Pubblicazione
03 Dicembre 2004
Interpol
C-Side, Milano (03 Dicembre 2004)
A due anni dall’esplosione di Turn On The Bright Lights, alimentata da un inarrestabile culto sotterraneo, la proposta degli Interpol sta adesso conoscendo una fascia di pubblico sempre più vasta (pur restando – apparentemente - in ambito indie).
Era forse prevedibile che, in seguito alla pubblicazione di
Antics,
lo hype intorno agli Interpol fosse destinato a crescere. Non è invece
dato sapere quanti si aspettassero un bel “sold out” in occasione della
data milanese dello scorso 3 dicembre: a giudicare dalle decine di
persone rimaste fuori dal C-Side alla ricerca disperata di un ultimo
biglietto, sembrerebbe proprio che il gruppo di Williamsburg, NY
stavolta abbia davvero fatto il cosiddetto “botto” (e gli esiti
trionfali dei precedenti concerti inglesi confermerebbero questa
impressione).
A due anni dall’esplosione di
Turn On The Bright Lights,
alimentata da un inarrestabile culto sotterraneo, la proposta degli
Interpol sta adesso conoscendo una fascia di pubblico sempre più vasta
(pur restando – apparentemente - in ambito indie): ai concerti è ora
possibile vedere, oltre ai prevedibili ventenni neo-darkettoni in
rigorosa camicia e cravatta scura, anche tanta gente comune tra
spettatori occasionali, appassionati di ogni età o semplici curiosi. Se
ciò da un lato ha sicuramente contribuito a dare alla seconda data
italiana degli Interpol un inequivocabile tono da “evento”, dall’altro
ha reso inevitabilmente scomoda la fruizione del concerto: nonostante
la capienza della discoteca milanese, a tratti la calca si è fatta
decisamente insopportabile.
Dobbiamo forse aspettarci a breve dei
concerti in palazzetti o strutture analoghe? E’ strano pensare agli
Interpol come un gruppo da grandi numeri. Assodato che essi non
sembrano avere (almeno allo stato attuale) il piglio o la personalità
delle superstar, di certo fa una certa impressione vedere il pubblico
cantare i ritornelli insieme a
Paul Banks,
accompagnare ritmicamente con le mani i momenti più epici dei brani,
addirittura pogare (!) sotto il palco. Che si tratti soltanto di una
moda passeggera o sia piuttosto segno del potere comunicativo di una
musica capace di andare oltre gli steccati di genere e di farsi
linguaggio universale, potrà stabilirlo solo il tempo.
Andando oltre, due anni di routine sul palco sembrano aver decisamente
giovato alla resa dal vivo della band: chi aveva ancora negli occhi e
nelle orecchie le esibizioni incerte del tour in supporto del disco di
esordio ha dovuto bruscamente ricredersi. Specialmente il frontman e il
bassista
Carlos D. sono apparsi molto più sciolti che in passato: il primo si è mostrato
notevolmente cresciuto a livello interpretativo, sfoderando una voce
più sicura e meno traballante; il secondo si è divertito a fare sponda
tra la sua postazione e la batteria del precisissimo ed inappuntabile
Sam Fogarino, mentre il chitarrista
Daniel Kesslerè apparso come al solito concentrato sullo strumento, come se non ci
fosse null’altro intorno; il tutto all’insegna di una loquacità
prossima allo zero assoluto e una compiaciuta non-presenza scenica (in
perfetto stile post punk). Ma le vere protagoniste della serata sono
state le canzoni: gli Interpol possono fare affidamento su un
repertorio ricco di composizioni efficaci e di sicura presa sul
pubblico, e forse è questa la loro vera forza, aldilà delle stesse
capacità interpretative (comunque impeccabili). Tanti i momenti
memorabili, in un vincente (ed equo) alternarsi di brani vecchi e
nuovi, per circa un’ora e un quarto di musica: da
Next Exit, apertura suggestiva e sacrale, alle spigolosità di
Obstacle 1 e
Say Hello To The Angels, dai crescendo di
Hands Away, passando per una toccante
NYC fino al climax di
Evil e
PDA, per arrivare alla conclusiva e attesa
Stella, piccolo regalo per il pubblico milanese.
Insomma, il concerto che un po’ tutti si aspettavano, senza particolari
sorprese ma, cosa che più importa, ricco di conferme sul talento di
questi musicisti, che oggi più che mai sembrano sicuri dei loro mezzi,
anche in vista della strada che si sta aprendo davanti a loro. A questo
punto, si accettano scommesse sul loro futuro…