani visti alla corte del
compianto Arthur Lee, cui tocca riprodurre con massima fedeltà le Sacre
partiture. Niente spericolate riletture o azzardate sperimentazioni
insomma, anche se certi nomi avrebbero fatto sperare il contrario: è
una pura celebrazione in cui tutto il disco viene rivissuto in diretta
sul palco, dall’accordatura dell’orchestra all’inizio della
title track all’accordo tonante che chiude
A Day In The Life(c’é perfino un allestimento floreale che ricrea la scritta Beatles,
come in copertina); in sostanza, pur con gli arrangiamenti di Matthew
Scott e la conduzione di
Jurjen Hempel, la musica è
quella (la Sinfonietta esce dai ranghi giusto quando riempie certi
vuoti o sottolinea alcuni passaggi, ma basta così). E allora parliamo
dei protagonisti, cominciando dai meno probabili, ovvero un
Badly Drawn Boy un po’ troppo sottotono – in ogni senso - e una spaesata, emozionata e titubante
Beth Orton. Fa piacere trovare tutta baci e sorrisi la Signora della serata,
Marianne Faithfull,
specie dopo la brutta avventura passata di recente (un male oscuro da
cui si è pienamente ripresa); peccato che la suggestività delle sue
interpretazioni - specie
A Day in The Life - non sempre è all’altezza della resa. Lo stesso vale per un deludente
Peter Murphy, troppo teatrale e poco concentrato sul pezzo, tanto da commettere alcuni vistosi errori nella pur difficile
Within You Without You a lui affidata insieme a dei musicisti indiani. Fa ancora più piacere ritrovarsi a sorpresa mr. Big Star
Alex Chilton – una partecipazione last minute -, la cui
Fixing A Hole si fa ricordare per il solo doppiato di chitarra, che per l’interpretazione in sé, ma tant’è.
Adesso, solo in base alle apparizioni di
Residents,
Russell Mael,
Jarvis Cocker e
Robyn Hitchcock,
potremmo spendere righe su righe. Basterà dire che: l’aplomb
dinoccolato di Jarv sta bene indosso sia a Ringo che a Macca
(magistrali le sue
Help From My Friends e l’inciso di
Day In The Life); la classe della voce degli
Sparks (sciarpa-munito
come ai bei tempi) spazza via buona parte della concorrenza, sia che
impersoni il dandy divertito simil-Ferry in
When I’m Sixty Four, sia che attacchi una vigorosa
It’s All Too Much nei
bis; riprendersi dallo shock di vedere le teste d’occhio su un palco
mentre inscenano una pantomima della fanfara circense di
Mr. Kite,-
declamazioni da fiera e atmosfera da vaudeville inclusi, non è per
niente facile (rarità estrema dell’evento a parte, l’esecuzione più
efficace); se già in cuor nostro sapevamo che nessuno meglio di
Hitchavrebbe potuto addentrarsi nei brani del Pepper (impresa che ha
compiuto di suo qualche mese fa), figurarsi quando si è messo nei panni
del Lennon visionario di
I Am The Walrus, con tanto di
orchestra alle spalle. Con il rischio - anzi, la certezza - di farci
odiare a vita da chi legge, è proprio il caso di dire: beato chi c’era.
- Sgt.
Pepper's Lonely Hearts Club Band – Baby Lemonade
- With a
Little Help from My Friends – Jarvis Cocker
- Lucy in the
Sky With Diamonds – Beth Orton
- Getting
Better – Badly Drawn Boy
- Fixing a
Hole – Alex Chilton
- She's
Leaving Home – Marianne Faithfull
- Being for
the Benefit of Mr. Kite - Residents
- Within You,
Without You – Peter Murphy + musicisti indiani
- When I'm
Sixty-Four – Russell Mael
- Lovely Rita
- – Badly Drawn Boy
- Good
Morning, Good Morning – Robyn Hitchcock
- Sgt.
Pepper's Lonely Hearts Club Band (Reprise) – Robyn Hitchcock
- A Day in
the Life – Marianne Faithfull & Jarvis Cocker
- I Am The
Walrus – Robyn Hitchcock
- It’s All To
Much - Russell Mael
- Tomorrow
Never Knows – Peter Murphy All You Need Is Love – all stars